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I personaggi de
IL TRONO DI SPADE

George R. R. Martin ha avuto la capacità di creare negli anni un mondo fittissimo di personaggi, talmente articolato da prevedere un wikipedia dedicato ed uno stuolo di assistenti che può consultare per ricapitolare eventi e non perdere la coerenza narrativa. E’ un autore amatissimo per la sua capacità di descrivere nei particolari una scena curandone tutti gli aspetti: cibo, stati d’animo, acconciature, paesaggi, costumi: tutto è descritto nel dettaglio. L’autore ha più volte dichiarato di essersi ispirato a fatti storici realmente accaduti per poter dare vita, negli anni, ad un mondo che fosse assolutamente credibile. Ecco alcune curiosità riguardanti fatti storici da cui Le cronache del Ghiaccio e del fuoco sono state tratte.

Testi e informazioni messe a disposizione dalla redazione di Focus Storia

Stark e Lannister  

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Lo scontro infinito tra le due principali famiglie coinvolte nella lotta per salire sul trono prende ispirazione dal trentennale conflitto tra le casate Lancaster (Lannister) e York (Stark), ribattezzata nell’Ottocento dallo scrittore Walter Scott come la Guerra delle Due Rose.
Avvenuta in Inghilterra nel’400 tra le due casate per contendersi l’eredità sul trono come lasciata dai Plantageneti, il sanguinoso scontro vide come protagonisti Riccardo, duca di York, ed il Re Enrico VI Lancaster, affiancato dalla consorte Margherita d’Angiò.
Dovendo fare un’analogia, è abbastanza evidente la somiglianza caratteriale tra Eddard Stark e Riccardo di York: entrambi noti per la loro integrità morale e le proprie capacità come condottiero, si guadagnano il ruolo di Lord Protettore del Regno ed entrambi finiranno la loro esistenza con la testa in cima ad una picca. A differenza però del reale personaggio storico, quello inventato viene coinvolto suo malgrado nella lotta all’ultimo sangue che sconvolge Westeros.
Abbastanza evidenti le analogie tra Joffrey Baratheon ed Edoardo di Lancaster, entrambi sadici, mentalmente disturbati e figli illegittimi. La perfida Cersei Lannister ha in comune con Margherita d’Angiò l’ambizione infinita e una preziosissima capacità di influenzare i propri congiunti.

Da osservare, proprio a ridosso della stagione finale, che la Guerra delle Due Rose si concluse con un matrimonio che riuscì ad aggiustare le cose garantendo la pace per un lunghissimo tempo: Enrico Tudor sposò infatti la primogenita di Edoardo IV, Elisabetta di York dopo aver ucciso in battaglia il rivale Riccardo III. Chissà che anche lo saga HBO non si concluda con il medesimo spirito…

Conn Iggulden, La guerra delle Rose Stormbird

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Aerys II Targaryen  

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Conosciuto come il re folle, questo personaggio ha molto in comune con il sovrano di Francia Carlo VI di Valois: colti entrambi improvvisamente dalla pazzia, comprometteranno un regno fino a quel momento gestito con relativa lucidità.

Carlo manifestò in due principali occasioni la sua follia: in una giornata d’agosto del 1392 uccise molti dei cavalieri al suo servizio accusandoli improvvisamente di tradimento su basi totalmente infondate e a distanza di un anno provocò la morte di molti danzatori al Ballo degli Ardenti, rischiando lui stesso di bruciare vivo.
Il seme della follia in entrambi è chiaramente ereditario: Carlo fu il progenitore di Enrico VI d’Inghilterra, così come Aerys Targaryen fu il nipote di Aerion, convinto di essere un drago dalle umane sembianze.

George R.R. Martin, Fuoco e Sangue

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La cena nera e le nozze rosse  

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Per raccontare una delle più sanguinose puntate della saga in cui perdono la vita Robb Stark, l’amatissima moglie incinta, la madre e buona parte dei suoi 3500 valorosi soldati, Martin ha dichiarato di aver preso spunto da due fatti storici legati alle cronache di Scozia. Durante la Black dinner avvenuta nel castello di Edimburgo nel 1440 organizzata dal re Giacomo II di Scozia In una saga che gronda sangue almeno quanto la Storia vera, il massacro delle Nozze Rosse spicca per la sua brutalità, specie nella versione televisiva.
Con quel bagno di violenza si conclude la ribellione del Nord fedele agli Stark. Robb Stark, figlio ed erede di Eddard, accetta l’ospitalità di Walder Frey in occasione del matrimonio dello zio Edmure Tully con una fanciulla di Casa Frey. Ma Walder cerca vendetta per un affronto subìto. E la vendetta si consuma proprio durante il banchetto nuziale, al suono di una canzone celebrativa dei Lannister: è il segnale d’inizio della carneficina. Robb viene ucciso insie¬me alla madre e a gran parte dei suoi 3.500 soldati. Cene spietate.

George Martin ha ammesso di essersi ispirato a due episodi delle antiche cronache scozzesi. Il primo è del 1440 ed è noto come Black Dinner, la “Cena Nera”: protagonisti due rampolli del potente clan dei Douglas, il sedicenne conte William e suo fratello David, ricevuti a cena al castello di Edimburgo dal re-bambino Giacomo II di Scozia. In realtà l’invito arrivava dal Lord Cancelliere Sir William Crichton, che temendo l’influenza crescente dei Douglas ne orchestrò in modo teatrale l’eliminazione.

Durante la cena fu servita a William la testa mozzata di un toro nero, lugubre simbolo di morte, dopodiché i ragazzi furono portati nel cortile del castello e decapitati. Anche l’altro riferimento arriva dal cruento passato delle Highlands: il massacro di Glencoe del 1692, ai danni del clan MacDonald, riluttante a sottomettersi all’autorità del nuovo re Guglielmo III d’Inghilterra. Una compagnia militare dei vicini e rivali Campbell si fece accogliere da loro, facendo leva sulla tradizionale ospitalità scozzese, e dopo una lauta cena uccise nel sonno il capoclan Alastair Maclain con una quarantina di altri suoi consanguinei.
La strage partì a un segnale convenuto dato dall’alto di una roccia (ancora oggi nota come Signal Rock) per confermare l’assenso del re al massacro.

AAVV, Il tempio e la corona

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Tyrion Lannister  

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“Deforme, incompiuto, spedito prima del tempo in questo mondo che respira, finito a metà, e questa [metà, ndr] così storpia e brutta che i cani mi abbaiano quando zoppico accanto a loro”. Nel monologo del Riccardo III di Shakespeare (1592) l’ultimo degli York, sovrano tra i più controversi della storia inglese, descrive così la sua sgraziata condizione fisica.

Stando alla descrizione di Tommaso Moro, confermata nel 2012 dal ritrovamento dei suoi resti sotto un parcheggio di Leicester, il sovrano era davvero gobbo a causa di una grave scoliosi: deformità del corpo che secondo la versione shakespeariana, ispirata dai vincitori Tudor, era specchio dell’immoralità di quello che consideravano un usurpatore.

“Cattivo” da rivalutare. Nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco a declamare quelle parole avrebbe potuto certamente essere il nano Tyrion Lannister, a cui quasi tutti gli altri membri della casata guardano con malcelato odio (fa eccezione il fratello). All’inizio della narrazione letteraria e televisiva Tyrion è presentato come un gaudente dedito al bere e alle prostitute. Il frivolo scherzo di natura si rivela però pian piano meglio di come sembra, diventando un personaggio di primo piano nell’epopea del Trono di Spade.

Nel corso degli eventi dimostra grande acume, capacità di giudizio, lealtà verso la famiglia e persino coraggio in battaglia. Tratti positivi che a ben guardare, e al netto del cliché del “cattivo”, si ritrovano anche nel Riccardo storico, specie nelle interpretazioni più recenti. Riccardo III fu fedele alla causa del fratello Edoardo IV fino alla morte di questi.

E fu veramente un guerriero valoroso, al punto di affrontare nella battaglia di Bosworth Field (1485), ormai praticamente solo, le armate soverchianti di Enrico Tudor. I soldati di Enrico, come l’esame delle sue spoglie ha dimostrato, infierirono crudelmente sul cadavere del sovrano deforme. Inoltre, proprio come Tyrion, Riccardo era un uomo di cultura, che sapeva discorrere in latino e che amava leggere. Entrambi hanno però una “macchia”: Tyrion fugge dopo aver ucciso il padre Tywin Lannister, mentre il sovrano inglese è indicato, senza prove certe, quale mandante dell’uccisione dei principini nella Torre di Londra. Insomma, due personaggi in chiaroscuro.
E due “cattivi” per i quali è difficile non provare una certa simpatia.

William Shakespeare, Riccardo III

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I Bruti  

Nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco è considerata una delle nove meraviglie create dall’uomo. Vecchia di circa 8mila anni, alta oltre duecento metri, estesa poco meno di 500 km ed eretta in parte grazie alla magia e all’ausilio di giganti e altre creature non umane, la Barriera è il titanico baluardo che protegge le terre di Westeros.
Da chi? Dagli abitanti delle buie e desolate terre dell’Eterno Inverno: il Popolo Libero, tribù di cacciatori primitivi che gli uomini civilizzati dei Sette Regni chiamano con disprezzo i Bruti.

E dagli Estranei, creature dai profondi occhi blu dotate della capacità di rianimare i defunti e arruolarli come zombie tra le proprie file. A sorvegliare la Barriera c’è la confraternita dei Guardiani della Notte, i cui membri rinunciano ad avere una famiglia e dedicano la loro vita alla lotta contro le minacce del profondo settentrione.

Anche in questo caso non è pura fantasia. Un altro Vallo. Martin stesso ha affermato che l’idea della Barriera gli venne in Gran Bretagna visitando da turista i resti del Vallo di Adriano, l’imponente fortificazione in pietra del II secolo d.C. che tagliando in due l’isola per circa 120 km separava la provincia romana di Britannia dalla Caledonia (Scozia). I forti che costellano la Barriera sono 19, proprio come quelli presenti lungo il tracciato del Vallo Antonino, eretto 160 chilometri più a nord come estremo baluardo del sistema difensivo.

Quanto alle minacce a Westeros dei popoli stranieri, anche qui le similitudini sono evidenti: civiltà e stile di vita dei Bruti presentano infatti notevoli punti di contatto con usi e costumi dei Pitti, una popolazione indigena della Scozia le cui scorrerie in Britannia diedero sempre filo da torcere ai Romani.

Jack Whyte, La pietra del cielo

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Gli Andali e i Vandali  

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“Re degli Andali e dei Primi Uomini”: è il pomposo titolo con cui i sovrani dei Sette Regni vengono annunciati nelle occasioni ufficiali. L’attributo si riferisce agli antenati di quasi tutte le comunità umane di Westeros. Nella leggendaria Età dell’Alba, il continente era abitato solo dai Figli della Foresta. Con loro i Primi Uomini giunti da est scatenano una lunga guerra che sfocia in una pacifica convivenza, portando addirittura gli invasori ad abbracciare il culto indigeno degli Antichi Dèi.

L’equilibrio geopolitico di Westeros è turbato ancora una volta da una migrazione armata, stavolta dei guerrieri Andali. I nuovi arrivati spazzano via i regni dei Primi Uomini imponendo ovunque – eccetto che nel Nord e nelle terre dei Bruti – la loro cultura simil-feudale e il nuovo culto dei Sette Dèi.

Questa seconda conquista ha un corrispettivo storico nello scontro tra l’Impero romano e le tribù germaniche: in particolare quella dei Vandali, a cui gli Andali sembrano alludere anche nel nome. Inizialmente sconfitti sul Danubio da Marco Aurelio e accolti in Pannonia (Ungheria) da Costantino il Grande, furono spinti verso Occidente dall’avanzata unna.

Irruppero in Gallia e poi nella Penisola Iberica, dove il loro re Genserico fondò un regno. Da lì mossero alla conquista dell’Africa. Infine, proprio come gli Andali di Westeros, i Vandali erano biondi e nemici di ogni forma di integrazione o assimilazione.

Massimiliano Nuti, Roma sull'orlo del caos

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I Dothraki e i Mongoli  

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Abbastanza prevedibile il confronto tra i Dothraki ed i popoli guerrieri della steppa centro-asiatica, ossia Mongoli e Unni, che con la loro irruenza contribuirono nel V secolo d.C. alla caduta dell’Impero romano. Nella finzione è l’acqua l’elemento che impedisce a questo indomabile e selvaggio popolo la conquista dei Sette Regni Sono il flagello delle città civilizzate: razziatori dell’Est coperti di cuoio, “signori dei cavalli” dalla pelle olivastra e dai lunghi capelli neri. Il pensiero corre ai Mongoli e agli Unni, i cui spostamenti nel V secolo d.C. accelerarono il crollo dell’Impero romano. Nell’universo del Trono di Spade si chiamano però Dothraki. E sono i temutissimi nomadi guerrieri del Continente Orientale.

Anche loro sono una minaccia per le terre dell’Ovest ma a separarli dai Sette Regni c’è il Mare Stretto di cui, almeno fino all’avvento dell’esule Daenerys Targaryen quale loro leader indiscussa, i Dothraki hanno un timore reverenziale: è infatti “acqua velenosa”, imbevibile per i cavalli. Cavalli che, proprio come per gli Unni e i Mongoli (e per i nativi americani, altra fonte d’ispirazione), erano al centro di queste civiltà. Non a caso, la divinità dei Dothraki è il Grande Stallone, chi non sa stare in sella perde ogni prestigio sociale e quando un Dothraki muore il suo cavallo brucia con lui sulla pira funeraria. Le sedi dei vari clan, nella saga, si spostano in vaste terre disabitate: come quelle degli storici signori delle steppe centroasiatiche. Infine, l’arma dei Dothraki ricorda vagamente la scimitarra dao della cavalleria mongola, impiegata durante l’invasione della Cina nel XIII secolo.

Morris Rossabi, I mongoli

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