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I baroni. Come e perché sono fuggito dall'università italiana

by Nicola Gardini
pubblicato da Feltrinelli

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Descrizione

Nicola è un giovane studioso. Ha una laurea italiana e un dottorato americano. Tutto ciò che desidera è concentrarsi sulle sue ricerche, condividerle con altri studiosi, trasmettere ai più giovani ciò che ha imparato dai suoi maestri. Ma in Italia non è possibile. Perché l'università italiana è sempre meno il luogo della ricerca, dell'insegnamento, della trasmissione del sapere. Nell'università italiana non governano il merito e la competenza. Nell'università italiana governano i "Baroni": uomini di potere abituati a gestire l'Accademia come un giocattolo personale, a premiare la fedeltà anziché la libertà, a preferire un mediocre candidato "locale" a un ottimo candidato "esterno". In barba all'interesse degli studenti e anche all'interesse generale. Questo libro è un documento unico. E una denuncia e una confessione. Ma soprattutto è una storia vera: il racconto paradossale e a tratti kafkiano di dieci anni passati a barcamenarsi tra concorsi veri o fasulli, promesse fatte e non mantenute, vessazioni inutili, cose non dette o cose mandate a dire. Dove tutto conta tranne ciò che dovrebbe contare: l'originalità della ricerca, la dedizione all'insegnamento. Il lieto fine è purtroppo amaro. Perché Nicola diventa professore a Oxford, dove vince un concorso pur non avendo conoscenze. E l'Italia perde l'ennesimo "cervello", l'ennesimo studioso regalato a un paese che non ha speso nulla per formarlo ma che ne sa mettere a frutto doti e lavoro.

Dettagli

Generi Storia e Biografie » Biografie Diari e Memorie » Biografie e autobiografie , Famiglia Scuola e Università » Educazione, Scuola e Università » Educazione superiore e università

Editore Feltrinelli

Collana Serie bianca

Formato Brossura

Pubblicato  11/03/2009

Pagine  203

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788807171703


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I baroni. Come e perché sono fuggito dall'università italiana

Anonimo - 15/04/2009 03:01

voto 5 su 5 5

Trattasi di un libro che si legge di un fiato e, verosimilmente, l'autore lo ha scritto di getto, quasi con affanno. Si sente, ad ogni pagina, il grido liberatorio dell'essere umano che condivide con chi vuol essere suo lettore il suo dolore. Non manca qualche - raro - momento di ilarità (cfr. la lettura delle poesie dell'avvocato). Molto toccanti le pagine che riguardano Bruno, il papà dell'autore e che rivelano quanto effettivamente Nicola sia, fra le altre cose, anche un poeta (e questo al di là del curriculum e delle poesie editate). Ed intendo, con il termine poeta, lemma troppo spesso abusato, la capacità di trasmettere le proprie emozini e quella di evocarle. Sono inoltre d'accordo su molte delle affermazioni fatte nel libro, essendo stato molti anni a contatto diretto e/o più spesso indiretto con molti baroni. Una delle (poche) cose su cui non sono d'accordo è il giudizio negativo su Palermo e sui palermitani (e questo indipendentemente dal fatto che io non sia di Palermo). Ed infatti, a tal proposito, penso che le persone splendide siano splendide al di là della città in cui vivono e che quelle sgradevoli lo siano indipendentemente dalla città in cui vivono. Certo l'esperienza palermitana è stata, per Nicola, un'esperienza altamente negativa, distruttiva, paralizzante e fonte di un grave stato depressivo (chiaramente esogeno) e le persone da lui incontrate non hanno brillato. Ma, a tal proposito, non bisogna dimenticare l'effetto Rosenthal prodotto dall'incontro ravvicinato, non voluto nè desiderato, imprevisto e non pianificato fra uno studioso, un barone e la sua cricca. Ritengo dunque che sia stato questo incontro "nefasto" ad avere prodotto sull'autore un imprinting negativo su Palermo tutta e sui palermitani. Sono alla fine sempre le esperienze personali quella che decidono i nostri giudizi (cfr: Alberto Fortis odiava Vincenzo ed i romani in genere) In definitiva un libro da leggere.

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