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Nel 1996 usciva il mio primo libro. La prima parte parlava di temi poco conosciuti che prefiguravano scenari oggi in gran parte noti. Nella prima parte del libro spiegavo come le tecnologie non fossero neutre, che dipendevano dai sistemi di produzione (quello capitalista) e che erano oggetto di un enorme business che ne determinava l'impiego e ne condizionava la ricerca. Spiegavo anche che per coprire questa verità venivano elaborate una serie di ideologie nell'ambito di quello che era chiamato "ciberspazio" (o cyberspazio, all'americana). Quindi criticavo il ruolo delle tecnologie, criticavo le ideologie che lo supportano e lo facevo da appassionato e grande utilizzatore delle cosiddette "nuove tecnologie".
Oggi, in piena pandemia, con le persone che muoiono perché non ci sono i "mezzi" (sic!), per arrestare la diffusione del coronavirus, che le scuole sono chiuse, che la sicurezza dei lavoratori in fabbrica è semplicemente un mito, che sembra che un'altra ventata mistica sospinga il telelavoro e la teledidattica (oggi chiamati con termini quali lavoro facile, easy, didattica a distanza), mentre decine di milioni di persone non dispongono dei mezzi necessari, non perché non ci siano - o non ci potrebbero essere - le tecnologie idonee per impedire questo flagello, ma perché i rapporti di produzione capitalisti lo impediscono, quello che scrivevo nella prima parte di questo libro, è di nuovo attuale.
In ogni caso sta al lettore giudicare.

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Computer scuola e formazione (1996)
 

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