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Da qualche parte verso la fine

Diana Athill
pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

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"Sono stati scritti libri su libri sulla giovinezza, e ancora di più sulle complesse e ardue esperienze legate alla procreazione, ma non c'è granché sull'invecchiamento. E visto che ho imboccato ormai da un po' quella strada, mi sono detta: Perché non provarci? E quindi ecco, ci provo." Non è una persona comune, Diana Athill. Dopo aver speso la vita tra libri e scrittori come editor di una influente casa editrice inglese, si è scoperta lei stessa autrice e a novantun'anni, con diversi best seller alle spalle, ha deciso di raccontare, senza falsi pudori, senza veli, senza paure, non tanto cosa c'è stato prima, quanto cosa succede ora. Cosa vuol dire invecchiare? Probabilmente combattere contro una serie di disfunzioni del corpo, non provare più interesse per il sesso o la narrativa, fare un uso più morigerato del rossetto. Ma anche sentirsi infine liberi di essere solo e gloriosamente se stessi, senza più volere o dover rendere conto agli altri. Spensierato, ironico, franco, questo libro affronta l'ultimo grande tabù dei nostri tempi. E ne esce splendidamente vincitore.

La nostra recensione

Gioioso e ironico, intelligente e concreto, Da qualche parte verso la fine è un esuberante ritratto della terza età scritto con una tenerezza priva di rimpianti, un po' autobiografia e un po' raccolta di riflessioni sul momento dell'addio. La sua autrice, del resto, non è certo una persona comune: classe 1917, Diana Athill è stata un'editor leggendaria nel mondo di lingua inglese. Si è nutrita di humour e letteratura, lavorando al fianco di autori quali Philip Roth, John Updike, Mordecai Richler, Simone de Beauvoir e Margaret Atwood. Ma lungo le pagine del suo godibilissimo pamphlet, la Athill sfiora appena i suoi incontri con i massimi scrittori, prediligendo un racconto lucido e birichino della vecchiaia, la sua vecchiaia, mostrando senza fraintendimenti che ad avanzare negli anni non è certo lei, né il suo spirito di novantenne ragazzina, bensì l'inconsapevole mondo che la circonda. In un gioco di incastri, Diana narra i suoi amori al tempo della guerra, la sua (decisamente) elastica visione della fedeltà coniugale, il suo ateismo spensierato e il piacere che le procura la compagnia dei giovani, sorretta dalla persuasione che "un vecchio non debba mai esigere la loro compagnia: meglio attendere gli attimi preziosi in cui sono i giovani a cercare dialogo e scambio". Una lucida riflessione sul tempo che passa e sull'imminenza della fine, sulla levità dell'essere - qui ed ora - godendo appieno della libertà che la stagione del tramonto porta con sé, senza lasciare spazio a pompose riflessioni o a definitivi proclami narcisistici.
/ Athena Barbera

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