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Un posto anche per me

by Francesco Abate
pubblicato da Einaudi

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Descrizione

Peppino puoi incontrarlo ogni notte sugli autobus di Roma, con un bustone in mano e la faccia da bambino. E sardo, ma vive a Roma, anzi a Pomezia. Ha trentotto anni, ma è sempre stato un po' "lentarello". La sua voce ingenua, comica, sgangherata descrive il mondo scintillante e decadente delle sue notti, ma anche l'irresistibile compagnia di ultimi del mondo in mezzo a cui è cresciuto e vive: ciascuno aggrappato a un sogno o a un dolore, a un tentativo come un altro per non essere invisibile. Un eroe stralunato racconta tutta la crudeltà di esistere, con uno sguardo infantile e sghembo che diventa l'unica forma di resistenza al male.

La nostra recensione

Ci sono situazioni in cui, a volte, c’è ancora qualcosa di peggio che essere “gli ultimi”, essere “i penultimi”, i dimenticati, i confusi, i senza posto. Così è per Peppino - faccia buona da ragazzo imberbe, abiti dozzinali, cappello calato fino agli occhi per proteggersi dal freddo, mani grasse e candide come tutto il suo corpo - e così è anche per Marisa, l’amica a cui si rivolge per raccontare la sua storia di orfano proiettato all’improvviso dalla Svizzera alla Sardegna, in un mondo non suo, non voluto; quell’amica d’infanzia che un posto però, suo malgrado, lo troverà, come scopriremo gradualmente nel corso del romanzo. Un posto che manca a Peppino e a tutti queli come lui “partoriti nell’odio e cresciuti nell’indifferenza”, creature elementari che si scontrano con la durezza irriverente del mondo e ne escono a pezzi. Peppino fa le consegne a domicilio per il ristorante di zio Mino, che non è suo zio e di ristorazione sa ben poco, e gira sugli autobus di notte per servire clienti dei quartieri alti o delle periferie più sgangherate, perché la merce che consegna è trasversale. La sua è un’avventura che si muove tra i ricordi dell’infanzia in Sardegna - le suore Ciliegiene, il cane Tobia, don Cugusi, Nonna Giovane e Nonna Vecchia, Marisa, la sua Marisa - e la vita scellerata e deragliata cui è costretto da zio Mino per un vecchio debito del Babbo, il padre perso e ritrovato più volte e alla fine svanito nel nulla. Ma non c’è niente di più disumano di non dare un posto a chi se lo merita, e così Francesco Abate, con una scrittura sorprendentemente efficace, affida Peppino al lettore che non può restare indifferente alle sue parole disadorne e meravigliate, a volte parabole ingenue che, come il pigiama che porta sempre sotto al vestito, servono a Peppino per proteggersi, dal freddo, dal male, dall’indifferenza, da tutto quello che è “fuori posto”.
Antonio Strepparola

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Einaudi

Collana Einaudi. Stile libero big

Formato Brossura

Pubblicato 03/09/2013

Pagine 226

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806212810

1 recensioni dei lettori  media voto 3  su  5
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Un posto anche per me kiuky

Nunzia Chiuchiolo - 18/06/2014 11:11

voto 3 su 5 3

Delicato, tenero, incantevole ecco i tre aggettivi che userei se dovessi in 3 parole descrivere questo romanzo. Un posto anche per me di Abate. No. Si può non rimanere affascinati da Peppino, non si può non essere toccati da lui, dalla sua gentilezza dalla sua solitudine, dalla sua tristezza. Che bel personaggio; che bel libro. Te ne accorgi subito, dalle prime pagine che rimarrai legata a Peppino, che ti farà una pena indicibile che vorresti conoscerlo e coccolarlo e volergli bene. Perché Peppino é un bimbo cicciottello, orfano di madre, che dalla ricca Svizzera viene deportato in Sardegna dai nonni paterni che non lo vogliono. E non lo vuole nessuno a Peppino e, dopo un po che leggi, non puoi non volerlo tu. Vorresti entrare nel libro a prendertelo e a dargli un po damore. Un po toccatello è Peppino e se ne approfittano tutti. Lo conosci che fa le consegne al ristorante di Zio Mino, con un unico amico Tunisino con cui forma il nr. 10 (ciccione lui e magro laltro) o Dolce e Gabibbo, nella notte di Capodanno. È una storia dolce quella di Peppino che racconta lui stesso, con una serie di flashback, allamata Marisa. Non puoi non rimanere travolto dalla solitudine, lamore, la disperazione, la malavita; non puoi non parteggiare per lui, unico buono in un mondo di cattivi; non puoi non sognare un lieto fine per questo ragazzo sovrappeso che fa il giro di Roma sui bus da Pomezia e che viene maltrattato e tradito da tutti, primo tra tutti dal padre. Si sovrappongono le figure intorno a Peppino: Nonna giovane e Nonna vecchia; Nonno; Marisa; Don Gibusi; Omero; il cane Tobia; zio Mino; i ragazzi del 167 tutti, o quasi tutti, con lunico scopo di farlo sentire un perdente. E allora il libro finisce e quando finisce pensi che vuoi bene a Peppino e che sia giusto che anche lui, come tutti, trovi un posto per tutto per sè.

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