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Il dio sordo. IX
Il dio sordo. IX

Il dio sordo. IX

by Antonio Scotto di Carlo
pubblicato da youcanprint

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Il volume precedente si concludeva con l'addio all'immortale amata. Ora tutte le vicende che Beethoven e il narratore hanno vissuto durante quel lungo viaggio trovano compimento in un testamento musicale che consacra l'uomo-compositore. Il maestro traduce in note gli auspici, i segreti, i pensieri, i sentimenti, i ricordi e la passione che lo hanno accompagnato nella silenziosa solitudine dei suoi ultimi anni, raccogliendoli tutti nella più grande sinfonia di sempre. La IX.

Dettagli

Generi Gialli Noir e Avventura » Romanzi storici , Romanzi e Letterature » Narrativa d'ambientazione storica

Editore Youcanprint

Formato Libro

Pubblicato 10/01/2012

Pagine 300

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788867518159

4 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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Il dio sordo. IX elena.frattali

elena frattali - 28/02/2015 14:15

voto 5 su 5 5

Dopo aver letto dun soffio il primo libro, appena ho saputo che il secondo era già lì ad attendermi, non ho perso un attimo per andarmelo a comprare. E ho fatto bene. Questo secondo libro, con un linguaggio ancora più maturo e capace di coniugare con formula magica presente e passato, conferma, e, a parer mio, supera, la bellezza del primo. Bello lintreccio di rapporti tra i personaggi, un vero e proprio viaggio tra i sentimenti umani. Commovente l'amicizia, l'affetto e la stima, che lega lormai non più giovanissimo protagonista al compositore. Particolarmente interessanti ho trovato le parti in cui le vicende personali dei personaggi si intrecciano con quelle che precedono e accompagnano, tra suspense e colpi di scena, la prima delle composizioni più celebri del maestro, in cui la musica diventa protagonista .Qui verrebbe spontaneo accompagnare la lettura con lascolto di quelle note esaltanti, ma là dove ciò non fosse possibile, non è un problema, perché lautore dà prova di saper emozionare, trasmettendo con la parola le sensazioni che nascerebbero dall ascolto. Infine veramente struggente il racconto degli ultimi giorni della vita del compositore. Qui Beethoven alterna momenti di scoramento ad altri in cui il genio e la creatività gli regalano gli ultimi guizzi di vitalità. Ringrazio Scotto di Carlo per aver profuso tanto impegno nella stesura di questi due bei romanzi che mi hanno regalato tante emozioni e mi hanno aiutato a conoscere più a fondo un genio della musica che oggi è diventato per me una compagnia costante. Ne consiglio sinceramente la lettura

Il dio sordo. IX docmic

docmic - 12/05/2014 16:48

voto 5 su 5 5

Sai, allorché componevo la mia musica, sentivo la certezza che in qualche modo avrei potuto sconfiggerlo il Tempo. Sopravvivere alla morte, lasciare qualcosa di mio era comecome possedere il destriero che cavalca il tempo e montarlo ogni qualvolta avrebbero suonato la mia musica, a partire dal momento in cui questo corpo sarebbe tornato polvere. Queste parole Beethoven dice al suo caro allievo/amico sul letto di morte; conclusione di una vita composta cercando di vivere nella musica, di crescere nelle passioni delle note, di alimentare i pensieri di chi ascoltavaper costruire se stesso: per essere vivo. Si batte nella musica per affrontare i piccoli e grandi tormenti, labisso della sordità, lo spettro della morte come tempo che prima o poi cancella tutto ciò che abbiamo costruito. Quando la morte è più vicina- la caduta del muro dombra che ci allontana dalla fine può farti crescere in nuovi dubbi e riflessioni che ripercorrono la tua vita- confessa al suo amico che gli è caduta una sua vecchia speranza: la speranza che, ogni volta che qualcuno avesse suonato la sua musica, chi avrebbe ascoltato avrebbe pensato a lui, e grazie a questo per un attimo sarebbe tornato vivo, nei loro pensieri.Eh, che stupenda fantasia! O meglio, che illusione stupida. Il suo allievo lo conforta, si inventa un sogno per spiegargli che ha davvero pensato a lui, lo ha cercato, ha cercato il musicista e luomo. Qui non posso non ricordare lepisodio iniziale del romanzo: il protagonista stava a un concerto di musica classica dei giorni nostri. Ascoltando Beethoven, autore che ama molto, si sente tanto coinvolto finchènon si sa come, viene trasportato nella Vienna dellOttocento. Non cè una spiegazione razionale, lautore non inventa nessuna teoria per dare una giustificazione. Succede. Sembra quello che Beethoven aveva sognato: che qualcuno, ascoltandolo, pensasse a lui e lo facesse rivivere, lo cercasse. E proprio mentre sta al capezzale del compositore il protagonista per un attimo pensa di essersi risvegliato e di essere tornato ai giorni nostri, gli sembra che la sua vita a Vienna sia stata solo un sogno; e poi si risveglia a Vienna e sembra che il ritorno al presente sia stato solo un sogno, in unalternanza tra sogno e realtà in cui non si capisce più dove stia la ragione: forse per suggerire che nella musica non cè ragione. Non la puoi spiegare con le parole, non è la stessa cosa che sentire un brano. Come se fosse una dimensione al di là delle nostre conoscenze usuali, che sconfina nellimmaginazione e in cui con poche note si costruisce un infinito di mondi e stati danimo possibili; una dimensione tra sogno e realtà. E con questi presupposti il protagonista consola il suo amico davanti allultimo spettro da affrontare con la musica. Moriredormiredormire? Forse sognare Cosa intendi, che tra morire e dormire, tra realtà e sogno, potrebbe non esserci labisso che crediamo e che tanto temiamo?

Il dio sordo. IX docmic

docmic - 11/05/2014 14:51

voto 5 su 5 5

Sai, allorché componevo la mia musica, sentivo la certezza che in qualche modo avrei potuto sconfiggerlo il Tempo. Sopravvivere alla morte, lasciare qualcosa di mio era comecome possedere il destriero che cavalca il tempo e montarlo ogni qualvolta avrebbero suonato la mia musica, a partire dal momento in cui questo corpo sarebbe tornato polvere. Queste parole Beethoven dice al suo caro allievo/amico sul letto di morte; conclusione di una vita composta cercando di vivere nella musica, di crescere nelle passioni delle note, di alimentare i pensieri di chi ascoltavaper costruire se stesso: per essere vivo. Si batte nella musica per affrontare i piccoli e grandi tormenti, labisso della sordità, lo spettro della morte come tempo che prima o poi cancella tutto ciò che abbiamo costruito. Quando la morte è più vicina- la caduta del muro dombra che ci allontana dalla fine può farti crescere in nuovi dubbi e riflessioni che ripercorrono la tua vita- confessa al suo amico che gli è caduta una sua vecchia speranza: la speranza che, ogni volta che qualcuno avesse suonato la sua musica, chi avrebbe ascoltato avrebbe pensato a lui, e grazie a questo per un attimo sarebbe tornato vivo, nei loro pensieri.Eh, che stupenda fantasia! O meglio, che illusione stupida. Il suo allievo lo conforta, si inventa un sogno per spiegargli che ha davvero pensato a lui, lo ha cercato, ha cercato il musicista e luomo. Qui non posso non ricordare lepisodio iniziale del romanzo: il protagonista stava a un concerto di musica classica dei giorni nostri. Ascoltando Beethoven, autore che ama molto, si sente tanto coinvolto finchènon si sa come, viene trasportato nella Vienna dellOttocento. Non cè una spiegazione razionale, lautore non inventa nessuna teoria per dare una giustificazione. Succede. Sembra quello che Beethoven aveva sognato: che qualcuno, ascoltandolo, pensasse a lui e lo facesse rivivere, lo cercasse. E proprio mentre sta al capezzale del compositore il protagonista per un attimo pensa di essersi risvegliato e di essere tornato ai giorni nostri, gli sembra che la sua vita a Vienna sia stata solo un sogno; e poi si risveglia a Vienna e sembra che il ritorno al presente sia stato solo un sogno, in unalternanza tra sogno e realtà in cui non si capisce più dove stia la ragione: forse per suggerire che nella musica non cè ragione. Non la puoi spiegare con le parole, non è la stessa cosa che sentire un brano. Come se fosse una dimensione al di là delle nostre conoscenze usuali, che sconfina nellimmaginazione e in cui con poche note si costruisce un infinito di mondi e stati danimo possibili; una dimensione tra sogno e realtà. E con questi presupposti il protagonista consola il suo amico davanti allultimo spettro da affrontare con la musica. Moriredormiredormire? Forse sognare Cosa intendi, che tra morire e dormire, tra realtà e sogno, potrebbe non esserci labisso che crediamo e che tanto temiamo?

Il dio sordo. IX claudiopiras

claudiopiras - 09/06/2013 06:44

voto 5 su 5 5

Ad Antonio Scotto sembrano non bastare i mezzi che offre l'italiano per esprimersi e che lui usa largamente e con sapienza, infatti, oltre ad aver scritto un'opera con una fraseologia ricca di contenuti e dallo stile raffinato, opera che pare dotata di ipertesto, e che sconvolge la sensibilità del lettore provocandogli un continuo succedersi di emozioni diverse, egli lo guida passo passo, chiarendogli come interpretare ogni evento, avvertendolo su quali parole concentrare l'attenzione, utilizzando a tal fine sottolineature, corsivi, virgolettati, insomma Scotto sembra non voler lasciare nulla al caso. In lui c'è una precisione e un'accuratezza che ci lascia intravedere una grande ego, eppur umile, di scrittore maturo, che non si compiace; premuroso con il lettore che non abbandona mai per dissertazioni estemporanee prive di senso, in cui spesso cadono altri scrittori. Egli non riempe il testo di frasi a effetto che sono vere e proprie forzature, ma anzi, ogni frase, è pesata, ha la sua importanza, suscita un sentimento, provoca un ricordo, spiega un particolare in più della vicenda, si incastona nella storia. Scotto ama il suo romanzo con lucidità profonda e vuole che anche il lettore se ne innamori. Nel leggere "Il dio sordo" l'unica avvertenza che si può fare è di non lasciarsi soverchiare dall'ego di Scotto, di cui ho già detto la natura "benigna", ma tuttavia prestargli attenzione, perché aiuta a capire molto sotto-testo, molte sottigliezze di questa opera immensa e piacevole, di cui non ci si può permettere di perdere nulla. E così ci si rende conto che una delle ragioni per cui l'autore ha optato per questo tipo di scritto, una biografia romanzata con elementi di fantasia, è avere un espediente per far capire come anche i grandi personaggi siano trascinati da passioni e sentimenti, e anzi, è forse la loro grandezza e sensibilità a renderli più soggetti a tali pulsioni e per questo la loro vita, oltre che la loro arte, ne risulta più affascinante. Certe sue divagazioni, pur barcamenandosi nel mare magnum delle opinioni, del condivisibile o meno, servono nel testo a preparare il lettore a quanto sta per avvenire, a coronare quanto è avvenuto o si è appena detto. Simili architetture stilistiche non sono di un romanziere comune, sono preziosità geniali. Il suo romanzo è un fluire limpido e affascinante di parole, privo di leziosità, pomposità o altro che non sia buon gusto artistico. Scotto riesce con la sua ironia a tenere chi legge sempre desto, a divertirlo, stupirlo... Ho ammirato inoltre il gran rispetto e l'intelligenza che ha avuto l'autore nel non far cadere mai il suo personaggio, proveniente dal futuro, nella tentazione (in cui si cade in quasi tutti i romanzi di questo genere) di suggerire a Beethoven alcune battute delle sue sinfonie non ancora composte, di modo da "attribuirsene" i meriti. Scotto questo tranello non lo ha nemmeno visto, tanta è stata la sua modestia nel rapportarsi al compositore seppure con questa biografia atipica e romanzata. Ha volato oltre e per questa scelta saggia, eppure naturale, l'ho davvero apprezzato. Ironico, a tratti poetico, sagace e profondo, ricco di momenti di vera suspence e di passaggi commoventi: a questo romanzo non manca proprio niente per essere riconosciuto come una grande opera, se non l'essere letto da quante più persone possibili, magari attraverso il passaparola. Di modo da dimostrare che, nonostante sia un volume molto corposo (come opera prima), un romanzo di un genere che in Italia è considerato di nicchia, Il dio sordo meriti però di essere letto. Certo potranno esserci coloro a cui non piacerà, sui gusti non si discute, ma non si può dire che questa non sia una grande opera, in tutti i sensi, che non sia scritta bene... Probabilmente non piacerà a chi non ama libri come la "Recherche" di Proust, a cui io mi sento di accomunare questo romanzo, ma tutti coloro che apprezzano la bella scrittura, Il dio sordo, lo ameranno.

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