Mondadori Store

Trova Mondadori Store

Benvenuto
Accedi o registrati

lista preferiti

Per utilizzare la funzione prodotti desiderati devi accedere o registrarti

Vai al carrello
 prodotti nel carrello

Totale  articoli

0,00 € IVA Inclusa

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme
La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme

by Hannah Arendt
pubblicato da Feltrinelli

Prezzo:
11,00 9,35
Risparmio:
1,65 -15 %
mondadori card 19 punti carta PAYBACK
Disponibilità immediata - pochi pezzi a magazzino.
Consegna gratuita con spesa totale superiore a 24 €.
Ordina ora per riceverlo martedì 28 marzo.  (Scopri come).

Descrizione

Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il "New Yorker", sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.

Dettagli

Generi Storia e Biografie » Storia dell'Europa » Olocausto, Genocidi e Pulizia etnica » Periodi storici » Storia del XX e XXI secolo , Psicologia e Filosofia » Filosofia: Specifiche aree » Etica e filosofia morale

Editore Feltrinelli

Collana Universale economica. Saggi

Formato Tascabile

Pubblicato  23/09/2013

Pagine  320

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788807883224


Traduttore P. Bernardini

5 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
Scrivi una recensione
5 star
1
4 star
1
3 star
3
2 star
0
1 star
0
La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme amarta60

amarta60 - 16/03/2017 11:52

voto 4 su 5 4

molto interessante, impegnativo, a tratti secondo me prolisso ma forse è il prezzo da pagare per tanta informazione. mi ha rivelato l'eccezione della danimarca, l'unica nazione europea che si oppose compatta al nazismo. e mi ha colpita l'osservazione sui polacchi: portavano un distintivo come gli ebrei, una "p" nel loro caso, e se la germania avesse vinto la guerra sarebbero stati sterminati. "non è una semplice congettura", dice la arendt, e motiva. asciutta com'è, distaccata e obiettiva, mette i brividi proprio perché si capisce che non sono le emozioni a parlare.

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme jessmich

jessmich - 07/03/2017 10:56

voto 3 su 5 3

#lamiarecensione "La banalità del male", un titolo azzeccato per i temi affrontati. Si parla di un tema che credo sarà sempre attuale. Hannah Arendt ha vissuto durante la seconda guerra mondiale e ciò che il suo pensiero per un certo periodo non è stato accettato. La Arendt vuole trovare delle motivazione a ciò che è successo. È riuscita a spiegare come mai la maggioranza degli individui hanno obbedito agli ordini rendendo possibile quell'indescrivibile situazione. Hannah Arendt, mi sembra di ricordare, sia effettivamente andata a Gerusalemme per vedere il processo di Otto Adolf Eichmann. Questo processo funge da esempio, sicuramente molti altri, se non quasi tutti, si saranno svolti nello stesso modo. Eichmann si difende dicendo di aver eseguito gli ordini, e qui noi siamo portati a riflettere se sia giusto o no. Perché doveva eseguire gli ordini? Avrebbe dovuto rifiutarsi e accettare le conseguenze, magari morire? È una scelta così semplice? Probabilmente no, ci sono anche molti altri aspetti da considerare e se ne potrebbe parlare per ore. La Arendt con un solo testo riesce a introdurre nella nostra mente molte domande, anche senza una risposta, che ci portano a riflettere su quanto possiamo essere guidati nel nostro operato, sul male in generale, su come funziona il mondo. Anche se la seconda guerra mondiale è terminata, non è detto che non ce ne sarà mai una simile. Siamo noi nel nostro piccolo a deciderlo.

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme isacut

isacut - 05/03/2017 18:07

voto 5 su 5 5

Hanna Arendt si ripropone di esaminare il fenomeno nazista attraverso l'analisi di un individuo, Otto Adolf Eichmann, e del processo, che lo vede come imputato, tenutosi a Gerusalemme nel 1961. Attraverso questo modus narrandi, l'autrice illumina il lettore circa determinate questioni che sono di estrema importanza perché costituenti un collante tra le varie vicende storiche che si sono susseguite prima, durante e dopo gli anni della dittatura hitleriana. E importante sottolineare che l'obiettivo della Arendt e di questa sua pubblicazione non è quello di fornire una risposta alle classiche domande sul come e sul perché sia potuto accadere un simile evento quale la progettazione di uno sterminio di una intera razza, quanto piuttosto quello di porre l'attenzione su determinate questioni che potremmo definire scomode. Si vuole far riflettere così sulla giustizia, facendo riferimento al valore dellapparato legislativo statale, della sua valenza e della sua superiorità o meno ai principi della morale. Si vuole far riflettere così sulla responsabilità derivante dalla commissione di determinate azioni, soprattutto se conformi alla legislazione vigente. Infine, passando nella Storia e attraverso la realtà individuale dei singoli, si vuole far riflettere sulla lezione della spaventosa, indicibile, inimmaginabile banalità del male. #lamiarecensione -

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme virginia2302

virginia2302 - 03/03/2017 21:48

voto 3 su 5 3

"Non si sentiva colpevole nel senso dell'atto di accusa". Credo che non ci siano parole che possano, in qualche modo, tentare di spiegare e che ognuno di noi sia in grado di riflettere su tutto il peso di questa citazione. Come ci dice la descrizione, l'autrice, che assiste di persona in vece di corrispondente, riporta gli atti del processo al quale fu sottoposto Otto Adolf Eichmann nel 1961 a Gerusalemme. Sin dall'inizio mi ha colpito lo stile sintetico e preciso, quasi "giurista", basato sui fatti così come vengono presentati. Solo qualche volta concede spazio a commenti personali e, altre ancora, ci porta con sé nell'aula di tribunale ad osservare attraverso i suoi occhi quell'uomo così ordinario, rinchiuso in una gabbia di vetro, al cospetto della giuria. È un libro che sicuramente, nella sua chiarezza espressiva, raccoglie e trasmette l'orrore di cui ci assumiamo il compito di essere testimoni. Leggere di chi incolpa il corso della storia per le sventure accadute al popolo ebraico, di chi ha agito da carnefice pur non aderendo ad alcun fanatismo antisemitico, di chi non negava ma non si pentiva, mi ha fatto accapponare la pelle. #lamiarecensione -

La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme albertoannarilligmailcom

albertoannarilligmailcom - 15/02/2017 14:51

voto 3 su 5 3

#lamiarecensione - Questo lavoro di una studiosa come Hannah Arendt è ormai divenuto parte integrante del sapere della conoscenza occidentale, non si può prescindere dal comprendere quello che ha spinto ad uno sterminio di massa. Come è stato possibile? Come è stato possibile che la nazione che ha dato i natali a Martin Lutero, Erasmo, Kant, Hegel, Schopenhauer, Goethe, Heine, Beethoven, Bach e tanti altri, abbia permesso una catastrofe della storia dell'umanità così grande?La banalità del male si pone al centro di una serie di lavori che ci aiutano a comprendere come si sia passato dalla 'rispettabilità borghese' alla cieca obbedienza per mettere in atto 'la soluzione finale al problema ebraico'. Fin dall'ascesa dei nazionaldemocratici al governo tedesco, ma ancora prima, la stessa idea di anormalità che la borghesia imputava ai 'diversi': omosessuali, lesbiche, ebrei, tutto ciò ha portato al profondo inasprirsi delle tensioni sociali e culturali all'interno della Germani fra le due guerre. Altri saggi e lavori di studiosi ci aiutano a delimitare e mettere a fuoco quello che la Arendt qui delinea a chiare lettere: mi riferisco ad Hausner, Fridländer, Bauman, Mosse; questi studiosi ci consentono di avvicinarci quanto più possibile alla tremenda verità, che ancora qualcuno si ostina a seppellire. Quello che ci lascia senza parole è lo scoprire come gente normale, funzionari, militari, uomini e donne che vivevano normalmente fino a poco prima dello scoppio della guerra, siano passati ad essere coloro i quali hanno aiutato un folle a perpetrare un'ecatombe d'uomini. 'Rispondevamo solo agli ordini': fino a questo punto l'industrializzazione e la società moderna hanno spinto l'uomo? Fino a questo punto hanno permesso all'uomo di estraniarsi dalla realtà effettiva? La realtà è che la coscienza umana sarebbe intervenuta contro questo eccidio se e solo se la popolazione fosse stata veramente contraria a questo sterminio, purtroppo però secoli di antigiudaismo (Wagner in primis per tutta la seconda metà del secolo si è aspramente battuto contro il giudaismo) hanno compromesso la capacità di aver coscienza di questo antico e forte popolo con alle spalle un ricco bagaglio di sapere. La banalità del male è tutto questo e altro ancora.Grande consiglio per una lettura che riesce ad aprire la mente.

Accedi o Registrati  per aggiungere una recensione

usa questo box per dare una valutazione all'articolo: leggi le linee guida
torna su Torna in cima