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La vedova scalza
La vedova scalza

La vedova scalza

by Salvatore Niffoi
pubblicato da Adelphi

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L'autore di "La leggenda di Redenta Tiria" narra la storia di un amore che vive al di là della morte e di una feroce vendetta. Sin dalla prima pagina il lettore si trova immerso in un mondo arcaico e crudele, quello della Barbagia fra le due guerre. E qui che Mintonia e Micheddu si conoscono e si amano con la necessità prepotente ed esclusiva che è propria degli amori infantili. E continueranno ad amarsi anche quando Micheddu dovrà darsi alla macchia, anche quando Mintonia, "femmina malasortata", dovrà vederlo solo di nascosto e passare ore di angoscia a pensarlo braccato.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Adelphi

Collana Fabula

Formato Brossura

Pubblicato 01/01/2006

Pagine 182

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788845920394

11 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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La vedova scalza

Anonimo - 25/06/2007 11:58

voto 1 su 5 1

Di difficile lettura, non prende. Da sardo, considero eccessivo l'uso del linguaggio logudorese che rende difficile lo scorrere della narrazione. Anche la trama, i personaggi, onomastica e toponomastica, mi sembrano voler indulgere troppo verso il facile esotismo, si rischia di cadere nello strereotipo. Una Sardegna al limite dell'irreale, dipinta solo a tinte fosche, che non ti lascia niente ed è meglio così.

La vedova scalza

Anonimo - 21/06/2007 18:12

voto 3 su 5 3

L'ho letto con difficolta', il dialetto e la sintassi mi hanno fatto perdere spesso la concentrazione necessaria e arrivare alla fine e' stata per me un'impresa. Scrivendolo per farsi capire da tutti gli avrebbe consentito di raccogliere maggiori consensi, cosi' e' un prodotto per ''eletti''. Per chi vuol farsi male.

La vedova scalza

Anonimo - 07/05/2007 18:15

voto 5 su 5 5

Elogio del sardo - italiano regionale. La recente produzione narrativa con forte connotazione regionale di A. Camilleri, M. Fois, S. Atzeni, e soprattutto Salvatore Niffoi, insieme alla diffusione mediatica di boutade e parlate dialettali, ha determinato una vera e propria metamorfosi della lingua italiana. Alla fine degli anni '80 quell'italiano standard, acquisito a colpi di "invasioni barbariche" della tv, radio, libri, riviste, quotidiani, ha, infatti, ceduto alla pressione esercitata dalle varietà colloquiali e si è rigenerato, dotandosi di nuova linfa vitale trasmessa dai cosiddetti regionalismi. L'italiano standard ha corso il rischio di essere ridotto ad un uso talmente veicolare - il survival English può darcene un'idea - da perdere la sua fertilità, da sterilizzare la sua creatività. Chi l'avrebbe detto che il tanto aborrito italiano regionale sarebbe accorso a salvaguardia della lingua tricolore! Il neostandard ha restituito ricchezza al nostro bell'idioma. L'Italia delle regioni non ha preso il sopravvento con le proprie identità culturali, il lessico idiomatico, le strutture. Le interferenze e le contaminazioni hanno rivitalizzato, rianimato e restituito autenticità al raro strumento di comunicazione e di espressione, sempre in evoluzione, quale è il linguaggio umano. Ed ecco Sergio Atzeni, Giorgio Todde, Marcello Fois e tanti altri, il grande Salvatore Niffoi che ci strappa il cuore dal profondo delle radici per farci vivere emozioni uniche, forti, crude, nude come le rocce, il mare, il cielo della nostra isola. Interferenze linguistiche del sardo sull'italiano? Regionalismi? Un tempo considerati errori, sono, forse, solo segni di come la lingua sarda dopo aver recalcitrato, anziché sottomettersi alla norma dell'italiano, si è imposta come uso poetico, altamente connotato di cultura "altra", autenticamente resistente alla fossilizzazione o alla globalizzazione . Ne 'La vedova scalza' di S. Niffoi, già dalle prime righe della prima pagina si affaccia la grande sfida: "Me lo portarono a casa un mattino di giugno, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale". Altro lessico connotato del primo capitolo spoiolato - squartato; due lados - due parti; le tomaie dei cosinzos - fasce di cuoio da applicare sui polpacci a mo' di gambali; le pispiriste - le pupille; concale - orbita oculare; vrissura - le interiora; balentìa - valore, coraggio, comportamento che segue il codice d'onore barbaricino e che po' includere atti di vendetta. Atzinnire - accennare, battere ciglia; mannai - nonno/a; leppa - coltello a serramanico tipico sardo, con manico di corno o di osso; conzarti - conciarti, ridurti; estate mala - estate cattiva; colovra - serpente; Sintassi: Neanche una goccia di sangue gli era rimasta; Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto; Amore meu, che eri buono quanto il Gesù Bambino; Già te l'hanno fatta bella; A mettergli il vestito di velluto nero non faceva.

La vedova scalza

Maristella - 03/03/2007 21:40

voto 4 su 5 4

Vincitore Del Premio Campiello 2006, Salvatore Niffoi, con la sua "Vedova scalza", dipinge una Sardegna crudele e fiera, attraverso il racconto di una passione a fosche tinte, nell'Eterno duello tra Vita e Morte, che intride tutta la storia e stilla incessanti ed intense emozioni lungo tutto il percorso in cui ci accompagna. Una vera tragedia, perché di tragedia si tratta, avendone tutti i connotati: amore, gelosia, vendetta, morte. Una prosa talmente ricca di vividi colori e di una feconda gamma di sfumature, da palesarsi ai nostri occhi come un vero e proprio dipinto, realizzato con pennellate di parole o come un brano musicale che racchiude un'armonia di note che si prolunga e si tramanda, dal cuore profondo dei personaggi alla natura circostante, per arrivare, poi, ad affidare le sue tracce al centro della nostra essenzialità. Molto è stato scritto sui protagonisti di questo romanzo e sui tanti comprimari, non meno veri ed emblematici, scolpiti con mano decisa nella dura pietra di una vita, spesa in una terra sovente più matrigna che madre. E di questa terra aspra ed indomita, "terra amata e odiata, che ti accarezza col vento del maestrale e ti uccide col gelo invernale", di questa terra così primitiva e antica, rimane il ritmico suono dell'arcaico scandire dei giorni, nelle nenie dal sapore di predestinazione e nel movimento insolitamente onomatopeico e metaforico delle espressioni dialettali, alternate a linee di raffinatezza letteraria che si pervadono, intensificandosi vicendevolmente. Così, l'inizio diventa fine e la fine inizio, riconsegnando al presente il passato, nella speranza di mutarlo in un futuro, capace di cambiare la fatale staticità di una "malasorte" annunciata.

La vedova scalza

juliet - 01/03/2007 13:45

voto 5 su 5 5

libro che ti lascia sofferenza dentro! non l'ho letto nemmeno con bramosia o sete di terminarlo: poche pagine al giorno, perché quasi mi faceva male leggere il dolore su quelle pagine. la crudeltà e la sete di vendetta che una giovane donna di appena vent'anni lasciava trasparire anche nelle frasi più banali. Mi faceva male leggere il destino ingiusto di un'anima pura destinata a soffrire, senza colpe né torti, se non quello di aver seguito il suo cuore e scelto di vivere con l'uomo che amava! appena terminato son andata a rileggermi il primo capitolo: se magari mi è sfuggita qualcosa? E se magari non ho capito io??? Ho frainteso? La consapevolezza di pagine e pagine di tormenti letti mi ha dato molti più indizi; e rileggere nuovamente quel primo capitolo, mi ha fatto apprezzare ancora di più il libro. Conseguenza non voluta, però? L'amaro in bocca...

La vedova scalza

alfio.c - 27/01/2007 10:43

voto 4 su 5 4

Lo potremmo chiamare il nuovo Bufalino sardo,di certo Niffoi sa scrivere con l'intensità e la poetica di chi sa vedere le cose al di là di esse. La storia ci prende dentro e ci regala virtuosismi letterari, addirittura le sue numerose forme dialettali ( aimè manca un glossario) non ci infastidiscono più di tanto. il suo meritatissimo premio campiello ne è stata la giusta premiazione e consolidazione nel mondo della letteratura impegnata.

La vedova scalza

Anonimo - 07/01/2007 16:38

voto 2 su 5 2

Storia faticosa da leggere per l'uso eccessivo del sardo anche quando non è necssario per il racconto. Anche la vicenda non è particolarmente interessante ed è scontata sin dal'inizio. Certamente sopravvalutato.

La vedova scalza

Anonimo - 06/01/2007 17:22

voto 2 su 5 2

Come altri hanno già sottolineato l'uso del dialetto, quasi sempre inutilmente, rende molto faticosa la lettura. Autore a mio avviso molto sopravvalutato. La storia, poi, è di scarsissimo interesse e il modo di raccontarla non riesce certo a rendere il libro interessante. Sconsiglio l'acquisto

La vedova scalza

Anonimo - 19/09/2006 15:37

voto 5 su 5 5

Molti romanzi sono interessanti, altri godibili. Altri ancora sono belli, poi ce ne sono altri che sono proprio bellissimi. Pochi altri ancora sono, poi, straordinari. Uno scalino sopra, però, c'è un insieme di altri libri: i capolavori. Irragiungibili nella loro unicità e splendore. La vedova scalza è uno di questi. Una vera e propria festa per coloro che amano la lettura, i romanzi, la poesia. Per parafrasare un libro di Ammaniti, ''La vedova scalza'' ti prende e ti porta via.

La vedova scalza

Giusy - 12/09/2006 22:12

voto 5 su 5 5

Sì, perchè la profondità di scrittura di Niffoi è talmente notevole che sfogliare le pagine de LA VEDOVA SCALZA ti trasporta indietro nel tempo e puoi sentire l'odore acre del sangue e il profumo dolce e quasi nausebondo dei fiori selvatici. Leggi e sei lì con la protagonista e ti pare di sentire con lei il freddo della terra. Come lei senti il dolore per la tragedia. Ci sono scrittori che quando scrivono donano arte, regalano momenti di vita. Niffoi è sicuramente uno di loro. Lo apprezzo ancora di più come uomo perchè è un diverso, non è mai nella massa, si erge al di sopra e non teme il suo pensiero, chiunque sia l'interlocutore non si tira indietro.

La vedova scalza

Anonimo - 18/05/2006 19:18

voto 5 su 5 5

La vedova scalza è un viaggio struggente e crudo, violento e poetico. E' difficile distinguere la poesia dalla narrativa, mentre si ''beve'' questa nuova straordinaria storia di Niffoi. Il suo modo di scrivere è un mescolarsi continuo tra metafore e suoni, tra lutti e vendette. Niffoi in questo romanzo usa molto di più la lingua sarda, quella barbaricina di Orani, rispetto ai lavori precedenti (La leggenda di Redenta Tiria, e gli altri quattro pubblicati da Maestrale). E il lettore a volte si trova spiazzato. Perché è difficile afferrare il significato di tutte le parole. Sarebbe stato utile un piccolo glossario, almeno alla fine, con i significati dei termini sardi usati. Ma pazienza, La Vedova Scalza è una vera opera d'arte e si fa perdonare tutto. Niffoi è un gradino più in alto rispetto ai contemporanei più bravi.

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