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Come è stata possibile la Shoah nel cuore del '900 e nell'Europa da secoli cristiana? La verità sconvolgente è che l'insegnamento del disprezzo, capillarmente diffuso per secoli nella Chiesa - e che ha il suo culmine nel mito del popolo deicida - ha senza dubbio, almeno in parte, contribuito a preparare lo sterminio degli ebrei. È forse anche con questa consapevolezza che il 6 marzo 1982 Giovanni Paolo II esortò i delegati delle conferenze episcopali a presentare «gli ebrei e l'ebraismo non solo in maniera onesta e obiettiva, senza alcun pregiudizio e senza offendere nessuno, ma ancor più con una viva coscienza del patrimonio comune». Dopo secoli di odio, ebrei e cristiani tornavano a essere fratelli. Da allora la Chiesa ha percorso tanta strada, ma ancora di più resta da farne per un'autentica "teshuvà", per un «ritorno a Dio» che sia sinonimo di pentimento, all'interno di una rinnovata e puntuale catechesi. Giuseppe Altamore ripercorre questa complessa vicenda storica e culturale soffermandosi innanzitutto sulla figura di Rabbi Yehoshua ben Joseph (Gesù), un «ebreo marginale» secondo la celebre definizione di J.P. Meier, per poi allargare il discorso al ruolo di san Paolo (Saulo) e a quello di Marcione - l'iniziatore nel II secolo della tragica contrapposizione dei due monoteismi, il cui pensiero è «una delle grandi tentazioni dell'età moderna», come ha detto Benedetto XVI - fino ai più recenti sviluppi del dialogo ebraico-cristiano di cui il cardinale Martini è stato uno strenuo fautore e che oggi è proseguito, tra gli altri, da intellettuali quali il rabbino Giuseppe Laras, Antonia Arslan, Vittorio Robiati Bendaud, Paolo De Benedetti e Amos Luzzatto, che dialogano qui con Altamore in una serie di illuminanti interviste.

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