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L'ultimo dei giusti

by André Schwarz-Bart - André Schwarz Bart
pubblicato da Feltrinelli

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Descrizione

Questo libro trae spunto dal ricordo di un amico e dai racconti che il nonno di questi soleva fare sui propri antenati, risalendo di generazione in generazione fino all'anno Mille. Questo libro, sfociando nella tragedia dell'Olocausto, fa di questo fatto storico l'ultimo atto del lungo percorso dell''essere' ebraico e di una continuità storica che era soprattutto continuità spirituale. Il legame tra passato e presente, il filo unico di questa continuità, è affidato alla 'leggenda dei giusti', uomini che assumono su di sé la sofferenza degli altri, rendendone possibile la sopravvivenza in un mondo carico di dolore.


Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi stranieri

Editore Feltrinelli

Collana Universale economica

Formato Tascabile

Pubblicato  01/01/2002

Pagine  306

Lingua Italiano

Titolo Originale Le dernier des justes

Lingua Originale Francese

Isbn o codice id 9788807811722


Traduttore Valerio Riva  -  V. Riva

1 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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L'ultimo dei giusti

Anonimo - 18/12/2006 16:21

voto 4 su 5 4

Su trentasei Giusti, i cosiddetti Lamed-waw, si riversano tutti i dolori del mondo: ne venisse a mancare anche uno soltanto e il mondo verrebbe distrutto. Erni Levy è uno dei trentasei, ed è ancora un ragazzino inconsapevole quando viene informato dal nonno Mardocheo sul suo particolare destino. In una interpretazione personalizzata l'autore, André Schwarz-Bart, fa discendere sin dal lontano Medioevo la tradizione ebraica dei Lamed-waw come un'eredità familiare. La storia di Erni e della sua famiglia, dunque, come la storia degli ebrei. Scampati per miracolo dai pogrom del nord Europa, si rifugiano in Germania proprio alla vigilia della furia nazista. Erni, però, nel vedere le continue sofferenze a cui è sottoposto il suo popolo, rompendo la secolare "pazienza" dei predecessori vorrebbe ad un certo punto abdicare dal ruolo di Giusto, ma sarà l'imminente martirio nei campi di concentramento a riportarlo violentemente al suo destino: prendendo su di sé le sofferenze dei piccoli orfani prigionieri intraprende con loro il viaggio verso il lager; rinchiuso nei vagoni piombati, cercherà di alleviare il loro terrore raccontando le bellezze del regno d'Israele e, una volta giunto nel lager, sceglierà di entrare con loro nella camera a gas, tenendoli stretti a sé fino all'ultimo respiro. Dopo tanta straziante descrizione perfino l'Autore sembra non poterne più e in prima persona confessa: "Sono stanco, la mia penna non sa più scrivere". E tutto l'assurdo dolore degli ebrei sembra condensarsi in un unico, grande, doloroso "Perché?". Schwarz-Bart chiude volendo lasciare comunque un flebile accenno di speranza, quasi ad autoconvincersi che da qualche parte del mondo esistano ancora quei trentasei Giusti che impediranno il ripetersi di un altro Olocausto. Franca Cecchinato

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