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Ninfe
Ninfe

Ninfe

by Giorgio Agamben
pubblicato da Bollati Boringhieri

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«In Paracelso, la ninfa si presenta come una creatura in carne e ossa, creata a immagine dell'uomo, che può acquistare un anima solo unendosi con lui. La congiunzione amorosa con l'immagine, simbolo della conoscenza perfetta, diventa in Boccaccio l'impossibile unione sessuale con una imago trasformata in creatura che "beve e mangia"...» Così, il filosofo Giorgio Agamben si avventura nell'indagine sulla natura misteriosa e doppia delle Ninfe, mettendo in campo riflessioni sulla letteratura, la filosofia, la mitologia, la storia dell'arte e l'antropologia. Rifacendosi alla lezione di Aby Warhurg che, utilizzando tutte queste "piste indiziarie", seppe dare una nuova e feconda lettura del mondo delle immagini, Agamben torna a lavorare sui materiali di "Stanze", ragionando su queste figure che paiono essere una delle chiavi più ricche per penetrare la mitologia degli antichi e anche certe costanti della nostra storia psicologica rispetto al rapporto tra Anima e Sessualità.

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Ninfe maurortis

Mauro Ortis - 21/05/2013 20:22

voto 4 su 5 4

Posto che l'uomo è l'immagine di Dio, e la ninfa l'immagine dell'uomo, Agamben conclude questo suo breve saggio con l'affermazione che la ninfa è dunque l'immagine dell'immagine. La filosofia, da Aristotele a Cartesio, ha visto nel senso interno o phantasia, l'organo indispensabile affinchè sia possibile la comunicazione tra il corporale e lo spirituale, l'umano e il divino. L'immaginazione (termine che traduce il latino phantasia) guarda contemporaneamente al sensibile e all'intelligibile e li mette in contatto. Senza di essa non è possibile il conoscimento, la percezione: intelligere sine conversione ad phantasmata est [animae] praeter naturam, scriveva Tommaso d'Aquino. L'immaginazione è dunque uno stadio intermedio e l'anima le appartiene o sarebbe meglio dire che l'immaginazione appartiene all'anima; questa giace infatti un uno spazio liminale tra la materia e lo spirito, quello spazio mundus imaginalis che permette all'uomo avere contatti con il divino. Secondo la scolastica l'intelletto agente era quella parte dell'anima che conteneva l'immagine divina, anzi era esso stesso l'immagine di Dio, e lo differenziavano dall'intelletto possibile (o intelletto materiale nella terminologia averroniana) che invece era "a somiglianza" di Dio. Agamben si allaccia a questa antica questione e stabilisce che loggetto dellamore che Dante chiama ninfa rappresenta, nei poeti damore, il punto in cui limmagine o fantasma comunica con lintelletto possibile. Aumentata di un contenuto erotico la ninfa viene messa in relazione non solo con l'immagine o idea platonica di un oggetto che mobilizza e dinamizza l'essere in forma continua, ma anche con l'anima, in quanto l'amore è, platonicamente parlando, un aspetto dell'anima, e il filosofo l'amante par excellence. In questo senso è che dobbiamo considerare allora la ninfa come essenzialmente il simbolo dell'anima, o l'anima stessa (psyche) secondo l'ottica neoplatonica (vedi per esempio Porfirio, L'antro delle Ninfe) assillata costantemente dal problema dell'incarnazione dell'anima e del suo ritorno al divino.

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