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La morte a Venezia-Tristano-Tonio Kroger
La morte a Venezia-Tristano-Tonio Kroger

La morte a Venezia-Tristano-Tonio Kroger

by Thomas Mann
pubblicato da Mondadori

Prezzo:
9,50 8,07
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Descrizione

Gustav von Aschembach, il protagonista della "Morte a Venezia", ha costruito la sua individualità di scrittore imponendosi la più rigida disciplina artistica e morale, con uno sforzo che ha sacrificato il disordine della passione alla severità del raziocinio. Ma il desiderio della novità irrompe nella sua vita, lo attrae in una tragica e grottesca discesa agli inferi, in una Venezia corrosa dal tempo, dove l'amore gli apparirà fugacemente nella figura del giovane Tadzio. La morte, i cui presagi si era rifiutato di riconoscere, concluderà di fronte al mare il suo iter terreno. La novella, uscita nel 1912, non è l'apologia dello sfacelo, ma rivela le radici profonde di questo problema e della sua presenza nella cultura del primo Novecento. I due racconti Tristano e Tonio Kroger, pubblicati nel 1903, sono invece l'espressione dell'interesse di Mann, ai suoi esordi, per la personalità e la funzione dell'artista. "Tristano" ne illumina gli aspetti al tempo stesso comici e sinistri, mentre "Tonio Kroger" esemplifica, nel suo dissidio, destinato a risolversi positivamente, fra vocazione letteraria e normalità borghese, la ricerca nel giovane Mann della sua identità autentica.

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Classici stranieri » Racconti e antologie letterarie

Editore Mondadori

Collana Oscar classici moderni

Formato Tascabile

Pubblicato  01/01/2001

Pagine  202

Lingua Italiano

Titolo Originale Der Tod in Venedig. Tonio Kroger. Tristan

Lingua Originale Tedesco

Isbn o codice id 9788804492603


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La morte a Venezia-Tristano-Tonio Kroger

Anonimo - 09/08/2008 23:03

voto 4 su 5 4

Qual è il filo rosso che accumula i tre racconti di questo libro? Probabilmente ce n'è più di uno, ma, agli occhi del lettore più smaliziato ed esperto, si staglia subito imperioso all'orizzonte narrativo la dissoluzione del mito della missione salvifica della letteratura e dell'arte in generale. L'artista non è né migliore né peggiore del cosiddetto uomo comune: è semplicemente un individuo che ha interiorizzato la malattia di vivere, rispetto all'idiotismo indifferenziato e livellatorio della massa, i cui paletti comportamentali sono ispirati al quieto vivere e al seguire la corrente del senso comune. Nell'artista la malattia può seguire un percorso inverso a quello dell'uomo che sta rintanato nella massa e attraverso di essa, usandola come alibi e scudo per eventuali rappresaglie per gli orrori da lei perpetrati, si realizza come essere vivente ma non come individuo; la malattia, le cui implicazioni psicosomatiche sono portate alla luce dall'autore in tutta la loro dirompente drammaticità, inserita talvolta però in contesti quasi comici, diventa nel creativo organica da spirituale quale era, martirizzando il suo fisico, dopo aver disfatto la sua mente. E così la passione omosessuale di Aschenbach in La morte a Venezia, non tarda a unirsi in una stretta mortale, con il colera asiatico umido e mefitico che pervade l'Europa e con la spettralità decadente della città lagunare; così come "la vena azzurrina - affaticata e misteriosa" che incide dolorosamente la fronte della signora Gabriella in Tristano è in realtà  il marchio tangibile del dolore a creare e percepire la sublimità della musica. Quando Tonio Kroger capisce che il compagno di classe Hans Hansen preferisce parlare con l'amico Jimmenthal di equitazione piuttosto che discorrere con lui del Don Carlos, ne tanto meno può tentare di farlo con Ingeborg Holon, bellissima quanto fatua sirena delle folle immaginazioni della sua mente dall' "esistenza stravagante" percepisce immediatamente la sconfitta dell'artista nella sua missione di ingentilire il mondo e l'impotenza dell'arte come mezzo per sollevare il genere umano dalle bassezze della vita reale. La bellezza, lucente, ma fredda, eterea e per questo stesso motivo sporcata e violata dal contatto con la fisicità  corporea, è la dannazione suprema dell'artista, che ne fa un malato cronico e deriso da chi questa malattia non vede e non sente.

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