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Gli imperdonabili
Gli imperdonabili

Gli imperdonabili

by Cristina Campo
pubblicato da Adelphi

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Nella nota biografica che accompagnava un suo libro, Cristina Campo diceva di se stessa: "Ha scritto poco e le piacerebbe avere scritto meno". Quel 'poco' è quasi tutto raccolto in questo libro e imporrà una constatazione a ogni lettore percettivo: queste pagine appartengono a quanto di più bello si sia mostrato in prosa italiana negli ultimi cinquant'anni. Cristina Campo era un''imperdonabile', nel senso che la parola ha nel saggio che dà il titolo a questo libro: come Marianne Moore, come Hofmannshal, come Benn, come la Weil, aveva la 'passione della perfezione'. Non altrimenti avrebbe potuto scrivere le pagine che qui si leggono su Chopin o sulla fiaba, sulle "Mille e una notte" o sul linguaggio. "Saluto una sapienza oggi fra le più strane" ha scritto Ceronetti, una volta, della Campo. Forse è venuto il tempo perché i lettori si accorgano che in Italia, in mezzo a tanti promotori delle proprie mediocrità, è vissuta anche questa "trappista della perfezione".

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Adelphi

Collana Biblioteca Adelphi

Formato Illustrato

Pubblicato 01/01/1987

Pagine 297

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788845902567

1 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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Gli imperdonabili

matteo canale - 04/11/2002 17:32

voto 5 su 5 5

Non si danno capolavori, non li si può produrre; si é capolavori! La meraviglia. Sì, perché ci si meraviglia moltissimo leggendo la Campo, e proprio come prescrive Socrate dinanzi al Bello; ché davvero un'intensità di pensiero così spiccata e uno sfolgorio di lingua simile raramente c'era capitato di accostare; e in quelle, appunto, rare epifanie (benedette), mai più che per qualche esile pagina! Qui invece pare totalmente compiuto il precetto del Liki, il libro cinese delle costumanze, per cui ''il rito é la cortesia, ma la musica é l'essenza del cielo e della terra''. Come dire che l'ordine dei ranghi è l'imprescindibile cornice, e il suono é la sostanza di tutto l'accadere... Scriveva Marius Schneider, sommo etnomusicologo, ammiratore e amico della Campo: ''il risultato della nostra educazione unilaterale, questo livello da rotocalchi, ha talmente mutilato una quantità di uomini che essi sono ormai incapaci di intuire il grande nel piccolo, il tutto nel particolare”. Cristina Campo ebbe, al contrario, la grazia di rendere la realtà sempre un poco inferiore alla aspettazione: creare associazioni spericolate tra mondi culturali generalmente non comunicanti; cavalcare i tappeti tra le vie di Bassora e la città di Rame; come flauto, sempre volgere nel cuore il sussurro del tempo in musica... concentrare mirabilmente l'universo mondo in una mandorla o nella noce notissima della fiaba: les sources de la vivonne. come vi riuscì? perché era un ''autentico spirito poetico'' secondo l’inarrivabile Mario Praz; perché, tra l'altro, non aveva pressoché fatto scuole - ebbe a scrivere Elémire Zolla - rimanendo pura d'ogni pregiudizio e sovrastruttura tipica della cultura di Stato ( e che Stato!); perché, infine, simile a Rublev, sapeva come cadere in ginocchio davanti alla parola. vale a dire all'Uno che fa all'inizio, secondo insegna il Maestro Slutsky. del resto, la via da percorrere ce l'aveva indicata solarmente altrove, precisando che da quattro linee essa é puntellata: il linguaggio, il paesaggio, il mito e il rito. di più, la parola, non la si può sforzare; anch’essa si stanca. Grazie Cristina.

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