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High & Dry. Primo amore
High & Dry. Primo amore

High & Dry. Primo amore

by Banana Yoshimoto
pubblicato da Feltrinelli

Prezzo:
10,00 8,50
Risparmio:
1,50 -15 %
mondadori card 17 punti carta PAYBACK
Disponibile.
Consegna gratuita con spesa totale superiore a 24 €.
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Descrizione

Yuko è in grado di vedere cose che gli altri non vedono, e di indovinare i desideri e i pensieri di chi le sta intorno grazie a una sensibilità fuori dal comune. Nell'autunno dei suoi quattordici anni, tutto sembra assumere sfumature misteriose, e il mondo si popola di bizzarre creature. Yuko sta imparando ad assegnare un colore a ogni stato d'animo e a ogni emozione; a insegnarglielo è Kyu, il suo maestro di disegno, che ha il doppio dei suoi anni.. Quando dal fusto di una pianta fuoriescono degli strani omini verdi, loro sono gli unici a vederli. Nello stesso istante, Yuko assapora l'incanto sottile del primo amore.. Sospesa tra realtà e immaginazione, un'adolescente va incontro alla vita accompagnata dagli affetti più cari, e scopre, giorno dopo giorno, i turbamenti del cuore, la tenerezza dei sentimenti e la difficoltà di diventare grande.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi stranieri

Editore Feltrinelli

Collana I narratori

Formato Brossura

Pubblicato  21/06/2011

Pagine  108

Lingua Italiano

Titolo Originale High and Dry (Hatsukoi)

Lingua Originale Giapponese

Isbn o codice id 9788807018503


Traduttore Gala Maria Follaco

1 recensioni dei lettori  media voto 2  su  5
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High & Dry. Primo amore

Anonimo - 09/08/2011 09:39

voto 2 su 5 2

"High & Dry. Primo amore" è un piccolo romanzo di formazione; a mio parere, non tra i migliori della Yoshimoto. Protagonista è Yuko, quattordicenne innamorata del suo maestro di disegno, che pare ricambiarla. Data la grande differenza d'età che li separa (e l'inermità dell'adolescente di fronte all'amore), la relazione fra i due non oltrepasserà mai lo stadio platonico. Li unisce un'esperienza decisamente fuori dal comune: l'aver assistito durante una lezione pomeridiana alla corsa di minuscoli omini dagli occhi rotondi, simili a piccole fate, sul davanzale della finestra. Proprio la consapevolezza di questa segreta condivisione e uniformità di sguardo spingerà la ragazzina dapprima a dichiararsi all'insegnante, e subito dopo a lasciare l'amatissima scuola di disegno in attesa che Kyu si decida a contattarla. Figlia unica, Yuko vive con la madre, alla quale è legata da un sentimento molto profondo, ma soffre per l'assenza del padre, spesso lontano per lavoro. Nel quadro della sua vita, Kyu rappresenta una figura di riferimento imprescindibile: insegnante carismatico, la guida alla scoperta di se stessa e del proprio mondo interiore attraverso l'uso astratto di forme e colori. Lo stesso Kyu è un artista alla ricerca della propria originalità espressiva. I tratti irrisolti della sua personalità (dovuti a ferite infantili mai rimarginate) sono quelli che più affascinano la sua giovane allieva, quelli che le consentono di entrare in empatia con lui; a tal punto che tra i due, a dispetto dello scarto anagrafico, si instaura fin dal primo istante una sorta di intimo rispecchiamento. A dimostrazione del fatto che l'età può rivelarsi un concetto relativo in determinate circostanze, mutevole a seconda della prospettiva assunta per valutarla. «Se qualcuno ci avesse osservato da un punto altissimo, come il cielo, avrebbe visto solo due esseri umani felici, insignificanti, piccoli, uno accanto all'altro, ma della nostra età, di quello che avevamo fatto fino a quel momento, dei vezzi che davano colore alle nostre giornate, di tutto questo non avrebbe percepito assolutamente nulla; così, per un attimo, pensai di essere sul punto di sollevarmi da terra. Chiusi gli occhi per vedere fino in fondo lo scintillio lieve che mi percorreva la punta delle ciglia». (p. 87). Il romanzo presenta tuttavia numerosi punti deboli. Uno di questi è senz'altro quello legato alla psicologia (appena abbozzata) dei personaggi, che risultano anche per questo stilizzati e prevedibili, bidimensionali. Il complesso di Elettra di Yuko è trattato in modo troppo didascalico («la prima persona che avevo amato e perduto, la prima che mi aveva lasciato, forse era stata proprio mio padre», p. 46). Così come troppo esplicito è il complesso edipico di Kyu. Oltre a questo, le situazioni narrative sembrano risentire di un'immaginario più infantilistico che infantile, stucchevolmente regressivo. Non convince nemmeno l'immancabile happy ending, che di fatto non conclude ma si limita a lasciar cadere molti nodi problematici affiorati nelle pagine precedenti. L'impressione generale che si ricava dalla lettura è insomma quella di un mancato compimento sul piano formale e di una certa confusione nell'impianto complessivo dell'intreccio; come se la Yoshimoto avesse accumulato molti spunti narrativi potenzialmente interessanti ma non fosse poi riuscita a isolare quelli davvero funzionali alla sua visione d'insieme.

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