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La storia della famiglia Gentile, a partire dal filosofo Giovanni, s'intreccia con l'evoluzione della cultura italiana nel corso del Novecento. La Casa Editrice Sansoni, fondata nel 1873 da Giulio Cesare Sansoni a Firenze, in seguito a dissidi tra i soci, fu rilevata tra il 1935 e il 1937 da Armando Paoletti, Vito Benedetto Orzalesi e Giovanni Gentile.
Quest'ultimo finì per acquisirne il completo controllo, coinvolgendo nella gestione i figli. Proprio Federico Gentile è stato, tra il 1935 e la seconda metà degli anni Settanta, il deus ex machina di un pilastro dell'editoria italiana, quello che nel dopoguerra, più di altre case editrici fiorentine - Nuova Italia, Le Monnier, Bemporad, Olscki -, avrebbe potuto strappare a Milano il primato nazionale nel mercato di libri.
Questo libro ricostruisce la rete di relazioni di quella stagione dell'editoria proprio mentre questa passava da circoli "artigianali" sorti intorno a semplici stampatori o a gruppi politico-intellettuali, a una vera e propria industria. Spiccano in questo dialogo epistolare figure come Cantimori, Garin, Banfi, Branca, Chabod, Garboli, Longhi, Devoto e autori stranieri tra cui basta ricordare Huizinga, Haskell, Golo Mann.
Un appassionato redattore che ha vissuto quel tempo, ne ricostruisce le relazioni e lo scenario politicoculturale, con una romantica dedizione rarissima oggi nel mondo delle imprese.

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