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Tocqueville ad Algeri. Il filosofo e l'esperienza coloniale
Tocqueville ad Algeri. Il filosofo e l'esperienza coloniale

Tocqueville ad Algeri. Il filosofo e l'esperienza coloniale

by Domenico Letterio
pubblicato da Il Mulino

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Descrizione

Tra il 1830 e il 1847 l'esercito francese combatté in Algeria una dura guerra di conquista, che portò alla fondazione di una delle più grandi colonie europee. Tra i testimoni della vicenda vi fu Alexis de Tocqueville. I suoi epistolari, gli articoli e i rapporti parlamentari, frutto di due lunghi viaggi nel paese nordafricano e dello straniarne incontro con gli arabi, rivelano un giovane deputato desideroso di partecipare in prima linea alla progettazione delle fondamenta istituzionali del nuovo insediamento. Ne risulta un Tocqueville inedito, interessato alla prassi prima che alla teoria della politica, un fervente colonialista in apparenza lontano dall'intellettuale pacato della "Democrazia in America".

Dettagli

Generi Politica e Società » Ideologie e Teorie politiche » Scienza e teoria politica , Psicologia e Filosofia » Filosofia: Specifiche aree » Filosofia sociale e politica

Editore Il Mulino

Collana Studi e ricerche

Formato Brossura

Pubblicato 22/06/2011

Pagine 233

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788815150530

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Tocqueville ad Algeri. Il filosofo e l'esperienza coloniale

Anonimo - 22/07/2011 06:57

voto 1 su 5 1

Il libro di Domenico Letterio su "Tocqueville ad Algeri" (Il Mulino 2011) sostiene la tesi di un Tocqueville "fervente colonialista", protorazzista e islamofobo. A mio avviso si tratta invece di un libro sbagliato, nelle premesse, nelle argomentazioni e nelle conclusioni. Rispetto a quello di Letterio, molto più equilibrato è il giudizio di de Caprariis, che riferendosi agli scritti algerini di Tocqueville parla delle "analisi acutissime, dei giudizi lluminosi e dei dubbi di Tocqueville" (naturalmente Letterio non cita de Caprariis). Per de Caprariis si rischiano "pericolosi equivoci e incomprensioni" se gli scritti sull'Algeria di Tocqueville diventassero oggetto di "una polemica politica che ha molto poco da spartire con lo sforzo della comprensione storiografica". Se dagli scritti di Tocqueville si traesse la conclusione che egli fosse un "colonialista determinato e senza pentimenti" e che credesse ad una inferiorità razziale degli arabi, ebbene, dice de Caprariis, queste sarebbero "conclusioni sommarie e fuorvianti", che "non ci aiuterebbero affatto a intendere la posizione effettiva di Tocqueville sul problema della colonizzazione, ma soltanto travolgerebbero Tocqueville nelle nostre polemiche, o addirittura ci porterebbero a fargli carico di non avere avuto le nostre persuasioni e propensioni". De Caprariis considera sbagliato "l'astratto rammarico dei posteri che Tocqueville non avesse divinato i problemi della decolonizzazione", e conclude: "sarebbe assurdo scambiare il realismo di Tocqueville col positivismo imperialistico degli ultimi decenni dell'Ottocento". La lucidità e la saggezza di de Caprariis risaltano ancora di più se paragonate ai pregiudizi, alle semplificazioni e alle pretenziose astrusità di Letterio, che cita ampiamente il libro di Le Cour Grandmaison (Coloniser et exterminer), un libro che è stato demolito dagli storici più autorevoli (è stato stroncato da Meynier e Vidal-Nacquet). Nel libro di Letterio ci sono numerose inesattezze. Mi limiterò alle più clamorose. Il progetto di legge sui "campi agricoli" non fu presentato da Tocqueville, ma dal governo francese, e Tocqueville contribuì ad affossarlo. Letterio non parla della lunga e vittoriosa battaglia di Tocqueville per abolire la schiavitù nelle colonie francesi. Tocqueville non ha mai applaudito il ricorso alla tortura da parte delle forze francesi. Tocqueville non era "ambivalente" nei confronti di Bugeaud, il governatore dell'Algeria, ma gli fu sempre ferocemente contrario. Tocqueville non era un "fervente colonialista": la sua attività si riassume in due articoli su un giornale semisconosciuto, un memorandum scritto per se stesso e non destinato alla pubblicazione, un discorso parlamentare e i due interventi sulla legge del 1847, interventi che portarono alle dimissioni del governatore ! Tutto qui il "fervente colonialismo" ? Tocqueville non fu un "convinto sostenitore delle razzie e dell'accanimento della guerra contro donne e bambini", ma criticò ripetutamente e pubblicamente la brutalità delle operazioni militari francesi, denunciandone l'insensatezza e la crudeltà. Per Letterio Tocqueville era un liberale di tipo nuovo, ma questa "novità" per lui consiste nel fatto che volesse colonizzare l'Algeria ! Quanto al Tocqueville "algerino", nessuno ha mai nascosto o minimizzato nulla: gli scritti algerini formano un intero volume delle opere complete di Tocqueville, e tutti gli studiosi ne hanno parlato. Se Letterio avesse letto di più Matteucci, Benoit e altri veri specialisti di Tocqueville, e avesse lasciato da parte persone poco autorevoli sulla materia (per usare un eufemismo) come Spivak, Antonio Negri, Said, Losurdo, Foucault, Le Cour Grandmaison, Marx (vengono citati perfino i Grundrisse!!!), sarebbe stato molto meglio.

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