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Le benevole
Le benevole

Le benevole

by Jonathan Littell
pubblicato da Einaudi

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Nato in Alsazia da padre tedesco e madre francese, Maximilien Aue dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti nel nord della Francia. Svolge bene il suo lavoro, è un uomo preciso ed efficiente. Preciso ed efficiente, del resto, lo era stato anche negli anni del nazismo, quando, fra il 1937 e il 1945, aveva fatto carriera nelle SS in Germania. Pur essendo un nazionalsocialista convinto, il giovane e brillante giurista era entrato per caso nel corpo, punta di diamante del Reich hitleriano: fermato dalla polizia dopo un incontro omosessuale, aveva accettato di arruolarsi per evitare la denuncia, grazie anche all'intercessione di Thomas Hauser, un giovane ufficiale che in seguito sarà sempre al suo fianco nei momenti decisivi. Nel 1941 Max è sul fronte orientale, dove nell'ambito delle Einsatzgruppen dà il suo contributo al genocidio di ebrei, zingari e comunisti. Trasferito nel Caucaso e poi nella Stalingrado accerchiata dall'Armata rossa, sopravvive miracolosamente a una grave ferita alla testa. Durante la convalescenza ristabilisce per la prima volta dopo molti anni i contatti con la madre che vive in Costa Azzurra con il secondo marito, un uomo d'affari francese. A lei attribuisce, con odio feroce, sia la scomparsa del padre, sia il distacco da Una, la sorella gemella, alla quale sin dall'infanzia è legato da un mai risolto rapporto incestuoso. I fatti sanguinosi legati a questo soggiorno in Costa Azzurra rimangono anche per lui avvolti in una fitta nebbia. Dopo il rientro in Germania, lavora a stretto contatto con Himmler, con Speer, con Eichmann, con tutta la gerarchia nazionalsocialista, cercando di innalzare la produttività dei detenuti nei campi di concentramento. Per la Germania tuttavia, la guerra ormai è persa, la Wehrmacht arretra su tutti i fronti: nel corso di una licenza in Pomerania nella villa della sorella, Max resta intrappolato dietro le linee nemiche. Thomas lo salva anche in questa occasione e insieme raggiungono la capitale del Reich, devastata dai bombardamenti alleati. Qui, al crepuscolo del nazismo, gli viene in aiuto il suo bilinguismo: assumendo l'identità di un francese deportato in Germania, riesce a fuggire.
Grande affresco epico e tragico, non romanzo storico, ma storia assoluta in cui sembrano condensarsi i temi di tutta la letteratura occidentale, dall'"Orestea" di Eschilo a "Vita e destino" di Vassilij Grossman, "Le benevole" ci fa rivivere gli orrori della Seconda guerra mondiale dal punto di vista terribile e ripugnante dei carnefici. Trascinato dalla corrente della Storia e inseguito da fantasmi che, come le furie "benevole" dei Greci, le Eumenidi, cercano vendetta, Maximilien Aue, è parte di noi, la parte piú nera. E forse l'impresa e lo scandalo di questo grande romanzo, come ha scritto lo storico Pierre Nora, sono proprio quelli di "ricondurre all'umano l'inumano totale".

Dettagli

Generi Gialli Noir e Avventura » Narrativa di Avventura » Storie di guerra , Romanzi e Letterature » Avventura

Editore Einaudi

Collana Supercoralli

Formato Rilegato

Pubblicato 01/01/2007

Pagine 953

Lingua Italiano

Titolo Originale Les bienveillantes

Lingua Originale Francese

Isbn o codice id 9788806187316

Traduttore Margherita Botto

11 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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Le benevole

Anonimo - 13/01/2009 15:00

voto 5 su 5 5

Un capolavoro! Le descrizioni delle vicende di guerra in Ucraina e Stalingrado sono a dir poco da antologia. E' un libro anche crudo, violento; le scene di sesso sono assolutamente funzionali alla descrizione del personaggio travolto dalla storia del Nazismo. Le rievocazioni della giovinezza sono struggenti. Maximilien Aue credo resterà uno dei personaggi più importanti della letteratura del primo decennio del 2000. Sono a dir poco rimasto stupefatto dopo aver appreso che il libro è stato scritto da un autore nato nel 1967! Magari avessimo un Littell in Italia! Da leggere assolutamente!

Le benevole

Anonimo - 06/01/2009 18:25

voto 5 su 5 5

Un libro formidabile, da leggere tutto d'un fiato. Non bisogna lasciarsi spaventare dalle 950 pagine: il racconto è sempre avvincente e ti catapulta meglio di un qualsiasi altro libro storico dentro il terribile conflitto della seconda guerra mondiale. C'è da augurarsi che l'Autore abbia in larga parte esagerato...non è possibile che si siano raggiunti tali livelli di crudeltà.

Le benevole

Anonimo - 14/11/2008 14:24

voto 0 su 5 1

Uno dei libri peggiori che abbia mai letto. Si parla di nazismo o è anche un libro quasi porno? Questi racconti fin troppo dettagliati sui rapporti occasionali con altri uomini e sulle fantasie erotiche con la propria sorella. Non vedevo l'ora di finirlo ed infatti ho impiegato ben 3 mesi, mai accaduto sino ad ora...

Le benevole

Giancarlo Fallai - 22/07/2008 11:12

voto 5 su 5 5

Mi unisco al coro di consensi per questo grandissimo terribile (a volte insostenibile) romanzo. Anch'io ho faticato e molto a portare a termine Le benevole, ma con nessun libro mi è mai successo quello ho provato con questo: quando mi staccavo dalle pagine (impossibile leggerlo tutto d'un fiato) mi rendevo conto che, anche a distanza di ore, i miei pensieri erano come inseguiti (perseguitati) da quello che avevo letto e oggi che il romanzo ho finito di leggerlo continuo a provare ancora questa sensazione. Credo sul serio che il romanzo di Littell sia in assoluto uno dei più grandi libri della letteratura moderna.

Le benevole

alfio - 20/04/2008 10:17

voto 5 su 5 5

Un capolavoro di inaudita forza letteraria, una lettura che sa sedimentare interesse forza e riflessione sulla più grande carneficina sistematica mai avvenuta. Un originale resoconto visto dalla parte del male, una storia di tormenti e furie, di storia e di cavilli dell'anima, di barbarie e turbe psichiche che lacerano la mente dell'uomo. Una storia indimenticabile scritta con introspezione e virtuosismo narrativo. Un libro per chi ama la lettura, un libro duro e forte che odora già di classico.

Le benevole

Luigi P. - 07/04/2008 10:09

voto 4 su 5 4

Avevo già letto altri libri sull'occupazione tedesca dell'est e sulla questione ebraica, ma sempre mettendomi dalla parte della vittima. In questo libro chi racconta è un ufficiale tedesco, per nulla esaltato nè killer omicida... ma solo un 'buon soldato'. Effettivamente il libro ti lascia qualcosa, ti fa riflettere pesantemente e capire, almeno in parte, la lucida follia di quell'epoca legata alle idee di purezza della razza che permeavano tutta l'Europa, non solo la Germania. Il libro si perde un po' nella parte finale in cui l'autore, secondo me, poteva provare ad essere più sintetico, ma per il resto direi che merita, è un libro che ciascuno dovrebbe avere nella sua biblioteca personale e che aiuta a capire meglio i pensieri, le emozioni e le grandi tragedie dell'ultima guerra.

Le benevole

Anonimo - 11/03/2008 10:07

voto 4 su 5 4

Credo che nn si possa nn dire che questo romanzo è magistrale. Completo a livello storiografico e complesso a livello umano. Leggerlo è stato faticoso per me e il desiderio di abbandonarlo mi ha colto numerose volte, forse nn avevo lo stato d'animo adatto, ma nn sono comunque riuscita ad abbandonarlo; e forse è questa la forza di un libro. Nn lo consiglierei mai a qualcuno ma solo perchè credo che ognuno debba realmente sentire dentro il desiderio di farlo. E ora qualcuno mi dica perchè nn abbiamo in Italia scrittori così...

Le benevole

Maristella - 16/02/2008 13:01

voto 4 su 5 4

Coronato da una moltitudine di consensi e da altrettante aspre critiche, il romanzo dell'esordiente Jonathan Littell svetta in cima alle classifiche francesi, vincendo anche il Premio Goncourt e il Gran Premio del Romanzo dell'Accademia di Francia e diventando un caso editoriale anche in molti altri paesi. Un'opera imponente che sfiora le 1000 pagine e che non può essere certamente affrontata a cuor leggero per l'argomento doloroso, brutale ed inquietante di cui tratta: la Seconda Guerra mondiale e la visione della dottrina nazionalsocialista che sfocia nell'orrore della Shoah e degli eccidi di massa, questa volta, vista attraverso l'ottica dei carnefici. La guerra è finita ormai da tempo. Il protagonista, Maximilien Aue, dirige con perizia in Francia una fabbrica di merletti e ripensa al suo passato di ufficiale delle SS nel periodo che parte dal 1937 al 1945. Un lungo e particolareggiato ricordare tutta la storia del nazismo e delle sue gerarchie, alla luce di un'ideologia collettiva e satura di razzismo ed assolutezza che ci fa rivivere le varie campagne di guerra nei paesi dell'est e l'efferatezza degli eccidi di massa, per ricondurci, infine, in una Berlino disfatta ed in fiamme. Gli orrori perpetrati vengono riportati con la freddezza analitica di chi non nutre pentimento per ciò che ha condiviso ed eseguito ma, nello stesso tempo, non si trincera dietro la giustificante frase "Ho obbedito agli ordini" e in modo crudele e nel contempo disperato ci mostra tutto, senza nulla nascondere, dell'inammissibile oscenità dei pensieri e delle azioni compiute, accompagnandoci in un viaggio all'interno della parte più nera dell'umanità. La vita e le vicende personali di Max Aue si intrecciano fortemente alla Storia evidenziando un personaggio particolare e contorto. Omosessuale, gemello incestuoso, forse matricida, preciso ed efficiente, politicamente convinto anche se non pienamente condividente, amante della musica, della letteratura e della filosofia, vive in un clima di allucinata e criminale "normalità" che alla fine non pagherà alcuna delle sue colpe né alla Storia stessa né alla vita, perché un destino "benevolo" riuscirà a dissimulare ogni delitto, ammantandolo di tradimento e di freddo calcolo e occultandolo nelle pieghe più profonde ed oscure dell'animo. Littell, fa muovere il suo personaggio in un'aura di paradossale consuetudine inserita in un contesto di deliri e atrocità collettive e personali e in una quotidianità malata che sembra narcotizzare e manipolare le coscienze fino a ricondurre "l'umano all'inumano totale". Ci si sente sprofondare in questo viaggio incredibile e sterminato nella perversione assoluta, accompagnati dalla fatica crescente nel decifrare la nomenclatura delle gerarchie tedesche, incagliati nelle fitte pagine burocratico-militari, distolti da impetuose ondate di erudizione filosofica e filologica, coinvolti dalla follia crescente che dilaga intridendo ogni parola e ogni pensiero di raccapriccianti visioni. E il disgusto maggiore scaturisce dall'incalzante domanda che il protagonista sembra rivolgere incessantemente al lettore: "Tu, che sei mio fratello, in quanto umano come me, tu che ora stai in una situazione di calma e privilegio, se ti fossi trovato al mio posto, cosa avresti fatto? Io sono colpevole, tu non lo sei, mi sta bene. Ma saresti capace di dire a te stesso che ciò che ho fatto io l'avresti fatto anche tu?" Parafrasando Primo Levi, ci si potrebbe chiedere: "Anche questo è un uomo?" Purtroppo, se tutto ciò è accaduto, la probabile risposta potrebbe essere "Sì, anche questo lo è". Le Furie non cercano più vendetta, si tramutano in Eumenidi e non graffiano più l'anima scavando rimorsi e sensi di colpa. Ma non perdono la loro natura e con sottile malvagità elargiscono un ultimo e sinistro dono: la sconvolgente consapevolezza del Male che dimora nell'uomo.

Le benevole

Daniele - 16/12/2007 16:48

voto 4 su 5 4

Le 4 stelle del voto trovano ragione innanzitutto nel fatto che, volenti o nolenti, l'impervio romanzo di Littel andrebbe letto ''comunque''. Ritengo che tale considerazione sia applicabile ad una manciata di libri che restano indiscutibilmente nelle coscienze degli amanti del bel leggere del XX secolo. Del XXI, pur agli albori, non mi risulta qualcosa di paragonabile a Le benevole. Dico ciò perché sono certo di una cosa: al termine della lettura (se ci riuscirete, rileggete l'aggettivo che ho usato sopra), sarà impossibile che rimaniate nell'indifferenza. Le benevole si ama e si odia, ripugna e affascina, indigna e scandalizza, incuriosisce e annoia. In alcuni momenti è da gettare contro un muro, in altri non si riesce a pensare ad altro se non ad andare avanti. Insomma, se amate leggere per rilassarvi, per distrarvi o distendervi, questo non è il libro per voi. Se invece pensate che la letteratura possa, poco o tanto non ha importanza, aiutarvi a comprendere meglio il vivere e il vissuto, l'uomo e l'umanità, con il peggio e il meglio che c'è di connaturato con essi, fatevi accompagnare da Littel in uno dei meandri più bui che la storia abbia mai prodotto.

Le benevole

Grizzly - 16/12/2007 16:02

voto 4 su 5 4

E' un libro monumentale che narra gli orrori della seconda guerra mondiale e la Shoah raccontandola dal punto di vista dei carnefici. Il protagonista è Maximilian Aue, coprofilo, incestuoso, pederasta, per una serie di circostanze fortuite, si trova ad essere testimone di tutti i più tragici eventi del secondo conflitto mondiale, fino al bunker di Berlino al fianco del Furher, memorabile è la scena in cui morde in naso di Hitler. Uniche pecche del libro: il finale eccessivamente frettoloso e le centinaia di sigle che indentificano le varie gerarchie militari naziste.

Le benevole

Capataz - 31/10/2007 11:39

voto 4 su 5 4

Dalle Eumenidi di Eschilo alle Benevole di Littell, è impossibile non rimanere affascinati da un romanzo bello, violento e terribile. Max Aue è un nazista non pentito che vive in Francia dopo essere sfuggito alla giustizia dei vincitori e che ci fa partecipi del suo personale viaggio nell'inferno della II guerra. Libro quasi perfetto e non spaventatevi se ad una prima occhiata vi appare anche troppo corposo, Le Benevole vi conquisterà sin dalle prime pagine e, questo ve lo posso dire con certezza, vi lascerà qualcosa.

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