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Io sono Spartaco! Come girammo un film e cancellammo la lista nera
Io sono Spartaco! Come girammo un film e cancellammo la lista nera

Io sono Spartaco! Come girammo un film e cancellammo la lista nera

by Kirk Douglas
pubblicato da Il Saggiatore

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La chiamano fabbrica dei sogni. Fucina di mondi infiniti in cui tutto è credibile, in cui l'impossibile è la regola. A volte, però, la Storia irrompe e spezza l'incanto. E i sogni diventano incubi. Così il maccartismo, negli anni cinquanta, scrisse una delle pagine più nere della storia del cinema. Kirk Douglas lo osteggiò in prima persona, e ora racconta come la lavorazione del suo "Spartacus" si legò in maniera indissolubile con la caccia alle streghe. Figlio di immigrati ebrei bielorussi, Douglas arriva a Los Angeles alla fine della guerra, appena trentenne. Si chiama ancora Issur Danielovitch ed è del tutto ignaro delle controversie politiche che già da tempo turbano l'ambiente del cinema. Quando, nel 1947, la commissione sulle attività antiamericane chiama alcuni personaggi dell'industria cinematografica a rendere conto delle proprie simpatie comuniste, molti a Hollywood decidono di collaborare con le indagini, incriminando i colleghi: in caso contrario, il rischio è di finire sulla "lista nera" e di non poter più lavorare per gli studios. In un clima di sospetto e isteria collettiva, Kirk Douglas deve affrontare molte sfide, sullo schermo e fuori, tra il timore per il futuro dei propri figli e i momenti esplosivi con il giovane regista Stanley Kubrick e con attori già affermati come Sir Laurence Olivier, Peter Ustinov, Jean Simmons e Tony Curtis. Prefazione di George Clooney.

La nostra recensione

Spartacus, il celebre film sulla rivolta degli schiavi contro Roma, non fu solo uno dei primi kolossal hollywoodiani di grande successo, ma rappresentò anche la fine di un periodo di ‘terrore’ anticomunista che serpeggiava nell’ambiente del cinema ormai da anni. Il libro che Kirk Douglas alla bella età di 95 anni ha scritto sulla lavorazione del film di cui fu produttore e protagonista racconta di un’America che aveva paura, proprio come oggi. Adesso è il terrorismo, allora era il ‘pericolo rosso’, e in nome di quella paura (ora come allora) sono stati fatti degli errori, molti ne hanno tratto profitto, molti altri hanno pagato ingiustamente. Con la realizzazione di Spartacus Douglas contribuì a porre fine all’ostracismo nei confronti degli artisti finiti nella lista nera del senatore McCarthy, dieci sceneggiatori e registi ai quali era assolutamento proibito lavorare ufficialmente per Hollywood. Il più rispettato, il più famoso di questi sceneggiatori era Dalton Trumbo, che si rifiutò di tradire i suoi colleghi e per questo finì in galera, costretto a lavorare sotto falso nome (Vacanze romane, per esempio), ma che Douglas volle a tutti i costi che firmasse con il suo vero nome la sceneggiatura di Spartacus. Non fu facile in un ambiente in cui, come disse con sarcasmo e un filo di cattiveria Orson Welles: “ci si accusava tra amici per salvarsi la piscina, non certo la vita”. In questo clima di sospetto e delazione, Douglas lottò con tutte le forze per fare di Spartacus un bel film (e ci riuscì) non tanto un film politico, affidandosi a un cast memorabile: Laurence Olivier, Charles Laughton, Peter Ustinov, Tony Curtis e Jean Simmons e soprattutto a un giovane regista geniale e scontroso, destinato a diventare un’icona della cinematografia mondiale, Stanley Kubrik. Io sono Spartaco! è un libro intrigante, forse un po’ agiografico, ma con un passo avventuroso che si addice al resoconto di un periodo d’oro del cinema americano, quello dei grandi sogni, delle grandi visioni, al di là dei sospetti e della paure.
Antonio Strepparola

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