La stagione petrolifera lucana, molto più antica di quanto si creda, ha inaugurato e rispolverato nuovi e vecchi appetiti nell'imprenditoria come nella criminalità. Una regione da sempre a bassa densità demografica, con scarso senso civico, forte ricatto occupazionale, unitamente ad altri fattori ha consolidato il modello capitalistico e neoliberista dello sfruttamento delle risorse naturali senza apparenti limiti e senza ricadute territoriali positive e sostenibili. Ricchi ma poveri, cattolici ma divisi, contadini ma materialisti: contraddizioni che fanno il dramma di molti e la fortuna di pochi, in una Basilicata che non vuole combattere né vuole imparare dagli errori, dove col denaro si pensa di risolvere ogni problema inclusa la mancanza di una comunità priva di una base etica salda e condivisa. La questione ambientale lucana è il coacervo dei difetti storici di una terra ove acque inquinate e multicolori, fusti di sostanze pericolose abbandonati o sepolti, pratiche industriali criminali prive di veri controlli o sanzioni, si incrociano in un'unica storia fatta di mafia e di mancata programmazione territoriale. Il nuovo paesaggio lucano è fatto di attività altamente inquinanti innestate in equilibri antichi e sani, come l'agricoltura e l'allevamento. Chi ci guadagna e chi ci perde? L'indifferenza è la soluzione alla corruzione o ne è un sintomo? Con la mia onlus, Cova Contro, abbiamo raccolto dati e storie, che abbiamo deciso di raccogliere in questo volume fatto di reati ambientali e morali.