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Montedidio
Montedidio

Montedidio

by Erri De Luca
pubblicato da Feltrinelli

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"Chi salirà nel monte di Dio? Chi ha le mani innocenti e il cuore puro." Un quartiere di vicoli a Napoli: Montedidio. Un ragazzo di tredici anni va a bottega da Mast'Errico, il falegname. E' l'inizio della sua vita nuova, la vita che a sera, a casa, in una casa vuota per l'assenza del padre e per la malattia della madre, il ragazzo va scrivendo su una bobina di carta avuta in regalo dal tipografo di Montedidio. Ha anche un altro regalo, che porta sempre con sé, un "bùmeran", un legno nato per volare che il padre ebbe a sua volta da un marinaio di passaggio. Così passano i giorni: Mast'Errico gli insegna il mestiere e Don Rafaniello, uno scarparo che Mast'Errico tiene ospite a bottega, gli insegna a pensare sugli uomini e sulle cose.

Questo libro è nella nostra lista Erri De Luca: i 5 libri più belli

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Feltrinelli

Collana Universale economica

Formato Tascabile

Pubblicato 13/02/2013

Pagine 144

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788807881510

1 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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Montedidio iloveipazia

iloveipazia - 17/06/2014 12:15

voto 4 su 5 4

Un paio danni fa ho avuto il piacere di vedere e ascoltare Erri de Luca e mi sono scoperto ad osservare che il suo modo di parlare sembrava rispecchiarsi molto bene nella sua scrittura: il ritmo regolare del suo eloquio, privo di brusche accelerazioni o di ripensamenti e incertezze, con una sottile musicalità quasi da cantastorie; lattenzione sempre percepibile per la scelta delle parole; il suo modo di scandire una voce potente e cristallina da attore di teatro e, al tempo stesso, lapparente fatica di parlare con una lingua che pareva non essere la sua più autentica, quella con cui parla la voce della sua anima. Anche in questo romanzo breve, infatti, la napoletanità emerge come un dato centrale della sua biografia e proprio dal contrasto tra la lingua italiana e il dialetto napoletano prende avvio una riflessione di carattere antropologico intessuta allinterno della narrazione: litaliano è una lingua straniera, la lingua del Potere (con litaliano uno si difende meglio), dunque una lingua distante, fredda, quasi burocratica (scrivo in italiano perché è zitto e ci posso mettere i fatti del giorno, riposati dal chiasso del napoletano), una lingua incapace di comunicare le passioni che smuovono il napoletano, inabile ad esprimere la diversa sensibilità che lo caratterizza, in definitiva una lingua morta. Erri descrive un mondo di povertà materiale, ma non spirituale. Con i suoi personaggi mette in scena un popolo che vanta un suo codice morale e un suo proprio senso dellonestà non imposto da uneducazione esteriore; gente che si prende molta confidenza persino con Dio, intrattiene con lui un rapporto simpaticamente blasfemo (Rafaniello dice che a forza di insistere Dio è costretto a esistere, a forza di preghiere si forma il suo orecchio, a forza di lacrime nostre i suoi occhi vedono, a forza di allegria spunta il suo sorriso, p.57). Ma è un privilegio che questo popolo si è preso per ciò che ha vissuto, perché ha conosciuto lo schifo, ha visto troppo dolore e troppa violenza. A Napoli ci si deve arrangiare per vivere, perché non cè Dio cui rivolgersi, né uomo o istituzione che non mettano davanti a tutto i lori interessi particolari, non cè niente di sicuro cui aggrapparsi né fondamenta solide sulle quali costruire le proprie fortune, non si può nemmeno aver la pretesa di desiderare qualcosa. Il caso sembra essere il vero padrone delle vite dei napoletani. In questo panorama di macerie, ciò che tiene vivo e vitale, persino allegro, il napoletano è forse la banale consapevolezza che noi non bastiamo a noi stessi, in nessun caso, e che lAltro può essere la nostra vera ricchezza. Il legame affettivo si configura anche come legame di sopravvivenza e questo lo rende ancora più intenso, solido come cemento (I nostri corpi alleati fanno i nodi). In conclusione, le frasi di Erri ti sferzano il viso come un vento deciso che trasporta neve e ghiaccio, lasciando sulla pelle una sensazione di freschezza nuova, ma segnando il viso fino a renderlo diverso da quel che era.

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