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C'è un tratto di mare che è ponte e confine tra due Paesi. Farid lo vede per la prima volta la notte che fugge dalla sua casa ai confini del deserto, lasciandosi alle spalle la gazzella che mangiava dalle sue mani: "credeva di poterci camminare sopra come le navi, invece è bagnato e succhia da sotto". Vito, dalla Sicilia, guarda quello stesso mare come una discarica di avanzi e di barche mai arrivate. Ne raccoglie le grida, ne conserva le tracce. Sono pezzi di memoria: la sua, quella di Farid e di tutti quelli che saranno i suoi e i nostri figli. E poi ci sono le madri. Angelina, che di quel mare ha lo stesso sguardo azzurro, la stessa calma, e dentro la tempesta. E Jamila, che spera di veder morire suo figlio prima di lei per non lasciarlo morire da solo - e dire che quel viaggio doveva durare quanto una ninna nanna. C'è tutta la gente che ha sognato "una terra facile, senza armi. Una benedizione. Non sapeva che fosse senza fine, che gridasse da tutte le parti".
Dopo "Venuto al mondo", Margaret Mazzantini torna a farsi carico di una storia controversa, quella che unisce l'Italia e la Libia. Dagli italiani spinti in Africa dal fascismo alla cacciata dei Tripolini nel 1970, fino alle migrazioni imposte da una guerra ancora in corso, la scrittrice dà voce a chi è sempre costretto a lasciare, perdere, rinunciare, a volte in cambio di niente. Una favola viva e pulsante, capace di trasformare il dolore in letteratura: "Mare al mattino" è la conferma di un talento raro, e la dimostrazione che è ancora possibile parlare a un pubblico vasto senza rinunciare alla qualità della scrittura.

La nostra recensione

Lungo la costa libica, il piccolo Farid guarda il mare dal barcone su cui la madre lo ha condotto dopo un lungo viaggio in mezzo al deserto, istantanea di un cimitero a cielo aperto dei tanti profughi che non ce l'hanno fatta. Avvolto nel velo di Jamila, mamma e vedova bambina, Farid non si chiede cosa lo aspetti, mentre le coste della Libia si fanno sempre più lontane, e pensa alla gazzella che fino al giorno prima mangiava dalle sue mani. Dall'altra parte delle acque, a Lampedusa, c'è Vito, giovane siciliano. Lui il mare lo porta dentro di sé: si sente più pesce che uomo. Sua madre per undici anni è stata araba, finché Gheddafi non ha deciso che araba non era, costringendo tutti gli italiani di Tripoli a rientrare in una patria non più loro. Vito è cresciuto con i racconti della madre e della nonna, il sapore dell'Africa sul palato, la "nostalgia che diventa catrame". Lampedusa, isola bella di sole e di cielo, accoglie e raccoglie tutto il dolore e lo scompiglio di un popolo che non sa di essere stato inviato in Italia come un'arma. Dolore e abbandono ma anche una luce di speranza in questo romanzo forte e delicato che posa sulla guerra lo sguardo intimo di Margaret Mazzantini. In sole 123 pagine l'autrice descriveil controverso e storico rapporto tra Italia e Libia attraverso i volti e le voci di Angelina e Jamila, Vito e Farid, due figli e due madri, due diverse storie di emigrazione ma lo stesso mare di fronte, la stessa voglia di una vita migliore. Di una vita, se non altro.
bol.it

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Einaudi

Collana L'Arcipelago Einaudi

Formato Brossura

Pubblicato  18/11/2011

Pagine  127

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806211134


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