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Foto di classe. U uagnon se n'asciot
Foto di classe. U uagnon se n'asciot

Foto di classe. U uagnon se n'asciot

by Mario Desiati
pubblicato da Laterza

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"Ci eravamo rivisti dopo oltre dieci anni la sera del 25 dicembre. Valerio girava con una foto di classe che alla fine della serata mi ritrovai in mano. Tornai da solo a casa con la nebbia e l'odore di terra bagnata. Rimasi sveglio a lungo. Scorrevo i visi della foto. Era stata scattata nella primavera del 1996. Che fine avevano fatto tutti? Di quei venti ragazzi, erano rimasti sotto l'Ofanto soltanto in quattro. Un quinto. I dati sull'emigrazione giovanile che pochi mesi prima avevo studiato per un articolo si tramutarono in vite umane, in volti, facce, ed erano le facce con le quali ero cresciuto. Ebbi per la prima volta la percezione di quanto fosse umana la statistica, se applicata agli uomini. I dati freddi diventarono di carne. Il miracolo dei numeri che si trasformano in uomini mi turbò. Fu sbalorditivo, ma quella notte decisi che avrei dovuto ricercarli tutti." Nelle otto storie di altrettanti "compagni di classe" Mario Desiati racconta, tra leggerezza e malinconia, la diaspora di una generazione di 'fuorisede' (perché prova tu a stare in autobus accanto a un cingalese che ha almeno una settimana di viaggio per tornare a casa sua, e poi ad autoproclamarti 'emigrato'!). Sono uomini e donne con la laurea nel cassetto o appesa al muro, che hanno lasciato il sud per studiare e non sono più tornati, che a Natale affrontano comuni odissee ferroviarie per raggiungere la propria famiglia, che si arrangiano, si affermano, si ammalano di nostalgia o si dichiarano 'guariti' dal male delle proprie radici."

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Racconti e antologie letterarie » Romanzi italiani

Editore Laterza

Collana Contromano

Formato Brossura

Pubblicato 15/04/2009

Pagine 132

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788842088844

1 recensioni dei lettori  media voto 3  su  5
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Foto di classe. U uagnon se n'asciot

Anonimo - 03/10/2009 17:25

voto 3 su 5 3

Mario Desiati lavora in campo editoriale e questo emerge chiaramente sin dalle prime battute. Il libro è ben scritto, pulito, irreprensibile nella sintassi, nella punteggiatura, nella scansione dei toni dei vari capitoli ed all'interno di ciascuno delle unità narrative. Questi stessi pregi, però, si trasformano in punti deboli, perché comunicano nella lettura un senso di artefatto. Chiaramente l'arte è costruzione, tuttavia la bravura dello scrittore si misura, in parte, nella capacità di non lasciar trasparire il lavoro della scrittura, per proiettare il lettore emotivamente nei paesaggi descritti immediatamente, (vale a dire senza mediazioni), in modo tale che risulti assente qualunque filtro. L'autore, nelle note finali, spiega il percorso compiuto per trovare e raccontare le sue storie e rivela, implicitamente, il motivo per cui queste storie non funzionano: contrariamente a ciò che il titolo del libro lascia immaginare, i protagonisti dei capitoli, gli ex compagni di classe, non gli sono vicini, sono solo estranei di cui ha raccolto le esperienze. Nonostante Desiati abbia regalato ai suoi personaggi aneddoti e sfumature, per mettere in risalto le loro personalità, gli uomini e le donne del libro rimangono chiusi in alcune categorie e per tutti rimane un indistinto senso di fallimento in sottofondo che non rende giustizia alla varietà delle esperienze dei meridionali trapiantati/spatriati/fuori sede o comunque li si voglia definire. Tutto il libro è reso, inoltre, claustrofobico dalla dimensione paesana ed i troppi riferimenti dialettali contribuiscono ancora di più a restringere l'orizzonte spirituale, che l'autore interpreta, invece, come universale. Non ho citazioni da suggerire, sebbene le descrizioni del paesaggio reale avvelenato dall'ILVA, il distretto industriale siderurgico di Taranto, valga la lettura, forse perché sta veramente a cuore all'autore originario della provincia tarantina. Tali passaggi del libro hanno delle punte di lirismo notevoli, informano, commuovono e coinvolgono. Sarebbero un perfetto commento sonoro in un eventuale documentario-inchiesta, mentre scorrono le immagini dei danni causati, direttamente ed indirettamente, alla salute e all'ambiente dalle emissioni dell'impianto, che usa una tecnologia vecchia e, nonostante i milioni e milioni di Euro erogati dallo Stato, non ha mai adeguato gli impianti alle norme per la sicurezza. Voto 6+ Consigliato a chiunque viva la condizione del fuori sede, fosse pure a casa sua.

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