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L'Italia del 1919 aveva vinto la guerra,ma stava perdendo la pace. Era un paese rissoso e inquieto, lacerato dagli scontri tra fazioni, paralizzato dagli scioperi, terrorizzato da squadre armate di partito che si affrontavano nelle piazze e nelle campagne. Nel caos di un'Europa che stava cercando di lasciarsi alle spalle i lutti e le distruzioni della Grande Guerra, la penisola sembrava una polveriera sul punto di esplodere. E ben presto, gli italiani impararono un nome che sembrava riassumere tutte le loro frustrazioni: Fiume. In pochi casi un'invenzione mediatica ha pesato cosí tanto sul destino di un paese intero. All'inizio di quella che avrebbe dovuto essere l'ultima campagna del Risorgimento, quasi nessuno sapeva dell'esistenza di questa città portuale affacciata sull'Adriatico. Nel 1919, sembrò improvvisamente che senza Fiume le centinaia di migliaia di morti della guerra e la Vittoria stessa non avrebbero avuto piú alcun senso. Come ciò sia stato possibile, è la questione al centro di questo libro.

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Fiume 1919
 

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