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Donatella Di Pietrantonio è la vincitrice del
Premio Campiello 2017 con L'Arminuta

L'Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio, è il libro che ha vinto la 55esima edizione del Premio Campiello, uno dei premi letterari più conosciuti e più ambiti d'Italia, insieme allo Strega.
L'Aminuta, pubblicato da Einaudi, ha ricevuto 133 voti dalla giuria dei lettori, battendo gli altri quattro finalisti. Al secondo posto si è piazzato Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini (Mondadori), con 99 voti. Al terzo  La città interiore di Mauro Covacic, edito da La nave di Teseo e votato da 25 giurati. Seguono La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi (Einaudi, 13 voti) e La ragazza selvaggia di Laura Pugno (Marsilio, 12 voti).

Il libro vincitore è stato proclamato sabato 9 settembre 2017, sul palcoscenico del Teatro La Fenice di Venezia, come di consueto. Oltre a questi cinque romanzi (tutti davvero ottimi e consigliati, va detto) bisogna però citare anche Rosetta Loy, la grande scrittrice romana che dopo tanti anni di eccellente letteratura, è stata premiata con il Campiello alla carriera. L'ultimo romanzo pubblicato dalla Loy è Prima mano (Rizzoli), ma la sua lunga bibliografia è piena di bei libri da riscoprire.


1) Donatella Di Pierantonio, L'Arminuta (Einaudi): 133 voti  

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Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. E quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche più care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori...

L'Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio, 162 pagine.

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2) Stefano Massini, Qualcosa sui Lehman (Mondadori): 99 voti  

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Stefano Massini ha scritto un'opera straordinaria in grado di attraversare il tempo, intrecciando la storia privata di una famiglia e quella universale degli uomini. Spiazzante e pirotecnico, l'autore crea un edificio narrativo monumentale in cui non c'è più spazio per le tradizionali differenze fra generi: il romanzo si amalgama al saggio, l'epica al teatro, con continue incursioni nel cinema, nelle canzoni, e perfino nella matematica e nei fumetti. Tutto questo fa di Qualcosa sui Lehman un libro senza eguali.

Qualcosa sui Lehman, di Stefano Massini, 773 pagine. 

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3) Mauro Covacich, La città interiore (La nave di Teseo): 25 voti  

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Mauro Covacich torna nella sua Trieste con un libro dal ritmo incalzante, un avventuroso romanzo della propria formazione, scritto con la precisione chirurgica di un analista di guerra e animato dalla curiosità di un reporter. La città interiore è la cartografia del cuore di uno scrittore, il compiuto labirinto di una città, di un uomo, della Storia, che il lettore percorre con lo stesso senso di inquieta meraviglia che accompagnava quel bambino del 1945 e quello del 1972; un labirinto di deviazioni e ritorni inaspettati, da cui si esce con il desiderio di rientrarci.

La città interiore, di Mauro Covacich, 233 pagine.

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4) Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce (Einaudi): 13 voti  

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La prima cosa che arriva di Giovanna è la voce: argentina, decisa, sensuale. Fa pensare a qualcuno che avanzi sulle miserie quotidiane come un felino. Ecco perché, fin da subito, l'io narrante la battezza Donnagatto, sebbene Giovanna sia paralizzata, proprio come lei. Al contrario di lei, però, rivendica il diritto a desiderare ancora, sfidando l'imperfezione del mondo. La Donnagatto nasconde un segreto, e forse ha trovato una persona cui confessarlo, consegnandole la propria storia. Una storia dove è solo apparente il confine tra la condanna e la grazia.

La notte ha la mia voce, di Alessandra Sarchi, 165 pagine.

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5) Laura Pugno, La ragazza selvaggia (Marsilio): 12 voti  

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Ci interroga, questo romanzo che può essere descritto come una storia di revenant, o il racconto d'un groviglio di vite umane osservato con una compassione senza lacrime. Ci interroga su che cosa è - attorno a noi, in noi - ciò che chiamiamo "natura"; sui confini tra l'umano e l'animale; sul senso di legami familiari frutto di scelte, o del caso, e non della carne. Riprendendo in forma nuova e sorprendente alcuni temi del suo primo romanzo, Sirene, Laura Pugno ci guida con passo sicuro e con una scrittura essenziale nell'esplorazione di un immaginario potente, affascinante e forse profetico.

La ragazza selvaggia, di Laura Pugno, 174 pagine. 

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