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Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto
Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto

Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto

by Massimo Cacciari
pubblicato da Adelphi

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I migliori fabbri del volgare europeo, quello pittorico (Giotto), e quello letterario (Dante), si incontrano nella figura di san Francesco - quasi che il loro nuovo linguaggio nascesse precisamente dalla necessità di rappresentarla. Ma l'incontro si rivela un conflitto: le loro interpretazioni della rivoluzione francescana divergono radicalmente e tuttavia non riescono a dar ragione del "crocefisso di Assisi", giacché entrambe lo tradiscono. Eppure, attraverso questi tradimenti, si afferma quello spirito che segnerà la nascita della nuova Europa.

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Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto alessandro.poli12

Alessandro Poli - 07/10/2013 22:15

voto 1 su 5 1

Un vero piccolo capolavoro questo testo di Cacciari, un testo che dovrebbe essere inserito nelle bibliografie scolastiche non solo per la sua chiarezza nel descrivere un periodo storico che è chiave per la definizione delle fondamenta dei movimenti sociali, politici e culturali del nostro Paese ma anche per illustrare i pericoli sempre insiti, ma comunque irrinunciabili, di qualunque forma di esegesi: mai come in questo caso infatti, valgono le parole della scienza quando mostra come l'osservazione della realtà ne implica, comunque, una modifica. Il rischio di scadere in ideologia o di asservirla ad una di esse è quasi automatico soprattutto quando le manifestazioni sono dense e cariche di contenuti e di significati e questo non sempre o necessariamente per malevolenza: spesso l'intento è magari solo quello di trovare il modo di stigmatizzare o di fissare in qualche modo nel tempo un riferimento che si è presentato come significativo di un passaggio epocale dell'umanità, come è il caso di Francesco d'Assisi sul quale si è costruita una indubbia complessa e articolata operazione di propaganda di tipo politico, spirituale, filosofico e religioso nei confronti della Chiesa del tempo ma nel contempo, come riscontrato nel caso di Giotto e di Dante, la base per una visione verso il futuro. Lettura densa, ripeto, e mi rendo subito conto che sto usando un eufemismo per dire che è un libro difficile da leggere sia per la tipologia di contenuti (i richiami storici e letterari richiedono probabilmente, per lo meno per i frettolosi, un salto su wikipedia), sia per la forma. Poco accessibile? Probabilmente, anche se sono convinto, che occorra combattere quel demone della facilità che troppo spesso, nel suo pre-digerire i significati, ne modifica il senso originale e ne priva dello spirito, del gusto di mettersi alla prova e della gioia della scoperta. Per dirla con Einstein: "Bisogna rendere ogni cosa il più semplice possibile, ma non più semplice di ciò che sia possibile!"

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