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Pietro Ricci educatore, cinquantenne, laureato in filosofia, è bravissimo nel suo lavoro.
Non c'è nessuno in grado di gestire pazienti psichiatrici come lui, ma non è contento né del suo lavoro, né della sua vita. L'unica sua vera soddisfazione è un seminario organizzato da lui sul terrorismo delle Brigate Rosse, durante il quale ha conosciuto tante persone interessate all'argomento e tante persone scontente, come lui, della propria vita. Pietro incrocia Trebbi in piscina dopo un allenamento e scambiano due chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè. Inizia così la seconda indagine di Galeazzo Trebbi che, questa volta, dovrà fare i conti con il passato.
Quel passato recente che tanto ha segnato la storia del nostro paese e che lui conosce bene. Dovrà scoprire cosa si sta muovendo a Bologna fra i gruppi della sinistra più marginale ed estrema, fra le inquietudini e le frustrazioni dei nuovi poveri, sempre più poveri e sempre più arrabbiati. Dovrà capire cosa sta per esplodere nella sua città e dovrà farlo in fretta. Il commissario Guerra sarà ancora al suo fianco per cercare di svelare la realtà, quella che nessuno vuole venga rivelata. Mentre Trebbi suo malgrado affronta un'indagine dai risvolti politici inaspettati, viene assunto da una famiglia dell'alta borghesia bolognese per vegliare sul suo giovane rampollo e si trova costretto nuovamente a fare i conti con la sua occulta umanità. Sarà un inverno difficile quello di Trebbi e la conclusione come al solito non sarà né facile, né scontata.

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Bologna non c'è più. Un'altra indagine di Galeazzo Trebbi massimofagnoni

Massimo Fagnoni - 08/08/2016 19:50

voto 5 su 5 5

Con Bologna non cè più, Fagnoni sembra volerci mettere in guardia nei confronti della società che ci sta lentamente fagocitando. È tutto un gran baccano, un rumore costante e assordante che ci fa stare bene e anestetizza le nostre autodifese. Ha l'effetto di una droga che distorce la realtà e ci convince che viviamo nel migliore dei mondi possibili, con il risultato che non ci alziamo più in un coro di vibrante protesta (Fabrizio De Andrè, La domenica delle salme) e quando lo facciamo siamo completamente fuori controllo. dalla recensione di Alessio Piras

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