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Il rapimento di Aldo Moro in 10 libri e 4 film

"Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l'anno di mezzo tra il '68 e l'89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica - gli ideali e il sangue - e il suo nulla." (Marco Damilano)

Il 16 marzo 1978 il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro veniva rapito a Roma all'incrocio tra via Mario Fani e via Stresa dalle Brigate Rosse. Dopo 55 giorni, 86 lettere scritte da Moro alla famiglia, ai leader democristiani, al Papa, il suo cadavere veniva ritorvato nel porta bagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani. Furono giorni terribili, in cui il caso Moro scosse l'Italia e cambiò il corso della politica. Ancora oggi, a 40 anni di distanza, non si conosce tutta la verità sul suo assassinio. E' importante ricordare quegli anni, anche per chi non li ha vissuti. Come sempre, lo facciamo a modo nostro, facendo parlare le pagine dei libri.

Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia, di Marco Damilano  

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Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano, direttore de L'Espresso,  torna su quell'istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della Dc fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l'inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni. La ricostruzione della sua strategia e della sua umanità, strappata all'immagine di prigioniero delle Brigate rosse e restituita al ruolo politico di chi aveva capito meglio di tutti l'Italia, "il paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili", e la debolezza del potere. Dopo l'assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all'ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: "lo ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa".

Strani eroi, di Alessandro Bongiorni  

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Non un saggio, ma un noir serrato che racconta i giorni del rapimento di Moro e le strane concatenzazioni di eventi che in quel mese si susseguirono a Milano, come l'assassinio di due ragazzi, Fausto Tinelli e Lorenzo «Iaio» Iannucci, uccisi a colpi di pistola vicino al centro sociale Leoncavallo. I due ragazzi stavano andando a casa di Tinelli, lì vicino, al numero 9 di via Monte Nevoso. Nessuno sa che dall'altra parte di via Monte Nevoso, a sette metri di distanza dalla camera di Fausto, al civico 8, c'è un covo delle Brigate Rosse. Forse, però, sarebbe meglio dire quasi nessuno.
Uno scenario drammatico e oscuro, in cui si muovono i protagonisti di questo noir serrato, spietato, a tratti travolgente.

Da quella prigione. Moro, Warhol e le Brigate Rosse, di Marco Belpoliti  

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Marco Belpoliti analizza l'uso delle immagini compiuto dalle Brigate Rosse durante gli anni di piombo, rilegge le foto di Moro attraverso l'opera di autori come Andy Warhol, Marshall McLuhan, Pier Paolo Pasolini, John Berger, e interpreta quegli scatti come il segno di un cambiamento in corso negli anni Settanta nell'utilizzo del corpo da parte degli uomini politici. Moro appare come l'ultimo esempio del passato, mentre il corpo stava divenendo lo strumento principale della comunicazione politica. Fotografandolo come un re deposto, i brigatisti hanno umanizzato Aldo Moro, così che la sua immagine continua a interrogarci ancora oggi sul potere, sul terrorismo e sull'idea di un'utopia politica realizzata con il sangue.

Un affare di Stato. Il delitto Moro 40 anni dopo, di Andrea Colombo  

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L'assassinio di Moro non è stata una storia di foschi complotti e congiure internazionali, ma una tragedia politica italiana che affonda le sue radici nella «guerra civile» a sinistra, negli anni Settanta, tra il Partito comunista da un lato e la sinistra rivoluzionaria dall'altro. Moro poteva essere salvato. A decidere la sua sorte fu un intreccio di interessi e calcoli politici. Le scelte compiute allora da tutti, dalla Democrazia cristiana, dal Pci e dalle stesse Brigate rosse, furono dettate da una «ragione di partito» camuffata da ragione di Stato oppure, nel caso dei terroristi, da ragione rivoluzionaria. Dopo quattro decenni di mistificazioni e falsi misteri, oggi è possibile guardare a quei giorni per quello che realmente furono: una lotta senza esclusione di colpi da cui uscirono sconfitti lo Stato e coloro che l'avevano colpito al cuore. E per la sinistra italiana, come per la Prima Repubblica, l'inizio della fine.

Via Fani ore 9.02. 34 testimoni oculari raccontano l'agguato ad Aldo Moro  

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I testimoni dell'agguato di via Fani parlano tutti insieme: passanti occasionali, residenti della zona, inconsapevoli protagonisti che hanno potuto osservare il rapimento di Moro, l'uccisione della sua scorta, la fuga del commando brigatista. Testimonianze a ridottissimo rischio di manipolazione, rese nelle ore immediatamente successive ai fatti, prive delle distorsioni e delle ritrattazioni frutto del lungo percorso giudiziario. Parole passate al setaccio, che permettono la messa a fuoco di molti particolari, spesso inediti, raccolti in "presa diretta". 

L'affaire Moro, di Leonardo Sciascia  

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Scritto a caldo nel 1978, questo libro non ha che guadagnato con gli anni. Mentre, in una nobile gara di codardia, i politici italiani, nonché i giornalisti, si affannavano a dichiarare che le lettere di Moro dalla prigionia erano opera di un pazzo o comunque prive di valore perché risultanti da una costrizione, Sciascia si azzardò a leggerle, con l'acume e lo scrupolo che sempre aveva verso qualsiasi documento. Riuscì in tal modo, sulla base di quelle lettere, a ricostruire una intelaiatura di pensieri, di correlazioni, di fatti che sono, fino a oggi, ciò che più ci ha permesso di capire, o di avvicinarci a capire, un episodio orribile della nostra storia. 

Il puzzle Moro, di Giovanni Fasanella  

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Sulla base di documenti desecretati a Londra e a Washington (e delle recenti acquisizioni dell'ultima commissione d'inchiesta parlamentare sul caso Moro), Giovanni Fasanella dimostra che una parte delle amministrazioni Usa, con gli inglesi e la complicità a vari livelli e in fasi successive di Francia, Germania e Unione Sovietica insieme con Cecoslovacchia e Bulgaria, avevano interessi convergenti a fermare Moro. Come confermano anche le testimonianze di ambasciatori e politici dell'epoca riportate in questo libro.
L'autore riesce a saldare in un racconto avvincente testimonianze e documenti inediti, offrendoci per la prima volta la ricostruzione completa del contesto internazionale e delle complicità interne in cui maturò il delitto Moro. Solo così possiamo capire davvero le cause che stanno alla radice di molti episodi terroristici e individuare chi aveva interesse a destabilizzare la nostra democrazia.

La criminalità servente nel caso Moro, di Simona Zecchi  

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19 € 16.15 €
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A quarant'anni dal sequestro e dall'omicidio di Aldo Moro, un libro-inchiesta ricostruisce per la prima volta in modo unitario il ruolo svolto dalla criminalità organizzata durante i cinquantacinque giorni del rapimento. Con un'inchiesta scottante e molto documentata, Simona Zecchi fa emergere fatti inediti e informazioni poco note, che consegnano un nuovo approccio all'analisi del Caso Moro. Il quadro che si delinea - partendo da via Fani, attraverso la trattativa e fino all'epilogo di via Caetani - ribalta la versione ufficiale che una parte delle BR, con la connivenza della stessa Democrazia cristiana, ha consegnato alla magistratura e alla verità storica fino ad oggi.

li eroi di Via Fani. I cinque agenti della scorta di Aldo Moro, di Filippo Boni  

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Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le Brigate rosse rapirono Aldo Moro e uccisero i cinque uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, due carabinieri e tre poliziotti. Per decenni le attenzioni di storici e giornalisti si sono incentrate sulle figure dei terroristi, a cui sono stati dedicati articoli, libri, dibattiti e interviste, mentre le vittime venivano trascurate se non del tutto dimenticate. Lo storico Filippo Boni ha sentito il bisogno personale e civile di ricostruire le vite spezzate di questi cinque servitori dello Stato e per farlo è andato nei luoghi in cui vivevano, a parlare con le persone che li avevano amati e conosciuti: genitori, figli, fratelli, fidanzate a cui il terrorismo ha impedito di sposare l'uomo che amavano.

Un uomo così. Ricordando mio padre, di Agnese Moro  

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Raccolta di ricordi, episodi e gesti, Un uomo così è un ritratto intimo e commovente attraverso cui Agnese Moro svela il lato domestico e privato di suo padre. Accanto allo statista, simbolo dolente degli anni più difficili e tragici della storia italiana, trova così spazio l'uomo, il padre, il marito. Questa struggente collezione di 'istantanee', pubblicata per la prima volta nel 2003 e ora riproposta in un'edizione notevolmente ampliata, ha portato Agnese sulle tracce lasciate da Aldo Moro nella gente comune, per parlare di lui e sentirne parlare. Un viaggio tra luoghi e persone, incontro inaspettato con un'Italia che continua a ricordare e si adopera per raccogliere il messaggio più profondo di un personaggio che ha segnato la memoria del Paese. Un percorso collettivo, da cui emerge un mosaico di racconti, contributi, aneddoti, resoconto a più voci di un uomo e di un'epoca.

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