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Sebben Giovanni sia stato costretto all'anonimato e il suo Vangelo manipolato, resta l'autore cui fare riferimento per capire Gesù Cristo. Giovanni è l'unico apostolo che può farci capire qualcosa di sensato su come si siano svolti veramente i fatti. Il testo originario del suo Vangelo doveva essere stato scritto contro quello di Marco, responsabile della trasformazione del Cristo da politico a teologico. Tuttavia, per poter sopravvivere, dopo la catastrofe del 70, che spazzò via Israele dalla storia a causa della repressione romana, e dopo il trionfo della teologia paolina, il quarto vangelo canonico doveva subire una pesante revisione. Giovanni può far comprendere al lettore una cosa che a molti potrà apparire sconcertante: Gesù non era solo un politico sovversivo contro Roma e la casta che gestiva il Tempio di Gerusalemme, ma ideologicamente ateo. Un testo difficile da digerire, spesso amaro come quello che mangiò Giovanni nell'Apocalisse.

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Amo Giovanni galarico

Enrico Galavotti - 21/10/2018 16:36

voto 3 su 5 3

Amo Giovanni affronta estesamente il quarto vangelo, il più manipolato di tutti, proprio perché, originariamente, il più lontano dalla impostazione mistica del protovangelo marciano, che ha determinato la configurazione principale degli altri due sinottici. Il misticismo stava nel fatto che di fronte alla tomba vuota Pietro elaborò l'interpretazione della resurrezione, quando al massimo si sarebbe dovuto parlare di strana scomparsa di un cadavere, visto che l'unica cosa che avevano in mano era la sindone: l'unica prova che però non dimostra nulla. Il vangelo originario di Giovanni si può solo intravedere nell'attuale vangelo canonico, ma gli indizi sono sufficienti per capire che il Cristo non solo non aveva nulla di religioso, ma doveva anche essere un personaggio politicamente pericoloso per i poteri costituiti, in particolare per quello romano, che gli comminò non solo l'esecuzione capitale ma anche una pesantissima flagellazione, unitamente a varie torture. L'altro grande nemico del movimento nazareno era la casta sacerdotale del partito sadduceo, collusa col potere romano e che gestiva il Tempio di Gerusalemme in maniera alquanto corrotta. Questo partito non poteva certo tollerare un intellettuale estraneo ai dogmi della fede, avverso all'istituzione del Sinedrio e perennemente in conflitto coi gestori delle sinagoghe. Se l'impostazione cronologica di Giovanni è esatta, i tentativi insurrezionali del Cristo furono due: uno contro il Tempio, all'inizio della sua carriera politica, quando cercava l'appoggio degli esseni o dei seguaci del Battista, senza disdegnare quello dei farisei; l'altro nel corso dell'ingresso messianico, quando il tentativo insurrezionale era principalmente rivolto contro i romani e indirettamente contro i sadducei. In entrambi i casi non si riuscì a realizzare nulla, per mancanza di coraggio decisionale nel momento cruciale della rivolta. Il Battista non ebbe il coraggio di occupare il Tempio pur tuonando contro i sacerdoti corrotti; il fariseo Nicodemo apprezzò il tentativo del Cristo, ma temeva la perdita dell'identità nazionale, che per i farisei era legata a tradizioni religiose consolidate; Giuda lo tradì probabilmente perché riteneva prematura la rivoluzione senza l'appoggio dei farisei. Di particolare in Amo Giovanni è la convinzione che il Cristo non fosse affatto uno zelota, altrimenti avrebbe cercato di fare la rivoluzione quando i cinquemila galilei gliela chiesero sul monte Tabor. L'insurrezione doveva essere nazionale, basata su un'intesa tra giudei, galilei e samaritani, e non doveva avere riferimenti specifici alla religiosità, come si evince dal dialogo di Gesù con la samaritana, in cui per la prima volta si parla di libertà di coscienza. Cioè la rivoluzione popolare doveva andare al di là delle differenze di atteggiamento nei confronti delle idee religiose. Quindi viene esclusa a priori l'idea ch'egli volesse realizzare una sorta di regno di dio, di cui egli dovesse far la parte del monarca assoluto. Quando lo definivano il messia, chiedeva di non avvalorare questa convinzione, poiché nell'immaginario popolare voleva dire ritornare al passato regno davidico, tanto glorioso quanto dittatoriale. Il suo obiettivo era quello di liberare la Palestina dall'occupante romano, che in quel periodo si trovava in gravi difficoltà, essendo appena avvenuto il passaggio dalla repubblica all'impero, e di liberarla dalla corruzione dei sacerdoti che gestivano il Tempio, il cui discredito era cosa nota, tant'è che il sommo sacerdote era una carica decisa da Roma. L'idea era quella di tornare a una sorta di comunismo primitivo, in cui vigesse la democrazia e l'uguaglianza sociale. Oggi parleremmo di democrazia diretta, ma dovremmo escludere il parlamentarismo nazionale, in quanto una democrazia autentica può essere soltanto gestita da piccole comunità autonome, che cooperano tra loro liberamente, senza dover dipendere da alcuna entità esterna.

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