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Lo potevo fare anch'io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte
Lo potevo fare anch'io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte

Lo potevo fare anch'io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte

by Francesco Bonami
pubblicato da Mondadori

Prezzo:
10,00 8,50
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1,50 -15 %
mondadori card 17 punti carta PAYBACK
Disponibile.
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Descrizione

Tutti, almeno una volta nella vita, davanti a un'opera d'arte contemporanea abbiamo pensato: "Questo lo potevo fare anch'io!". Eppure i critici ci assicurano che si tratta di capolavori, mentre i collezionisti spendono cifre da capogiro per quadri che sembrano tele imbrattate e sculture che appaiono come ammassi di rottami. Come è possibile che una tela strappata possa chiamarsi "arte"? Gli artisti contemporanei sempre più spesso occupano le pagine dei giornali, mentre il loro lavoro è circondato da un'aura di mistero che ne fa un prodigio alla cui comprensione sembrano ammessi solo pochi eletti. Eppure tutte le grandi capitali del mondo occidentale hanno ospitato esposizioni sempre più grandi e costose, producendo un giro di affari di tutto rispetto. Francesco Bonami sfida il lettore ad "assaggiare" le opere senza pregiudizi, aiuta a capire cosa distingue un grande da un pessimo artista, cosa ha fatto sì che Marcel Duchamp o Andy Warhol abbiano superato la prova del tempo e perché invece tanta parte del lavoro di un pittore come Renato Guttuso o di uno scultore come Arnaldo Pomodoro siano sopravvalutati. Spiega perchè Anish Kapoor piace a tutti al primo sguardo e ci svela cosa si nasconde dietro il clamore e lo scandalo delle opere di Maurizio Cattelan. E se è vero che nell'ultimo secolo l'arte si è evoluta al punto da essere quasi irriconoscibile, Bonami ci fa capire una volta per tutte perché non è vero che potevamo farlo anche noi.

Dettagli

Generi Arte Beni culturali e Fotografia » Storia dell'arte » Pop art e stili artistici dal 1960 » Teoria delle arti e opere generali

Editore Mondadori

Collana Piccola biblioteca oscar

Formato Tascabile

Pubblicato  06/04/2009

Pagine  166

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788804585572


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Lo potevo fare anch'io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte micamane

Micael Manetti - 18/12/2013 09:47

voto 5 su 5 5

Ottimo libro per un corretto approccio all'arte contemporanea. Scritto in modo divertente ed ironico. Consigliato.

Lo potevo fare anch'io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte mauro.morassi

mauro morassi - 16/08/2013 16:27

voto 1 su 5 1

Si tratta di un instant-book scritto da un critico che pare una sorta di Roberto D'Agostino della cosiddetta "arte contemporanea" la cui vacuità è pari soltanto alla presunzione (irresistibilmentee, temo involontariamente, comico il passaggio dove l'autore si presenta al povero lettore come insigne e stimatissimo critico...insomma: sono uno da pigliare sul serio!). Il testo è un tappeto di battute-battutine e trovate-trovatine con qualche pensierino semplice-semplice in dosi omeopatiche: guai ad introdurre anche solo un granello di (auto)critica che possa turbare la serenità del consumatore-lettore. La tesi forte (si fa per dire) del libro è che di fronte ad un'opera di sconcertante banalità non è lecito esclamare "potevo farla anche io": il valore di chi l'ha fatta è di essere stato il primo a pensare di farla. Se la facessi ora, dopo che è già stata fatta, sarei un semplice imitatore. Peccato che parte non trascurabile delle cosiddette opere di "arte contemporanea" proprio così originale non sia; si veda, a titolo di esempio, l'articolo di Marco Senaldi "La fragilità teorica dell'arte contemporanea" pubblicato nel 2001 proprio su una delle più importanti riviste di arte contemporanea. E poi, perché mai la novità ad ogni costo dovrebbe costituire automaticamente un titolo di merito? Lo scopo dell'arte dovrebbe essere produrre qualcosa di significativo che susciti un'emozione, che risponda a un'esigenza esistenziale, non dall'imposizione esterna alla novità ad ogni costo. Secondo Bonami basta fare qualcosa di nuovo (che poi, ripeto, spesso proprio nuovo non è): banale, demenziale, infantile, stupidamente provocatorio.. che importa? Il punto è che quella della "novità" è l'ideologia della società dell'iper-consumo di cui l'arte contemporanea è il perfetto supplemento: si sfornano nuove trovate e trovatine "artistiche" esattamente come tutti gli altri beni di consumo. Veramente avvilente. Al livello infimo della saggistica-spazzatura.

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