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Giuro che non avrò più fame. L'Italia della Ricostruzione

by Aldo Cazzullo
pubblicato da Mondadori

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"Anche oggi siamo un Paese da ricostruire. Vediamo come abbiamo fatto l'altra volta".
(Aldo Cazzullo)

Il primo film che le nostre nonne e le nostre madri andarono a vedere dopo la guerra fu Via col vento . Molte si identificarono in una scena: Rossella torna nella sua fattoria, la trova distrutta, e siccome non mangia da giorni strappa una piantina, ne rosicchia le radici, la leva al cielo e grida: «Giuro che non soffrirò mai più la fame!». Quel giuramento collettivo fu ripetuto da milioni di italiane e di italiani. Fu così che settant'anni fa venne ricostruito un Paese distrutto. Come scrive Aldo Cazzullo, «avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un'automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Eppure eravamo più felici di adesso». Ora l'Italia è di nuovo un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha fatto i danni di una guerra. Per questo dovremmo ritrovare l'energia e la fiducia in noi stessi di cui siamo stati capaci allora. Cazzullo racconta l'anno-chiave della Ricostruzione, il 1948. Lo scontro del 18 aprile tra democristiani e comunisti. L'attentato a Togliatti e l'insurrezione che seguì. La vittoria al Tour di Bartali e l'era dei campioni poveri: Coppi e il Grande Torino, cui restava un anno di vita. Le figure dei Ricostruttori, da Valletta a Mattei, da Olivetti a Einaudi. Il ruolo fondamentale delle donne, da Lina Merlin, che si batte contro le case chiuse, ad Anna Magnani, che porta al cinema la vita vera. L'epoca della rivista: Wanda Osiris e Totò, Macario e Govi, il giovane Sordi e Nilla Pizzi. Ma i veri protagonisti del libro sono le nostre madri e i nostri padri. La loro straordinaria capacità di lavorare e anche di tornare a ridere. Il racconto di un tempo in cui a Natale si regalavano i mandarini, ci si spostava in bicicletta, la sera si ascoltava tutti insieme la radio; e intanto si faceva dell'Italia un Paese moderno.


La nostra intervista a Aldo Cazzullo 

Nel 1948 avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, il record mondiale.” Eppure, osserva Aldo Cazzullo nel suo ultimo libro, “eravamo più felici di adesso”. Con che spirito gli italiani di allora riuscirono a far proprie le parole di Rossella in Via col vento: “Giuro che non soffrirò più la fame”?
Con uno spirito di riscatto. Avevamo perso la guerra due volte, prima contro gli angloamericani e poi contro i tedeschi. Il denaro non valeva più nulla. Due milioni di case erano distrutte. Eppure le nostre madri e i nostri padri erano animati da dignità, fiducia ed energia. Sapevano lavorare ma anche divertirsi, cantare, ridere. Non a caso sono anche gli anni di Totò, Macario, Rascel, Dapporto e del giovane Sordi. Così “giuro che non soffrirò più la fame” divenne una sorta di giuramento collettivo. Lei ripercorre l’anno chiave della Ricostruzione, il 1948, attraverso la politica e la società, lo sport, l’economia, la vita culturale.el 1948 avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, il record mondiale.” Eppure, osserva Aldo Cazzullo nel suo ultimo libro, “eravamo più felici di adesso”. Con che spirito gli italiani di allora riuscirono a far proprie le parole di Rossella in Via col vento: “Giuro che non soffrirò più la fame”? Con uno spirito di riscatto. Avevamo perso la guerra due volte, prima contro gli angloamericani e poi contro i tedeschi. Il denaro non valeva più nulla. Due milioni di case erano distrutte. Eppure le nostre madri e i nostri padri erano animati da dignità, fiducia ed energia. Sapevano lavorare ma anche divertirsi, cantare, ridere. Non a caso sono anche gli anni di Totò, Macario, Rascel, Dapporto e del giovane Sordi. Così “giuro che non soffrirò più la fame” divenne una sorta di giuramento collettivo. 

Lei ripercorre l’anno chiave della Ricostruzione, il 1948, attraverso la politica e la società, lo sport, l’economia, la vita culturale. 
Perché il 1948 fu decisivo in ogni ambito. Il 18 aprile gli italiani scelsero la Dc, la Chiesa, gli Stati Uniti, contro il Fronte popolare, il comunismo, l’Unione sovietica. Il 14 luglio, dopo l’attentato a Togliatti, si capì che l’insurrezione non si poteva fare, forse anche grazie alla vittoria di Gino Bartali al Tour. E non dimentichiamo che quell’anno entra in vigore la Costituzione. Rinascono i teatri, riaprono i cinema, Valletta ricostruisce la Fiat, Mattei fonda l’Eni, Einaudi diventa presidente della Repubblica e Lina Merlin comincia la decennale battaglia per far chiudere le case di tolleranza. 

Nonostante il prezzo altissimo pagato alla guerra e la perdurante subordinazione imposta loro verso il mondo maschile, le donne si dimostrarono infaticabili “ricostruttrici”. A quali figure femminili ha deciso di dar voce? 
Moltissime. Racconto la sfida tra Anna Magnani e Ingrid Bergman, l’epopea delle prime donne elette Perché il 1948 fu decisivo in ogni ambito. Il 18 aprile gli italiani scelsero la Dc, la Chiesa, gli Stati Uniti, contro il Fronte popolare, il comunismo, l’Unione sovietica. Il 14 luglio, dopo l’attentato a Togliatti, si capì che l’insurrezione non si poteva fare, forse anche grazie alla vittoria di Gino Bartali al Tour. E non dimentichiamo che quell’anno entra in vigore la Costituzione. Rinascono i teatri, riaprono i cinema, Valletta ricostruisce la Fiat, Mattei fonda l’Eni, Einaudi diventa presidente della Repubblica e Lina Merlin comincia la decennale battaglia per far chiudere le case di tolleranza. 
Nonostante il prezzo altissimo pagato alla guerra e la perdurante subordinazione imposta loro verso il mondo maschile, le donne si dimostrarono infaticabili “ricostruttrici”. A quali figure femminili ha deciso di dar voce? 
Moltissime. Racconto la sfida tra Anna Magnani e Ingrid Bergman, l’epopea delle prime donne elette in Parlamento, le sorelle Fontana che reinventano la moda. Ma le vere protagoniste del libro sono le nostre madri, capaci di sacrifici che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Molte storie poi sono raccontate dai lettori nel finale del libro. 

Cos’hanno da insegnare gli italiani del 1948 ai loro connazionali del 2018? 
Sono convinto che anche oggi l’Italia sia un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha lasciato macerie materiali e morali. I nostri padri erano incomparabilmente più poveri di noi ma avevano una vita sociale più ricca: la sera non avevano tv o social, ascoltavano tutti insieme la radio, giocavano a carte o si raccontavano storie. Certo, era un’Italia dura, segnata da violenze e discriminazioni. Ma era un Paese che andava dal meno al più. Al mattino ci si diceva: “Vediamo cosa mi succede oggi”. Ora ci diciamo: “Speriamo che oggi non succeda nulla”. Se ritrovassimo anche solo una parte di quella fiducia e di quell’energia, nessun traguardo ci sarebbe vietato.

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