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Piccoli equivoci senza importanza
Piccoli equivoci senza importanza

Piccoli equivoci senza importanza

by Antonio Tabucchi
pubblicato da Feltrinelli

5,95
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Descrizione

Una Toscana segreta e stregata, una stazione della Riviera, una Lisbona baudelairiana, un rallye di automobili d'epoca, un persecutore implacabile dall'aria distinta in un treno da Bombay a Madras. I racconti di Tabucchi sembrano, a una prima lettura, avventure esistenziali, ritratti di viaggiatori ironici e disperati. Poi l'apparente sintonia fra il reale e il narrato diventa all'improvviso turbamento e sconcerto. Come degli obliqui "racconti filosofici", le storie di Tabucchi si trasformano in una riflessione intorno al caso e alla scelta, un tentativo di osservare gli interstizi che attraversano il tessuto dell'esistenza. Nelle pagine di Tabucchi aleggia un'inquietudine metafisica che evoca la migliore tradizione italiana da Piero della Francesca a De Chirico, a Pirandello. Ma questo scrittore, che ama i personaggi eccentrici e le vite sbagliate, carica i suoi enigmi di una luce strana; i suoi geroglifici "polizieschi" sono le ricerche di un investigatore che non cerca risposte, ma un messaggio, un segnale, un'apparizione.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani » Racconti e antologie letterarie

Editore Feltrinelli

Collana Universale economica

Formato Tascabile

Pubblicato 03/01/2013

Pagine 150

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788807880490

1 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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Piccoli equivoci senza importanza paolina89

Paola Lorenzini - 20/05/2013 17:15

voto 5 su 5 5

Questo libro si trovava nella mia wishlist da un po di tempo Antonio Tabucchi è uno dei miei scrittori preferiti, e questa per me era una piccola chicca che mi ero persa, distratta dai nomi altisonanti dei celeberrimi romanzi: Notturno indiano, Sostiene Pereira, Tristano muore Piccoli equivoci senza importanza (già solo per il titolo meriterebbe la lettura) è una raccolta di undici racconti, di cui li primo dà il titolo allintera opera. Undici racconti tra loro indipendenti, che possono essere letti senza continuità, scritti con la prosa perfetta e piacevole cui Tabucchi ci ha abituati. Racconti discontinui, alcuni sicuramente più di pregio di altri, ma caratterizzati tutti da questi piccoli equivoci senza importanza, o piccoli equivoci senza rimedio, come egli stesso scrive nel primo racconto: "Perché mentre pensavo questo ho proprio pensato che tutto era davvero un enorme piccolo equivoco senza rimedio che la vita si stava portando via, ormai le parti erano assegnate e era impossibile non recitarle; e anchio, che ero venuto col mio blocchetto per gli appunti, anche il mio semplice guardare loro che recitavano la loro parte, anche questa era una parte, e in questo consisteva la mia colpa, nello stare al gioco, perché non ci si sottrae a niente e si ha colpa di tutto, ognuno a suo modo." Undici racconti postmoderni che cercano di mettere in luce la finitudine della vita umana, e come essa sia sempre in balia di un destino impossibile a prevedersi o a decifrarsi se non nel momento in cui esso si manifesta chiaramente, in quel momento che per dirlo con Joyce può definirsi epifanico. La vita, nei racconti di Tabucchi, si prende gioco dei protagonisti, senza lasciare possibilità di interpretazione che non sia racchiusa in quei piccoli equivoci senza importanza, o senza rimedio. Tabucchi ci offre una serie di chiavi di lettura della vita moderna e contemporanea, che sembrano collocarsi tra lesistenzialismo e il teatro dellassurdo: "E allora mi è venuta una grande stanchezza e una specie di vergogna, e insieme mi è arrivata unidea che mi ha assalito e che non ho saputo decifrare, qualcosa che potrei chiamare il desiderio della Semplificazione. In un attimo, seguendo un gomitolo che si stava srotolando con la velocità di una vertigine, ho capito che noi eravamo lì a causa di una cosa che si chiama Complicazione, e che per secoli, per millenni, per milioni di anni essa ha condensato, strato su strato, circuiti sempre più complessi, sistemi sempre più complessi, fino a formare ciò che ora noi siamo e ciò che stiamo vivendo."

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