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Mussolini e il petrolio iracheno. L'Italia, gli interessi petroliferi e le grandi potenze
Mussolini e il petrolio iracheno. L'Italia, gli interessi petroliferi e le grandi potenze

Mussolini e il petrolio iracheno. L'Italia, gli interessi petroliferi e le grandi potenze

by Mauro Canali
pubblicato da Einaudi

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15,00 12,75
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Descrizione

Il racconto della "questione di Mossul", che si trascinò dal 1919 al 1926, è la storia di una piccola guerra politico-diplomatica che si svolse alla luce del sole, senza cautele o remore, e che per questo rappresenta un'occasione unica per cogliere in nuce alcuni dei caratteri dominanti del Novecento. Nella lotta per il petrolio iracheno, subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, si misurarono ceti politici tradizionali, come quelli italiani, che ancora coniugavano il prestigio internazionale con il possesso di territori, e classi dirigenti piú moderne, come quella inglese e americana, consapevoli che la partita ormai si giocava sul possesso di fonti energetiche e materie prime. Fu il primo conflitto che impegnò le due nazioni europee piú forti, Francia e Inghilterra, contro la potenza americana, la quale nello scontro mostrò di aver raggiunto la consapevolezza di rappresentare il futuro, mentre le potenze europee erano il passato, sapendo bene che la guerra era stata vinta grazie al suo decisivo contributo e che la sua economia e le sue finanze erano avviate a dominare il mondo.

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Mussolini e il petrolio iracheno. L'Italia, gli interessi petroliferi e le grandi potenze nuoropt

Marco Innocenti - 13/01/2013 21:49

voto 4 su 5 4

La minuziosa disamina dell'autore, oltre a illuminare su vicende di uno scacchiere geopolitico finora poco trattato, fornisce un quadro tanto realistico quanto deprimente della classe politica italiana liberale che guidò il paese a cavallo della Prima Guerra Mondiale. Abbagliati dalle mire di dominio sulla costa dalmata sulla quale era ormai inevitabile l'espansione prima serba e poi jugoslava, i vari Giolitti, Sonnini e Nitti si disinteressarono completamente delle enormi possibilità di sfruttamento economico non solo delle ex-colonie tedesche in Africa, ma soprattutto degli ex-possedimenti dell'Impero Ottomano in Asia. La questione petrolifera dell'area di Mossul, ceduta al neonato regno dell'Iraq, è emblematica. Mentre Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti si disputavano le concessioni per l'estrazione di quantità favolose di petrolio, l'Italia si accontentava di sognare qualche povera miniera di carbone in Anatolia e aree di influenza in Turchia che sarebbero state alla lunga indifendibili e prive di ogni significato economico. Come potenza vincitrice della guerra, l'Italia avrebbe potuto pretendere parità di trattamento in Iraq e invece lasciò campo libero agli alleati, che si spartirono ogni ricchezza. Anzi in occasione di summit diplomatici convocati per definire gli assetti di quelle aree (come accadde al convegno di Sanremo), mentre l'Italia disquisiva su questioni di principio e su argomenti privi di ogni concretezza, le altre potenze raggiungevano accordi, tenuti peraltro segreti, che andavano proprio contro gli interessi italiani. La fine dell'Italia liberale e l'avvento del fascismo non mutarono affatto la penosa situazione. La retorica e il falso decisionismo mussoliniano non impressionarono certo inglesi e francesi. Solo a metà degli anni '30 l'Italia riuscì ad avviare un serio programma di sfruttamento petrolifero in Iraq tramite una società privata guidata dall'Agip con soci stranieri, di cui progressivamente acquisì il capitale di maggioranza. Quando si era ben compreso che quelle ricchezze petrolifere avrebbero risolto ogni problema energetico nazionale, facendo dell'Italia anche un grosso esportatore di greggio, Mussolini ordinò la svendita delle quote azionarie per dedicarsi solo alla guerra d'Etiopia, la quale portò sanzioni economiche, perdite umane rilevanti e nessun vantaggio economico.

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