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Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo
Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo

Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo

by Diego Fusaro
pubblicato da Bompiani

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Descrizione

La modernità è anche la storia del nesso di tensione, adattamento e contrasto tra la filosofia e l'assolutizzazione del mercato in cui si condensa lo spirito del capitalismo. Sulle orme di Hegel e di Marx, il libro delinea una fenomenologia dello spirito del capitalismo condotta sui due piani della storia della modernità e delle principali figure del pensiero che l'hanno animata. Massima alienazione dell'uomo rispetto alle proprie potenzialità ontologiche, l'odierno monoteismo del mercato è la prima società in cui regna sovrano il principio metafisico dell'illimitatezza, il "cattivo infinito" della norma dell'accumulazione smisurata del profitto a scapito della vita umana e del pianeta. In questo scenario, la filosofia resta il luogo del rischio assoluto: infatti, essa è il luogo della possibile resistenza al nichilismo della forma merce e, insieme, della sua eventuale legittimazione in stile postmoderno. Saggio introduttivo di Andrea Tagliapietra.

Dettagli

Generi Psicologia e Filosofia » Filosofia occidentale e Storia della filosofia » Storia della Filosofia occidentale » Filosofia: Specifiche aree » Filosofia sociale e politica

Editore Bompiani

Collana Tascabili. Saggi

Formato Tascabile

Pubblicato 13/03/2012

Pagine 504

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788845270130

1 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo

Anonimo - 21/05/2012 15:59

voto 5 su 5 5

In questo splendido saggio l'autore rovescia tutte le categorie dominanti all'interno dell'asfittico dibattito contemporaneo: i Presocratici sono presentati come legislatori comunitari della polis; il pensiero medievale come un'onto-teologia dell'essere sociale in cui Dio è anche metafora del bonum commune; Fichte, Hegel e Marx come la "coscienza infelice" della borghesia; Cartesio come l'avviamento dell'oblio dell'essere sociale; il Postmoderno come la razionalizzazione del disincanto e la rassegnata accettazione della logica illogica del mondo del mercato; destra e sinistra come categorie obsolete incapaci di interrogare il "capitalismo speculativo" odierno. Il libro chiede insomma una metànoia (una conversione intesa come "meta-nous"), e soprattutto il coraggio di guardare nel cannocchiale in cui i Bellarmino di oggi si rifiutano ostinatamente di guardare

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