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La solitudine dei numeri primi
La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi

by Paolo Giordano
pubblicato da Mondadori

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Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli": due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d'esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Mondadori

Collana Oscar absolute

Formato Tascabile

Pubblicato 26/05/2016

Pagine 304

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788804666639

8 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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La solitudine dei numeri primi silvialoprieno

silvialoprieno - 25/04/2017 14:50

voto 4 su 5 4

Mattia ed Alice sono due persone fuori dal comune, così silenziosamente vulnerabili da risultare più sensibili alla fragilità che li circonda. Entrambi hanno sofferto durante la loro vita: lei a causa dell'incidente sulla pista da sci che le ha procurato una cicatrice e numerosi disagi, lui segnato in profondità da una colpa che non riesce a perdonarsi. La loro vicenda non ci mostra soltanto il come due anime barcollanti e illuminate da una luce pallida si possano incontrare e scoprire a vicenda, ma insegna anche quante conseguenze possano derivare da una singola azione: Alice è zoppa, cammina male, non si sente accettata né dagli altri né tanto meno da se stessa. La cosa che la fa stare un po' meglio è una sola: non mangiare. Mattia vede la sua vita scomoda, non si sente degno di andare avanti, schiacciato da un peso più grande di lui. La cosa che lo fa stare meglio è una sola: tagliarsi. Da adolescente, Alice desiderava solo svegliarsi e provare qualcosa, entrare nel gruppo delle ragazze più popolari, quello di Viola Bai, così da riuscire a sentirsi finalmente qualcuno. Da adolescente, Mattia chiedeva soltanto la morte. La loro storia viene narrata proprio così, alternando i due punti di vista, capitolo dopo capitolo, amalgamando man mano le loro due vite, più simili di quanto loro non pensino, ma non uguali. Tra Alice e Mattia nascerà un legame così profondo che risulta difficile descriverlo brevemente, così vero e complicato da apparire come decretato dal fato. Il romanzo è anche uno specchio della società odierna, dove nel caso di Alice il parere degli altri è più rilevante del proprio, dove ci si trova schiacciati in una realtà patetica e superficiale che risucchia come un vortice e non ti permette di scappare, e dove nel caso di Mattia non si sforza di comprenderti. Si tratta di una società che ama etichettare, che ama l'invidia per togliere agli altri ciò che di più caro hanno, che può allontanare persone, metterle in difficoltà, ma a volte anche aiutarle a trovarsi. Insegna che l'unico modo per trovare se stessi non è attraverso gli altri, che di solitudini ne esistono diverse tipologie e che nonostante ogni avversità il nostro cammino va sempre avanti verso orizzonti nuovi. Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne fossero alcuni ancora più speciali, i primi gemelli: coppie di numeri primi che se ne stanno quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi davvero. Mattia pensava che lui ed Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero, così definisce i due protagonisti del suo libro desordio Paolo Giordano. Ciò che questa citazione significa, lo si può solo scoprire leggendo il romanzo pagina dopo pagina. Data la scorrevolezza del lessico utilizzato, ne consiglio a tutti la lettura, ma in particolar modo lo consiglio a coloro che stanno perdendo la speranza e a coloro che sono determinati a vincere l'oscurità, che non potranno non ritrovarsi nella vicenda costruita dall'autore, sentendosi meno soli. #lamiarecensione -

La solitudine dei numeri primi mariariggio

Maria Riggio - 19/02/2017 14:54

voto 4 su 5 4

#lamiarecensione Il romanzo di Paolo Giordano riesce a cullare il lettore lungo tutto il corso delle vicende narrate, adolescente o adulto che sia. La storia di Alice e Mattia, nonostante non si tratti di esistenze eroiche, epiche, spettacolari, lo affascina e vincola dall'inizio fino alla fine, facendolo partecipare all'intimità della vita dei due, finché quasi non ci si sente colpevoli di voyeurismo, come dei curiosi che spiano dalla finestra. I protagonisti si separano, ma è come se così non fosse: un filo invisibile li legherà per tutto il loro percorso di formazione, percorso di cui il lettore diverrà testimone silenzioso. Lo stile di narrazione immaturo, come è stato giudicato da molti, risponde in realtà alla caratterizzazione stessa dei personaggi, i quali non riusciranno mai ad emanciparsi completamente dal fatidico momento del loro primo incontro, ne' dai drammi personali che li perseguiteranno per sempre, come fantasmi. Unica, piccola delusione potrebbe essere il finale, magari troppo vago secondo l'opinione comune: anziché risolvere i conflitti e le ferite aperte lungo il racconto, quest'ultimo tende a non lasciare speranze. Un ottimo libro in cui, in parte, tutti possiamo rispecchiarci, o, come accade più spesso, ricordarci.

La solitudine dei numeri primi antonella.pagani

Eugenie Grandet - 19/02/2017 11:16

voto 3 su 5 3

#lamiarecensione Romanzo borghese, senza infamia e senza lode. Senza dubbio migliore di tanti altri Premi Strega. Ben scritto, riesce anche a emozionare. Alcune frasi e pensieri sono davvero belli. Descrive la vita di due giovani le cui esistenze sono segnate per sempre da episodi accaduti durante i primi anni di vita. I loro destini si incrociano. Entrambi sono diversi e sembrano volersi punire oppure cercano di controllare le loro vite, che invece gli sfuggono. Il talentuoso autore descrive in modo impietoso la crudeltà del periodo adolescenziale e la cruda amarezza della vita adulta. Bel lavoro, sono felice di averlo letto.

La solitudine dei numeri primi qroberta

roberta quaglia - 17/02/2017 14:04

voto 5 su 5 5

per le persone amanti della lettura,e' uno dei libri da leggere assolutamente...il linguaggio fluido usato da Giordano e' di aiuto nel capire gli stati d'animo degli adolescenti protagonisti del romanzo.un libro carico di sofferenza nella quale il lettore si immedesima.davvero un bel libro

La solitudine dei numeri primi sole95_

Solidea Damiani - 16/02/2017 16:04

voto 3 su 5 3

#Lamiarecensione. Condanno un po' questo romanzo. E' bellissimo , nonchè ben strutturato e ha una storia intrigante ma ciò che più mi ha "straziato" è proprio l'inizio. La crudeltà dei bambini. Io personalmente nonostante credo che Paolo Giordano sia un bravo scrittore con molta strada davanti, non avrei cominciato un romanzo di Formazione con così tanta crudeltà. Certo capire è meglio di ignorare ma il tutto poteva svolgersi con calma senza questo "trauma" dell'abbandono e del rimorso.

La solitudine dei numeri primi elisa.pardi

Elisa Pardi - 16/02/2017 15:37

voto 3 su 5 3

#lamiarecensione Sicuramente un polverone alzato spropositatamente, sicuramente dovuto alla giovane età dell'autore, all'indiscussa particolarità della vicenda narrata e alla meravigliosa, delicata, calzante metafora dei numeri primi. Come tutti i polveroni, anche questo libro qualcosa lascia impolverato: ho letto il romanzo appena pubblicato e ricordo tutt'ora non solo l'interezza della vicenda, ma anche i vari episodi più toccanti...E credo che sia fondamentale per uno scrittore "impressionare" la memoria del lettore, seppur con uno stile elementare, secco, acerbo. Innumerevoli e delicatissimi i temi affrontati, mai approfonditi dall'autore, forse volutamente, forse perché non vissuti e non suoi (i ringraziamenti finali all'amica sono illuminanti in tal senso), forse perché dobbiamo riconoscere a questo ragazzo l'intelligenza di non aver azzardato troppo. Amara la fine...ma un finale drammatico o lieto toglierebbe forza alla metafora dei numeri primi e non porterebbe alla luce l'apatia, la depressione, l'incapacità di agire per la propria felicità e di farsi amare di chi non riesce ad amare sé stesso per primo.

La solitudine dei numeri primi giuseppedf

giuseppe di flumeri - 16/02/2017 10:34

voto 3 su 5 3

la solitudine dei numeri primi è uno dei più bei libri che io abbia letto ,lo consiglio per tutte le fascie di età, molto bello

La solitudine dei numeri primi gabrieleguglielmino74

Gabriele Guglielmino - 22/11/2016 20:17

voto 3 su 5 3

La ricerca della verità sentimentale nel romanzo di formazione Paolo Giordano merita il successo conseguito con questa opera prima.La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008) - il titolo, scelto dalleditore, è molto più efficace rispetto a quello che aveva proposto lautore - è un classico romanzo di formazione che mi ha ricordato, spontaneamente e senza alcuna volontà di cercare un parallelismo a tutti i costi, un altro grande romanzo di formazione letto nel corso della mia adolescenza Il giardino dei Finzi-Contini(Einaudi, 1962) di Giorgio Bassani. Il focus dei due romanzi è lo stesso: lamore delletà adolescenziale, vissuto con tutte le mille incertezze determinate, in particolare modo, dal mistero che ancora non si conosce e, in fondo, si vorrebbe cogliere nonostante un giustificato timore. Nella mia memoria, i due romanzi scorrono parallelamente come un fiume dalla sua sorgente e mi stupisco di quanto il capolavoro di Bassani sia vivo nel ricordo, alimentato dalla lettura recente di quello di Giordano. Il contesto è profondamente diverso: storico e neorealista il romanzo di Bassani e contemporaneo, scientifico quello di Giordano. Nel primo caso, la storia sentimentale dovrebbe essere il pretesto per un affresco della persecuzione razziale e degli orrori della seconda guerra mondiale, nel secondo è evidente la sperimentazione di un stile linguistico che attinge costantemente alla scienza della fisica e della matematica per spiegare lo svolgersi degli eventi sentimentali. Entrambe le trame prevedono il proseguimento delle vicissitudini sentimentali nelletà adulta, coincidente con gli studi universitari e il definitivo distacco, quasi una conditio sine qua non per una storia sentimentale degna di questo nome. I nomi dei protagonisti, nella mia mente, sono quasi interscambiabili tanto mi paiono simili langoscia e la sofferenza che percepiscono a causa di un sentimento che temono non sia corrisposto: lio narrante (identificato anche con lautore) e Micol, Mattia e Alice vivono, per ragioni differenti, limpossibilità di essere pienamente ricambiati, in sostanza la disperazione sentimentale è la stessa, così come la rinuncia a stare insieme che, in chiusura di romanzo, prevale rispetto ad un finale più aperto, forse, maggiormente gradito dal lettore. A dire il vero, nel ruolo di lettore che ha letto il romanzo di Giordano tenendo sempre alla mente quello di Bassani, questultimo divorato in pochi e lunghi pomeriggi invernali adolescenziali, posso dire che una differenza sostanziale, dal punto di vista squisitamente sentimentale, esiste: Micol morirà nei campi di concentramento nazisti e per lio narrante-autore, probabile protagonista di una vicenda vera o verosimile- considerato il drammatico contesto storico di riferimento da cui il grande regista De Sica ha tratto un film omonimo - non cè nulla da fare, mentre il protagonista Mattia avrebbe dovuto scegliere, almeno una volta, di non rinunciare. Gabriele Guglielmino (docente e storico dellarte)

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