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Di viole e liquirizia
Di viole e liquirizia

Di viole e liquirizia

by Nico Orengo
pubblicato da Einaudi

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Descrizione

Daniel Lorenzi è un sommelier parigino arrivato ad Alba per tenere un corso di degustazione sui Grandi di Francia. Insegnare a bere ai langaroli può sembrare un paradosso, ma qui siamo nelle 'nuove' Langhe, in uno strano miscuglio di affari, turismo gastronomico e vecchie tradizioni: e chissà che questo 'naso' straniero, cosí attento a cercare tracce e sfumature, non possa arrivare a cogliere meglio di tutti gli altri l'essenza vera delle cose. C'è una giovane donna, per esempio, all'enoteca "Tastevin": si chiama Amalia, ha la fierezza e la fragilità di chi sta bene attento a non chiedere mai niente a nessuno. Lo sanno tutti che il morboso affetto che suo fratello Giulio prova per lei nasconde un drammatico ricordo, ma ci vorrà l'arrivo di un uomo solitario e affascinante come Daniel per far esplodere antico dolore e nuove rabbie, e riportarla alla vita. C'è una strana figura di scrittore che si fa chiamare Eta Beta e capita dentro la storia di punto in bianco, con molti trucchi nelle tasche e un triste amore da raccontare. C'è una cascina, la Ginotta: terra da Barbaresco, se qualcuno la curasse. Dopo anni di abbandono, tornerà alla ribalta in una sfida d'altri tempi. Sulle trafficate colline delle Langhe s'incrociano questi e altri variopinti personaggi: taxisti che bevono birra, produttori di vino, giocatori di pallone elastico, scommettitori, tecnici della vinificazione, e poi, immancabili, i turisti stranieri. In una danza vitale che mescola curiosità e rimpianto, passione e gelosia, Orengo ci racconta come cambia il mondo nel mondo che cambia.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Einaudi

Collana Supercoralli

Formato Rilegato

Pubblicato 01/01/2005

Pagine 155

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806162801

5 recensioni dei lettori  media voto 3  su  5
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Di viole e liquirizia

sarah - 01/08/2006 21:55

voto 4 su 5 4

é il sesto libro di Orengo che leggo, dopo l¿intagliatore adesso si passa al piemonte. La sensazione che ho avuto é stata un gia letto..l¿idea o se volgiamo la trama assomiglia un po¿alla battaglia del basilico protagonisti che vivono storie in un albergo e incotrano persone eccezionali, perché poi i personaggi sono incredibili, ma forse per questo magari esistono. è un libro che si legge velocemente. Io peró consiglio di rileggerlo piano assaporando le descrizioni del paesaggio e magari berci su un buon vino: l¿ho fatto e assicuro che é piacevole

Di viole e liquirizia

Eleonora_71 - 31/07/2006 13:46

voto 1 su 5 1

Rapporti umani intermittenti, introspezione forzata, pochi spunti eno-gastronomici. A parte la cornice delle langhe dipinta a tinte forti tutto il resto scivola in sfumature monocordi; non credo di avventurarmi in altri titoli.

Di viole e liquirizia

valentina - 27/01/2006 15:33

voto 5 su 5 5

Mi dispiace per il commento precedente il mio. Questo libro di Orengo a me è piaciuto moltissimo, come l'inagliatore di noccioli di pesca. E, come tutti i libri di Orengo, si può paragonare alle piccole gioie della vita... Non ti cambiano l'esistenza, ma perché rinunciarvi? Le langhe sono ben descritte, le descrizioni dei vini sono una simpatica presa in giro al mondo di intenditori e sommelier ed Eta Beta invita a riflettere su cose e pensieri che alla fine appartengono a tutti. L'ho finito in due nottate.

Di viole e liquirizia

Anonimo - 25/01/2006 10:56

voto 1 su 5 1

Devo premettere che l'ho letto per lavoro anche perché dopo la delusione del precedente non mi sarei mai orientato spontaneamente verso un libro di Orengo. Devo dire che l'ho trovato alquanto insipido. L'intrigo è di una banalità sconcertante, lo stile non presenta nessuna originalità, nessuna traccia di ricerca, all'eccezione di qualche arcaismo qua e là, i personaggi sono estremamente superficiali. E poi non si capisce il ruolo di questo scrittore Eta Beta (alter ego dell'Orengo, che ama parlare di lui nei sui libri) che salta fuori dal nulla, racconta la sua storiella triste e scompare. Leggendolo, avevo la sgradevole impressione che l'autore volesse solo aggiungere un altro titolo alla sua bibliografia. Nessuna passione dietro, o almeno non la si percepisce, come per esempio nel ''Mandami a dire'' di Roveredo o nel ''Sopravvissuto'' di Scurati.

Di viole e liquirizia

Anonimo - 06/12/2005 12:47

voto 4 su 5 4

Sono rimasta stupita dal fatto che non ci sia nemmeno un commento su questo libro, ed è un peccato perché forse viene un pò troppo sottovalutato.Io L'ho divorato!Sto cercando di consigliarlo a tutti, questo, come anche gli altri libri di Nico Orengo, per me un grande scrittore!Certo in alcune parti si sofferma su descrizioni apparentemente superflue, ma andando avanti si comprende il vero valore di questo libro...io lo consiglio vivamente e poi...provare non costa niente!

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