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Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500
Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500

Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500

by Carlo Ginzburg
pubblicato da Einaudi

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Descrizione

"In passato si potevano accusare gli storici di voler conoscere soltanto le gesta dei re. Oggi, certo, non è più così. Sempre più essi si volgono verso ciò che i loro predecessori avevano taciuto, scartato o semplicemente ignorato. "Chi costruì Tebe dalle sette porte?" chiedeva già il "lettore operaio" di Brecht. Le fonti non ci dicono niente di quegli anonimi muratori: ma la domanda conserva tutto il suo peso". Carlo Ginzburg analizza la visione del mondo di un mugnaio friulano mandato al rogo dall'Inquisizione alla fine del Cinquecento: non si tratta di una dissertazione erudita, di un'arida ricerca dell'inedito o del sensazionale. L'irriducibilità a schemi noti di una parte dei discorsi di Menocchio fa intravedere uno strato ancora non scandagliato di credenze popolari, di oscure mitologie contadine. Ma ciò che rende più complicato il caso di Menocchio è il fatto che questi oscuri elementi popolari sono innestati in un complesso di idee estremamente chiaro e conseguente, che vanno dal radicalismo religioso a un naturalismo scientifico, di cui è simbolo indicativo il paragone che il mugnaio istituisce fra la terra abitata e il formaggio pieno di vermi. Una cosmogonia popolare che apre la porta ad aspirazioni utopistiche di rinnovamento sociale, ad attese millenarie di giustizia. Attraverso la sua brillante, paziente ricerca, Ginzburg offre un frammento perduto del passato, capace d'inserirsi "in una sottile, contorta, ma ben netta linea di sviluppo che arriva fino a noi".

Dettagli

Generi Storia e Biografie » Storia dell'Europa » Storia sociale e culturale » Periodi storici » Storia moderna (1450-1700 ca.) » Storia d'Italia e delle Regioni italiane » Storia d'Italia

Editore Einaudi

Formato Brossura

Pubblicato  08/09/2009

Pagine  196

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806201043


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Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500 dariob8s

dariob8s - 23/05/2013 21:34

voto 5 su 5 5

In che modo, e perché, un oscuro mugnaio friulano (Montereale/Pordenone) del XVI secolo si era procurato gli strumenti concettuali e linguistici, ed una visione del mondo, tali da metterlo in grado di disputare con un teologo dell'inquisizione? Che dal confronto ne uscisse sconfitto - bruciato infine sul rogo a Portogruaro come eretico recidivo - era "scritto": stritolato nell'epico scontro tra "cultura egemonica" e "cultura subalterna". Ma le domande restano, e sollecitano forse una salutare vergogna nell'uomo comune del nostro tempo, smarrito nella sua quotidianità e meschino utilizzatore delle facoltà immaginifiche della mente. Molto meno meschino, nonostante la sua umile estrazione sociale, il nostro "Menocchio" (Domenico). Riprendiamo le domande: 1) In che modo? Con letture eterogenee, religiose e no, assimilate attraverso gli schemi interpretativi (questo lo giudichiamo dalle risposte all'inquisitore) della cultura popolare, essenzialmente materiale e naturalistica. Una bibliografia comunque sorprendente per un popolano, rivelatrice di un'ansia di conoscenza che giudicheremmo non comune. 2) Perché? Per risolvere gli interrogativi che gli germinavano dentro, prodotti dalla reazione tra una cultura "alta" e libresca e quella originaria popolare-orale, entrate a contatto in una mente catalizzatrice. Che immaginiamo come un alambicco in ebollizione, dove si tenta di distillare delle "verità" necessariamente fuori dagli schemi, perché risultato di associazioni inedite. Uscire dagli schemi, anticipazione quasi del libero pensiero: Ginzburg suggerisce che possa essere un frutto indiretto della Riforma - intesa come percepita libertà di reinterpretare dottrine consolidate - (ma che non sia invece una libertà inscritta nella natura delle "classi subalterne"?), combinata con gli effetti dirompenti di altrettanto libere letture non indirizzate da alcuna scuola. Una ricetta operativa valida anche oggi, per riaccendere i motori della mente. Maestri ed educatori dovrebbero tenerne conto.

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