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Lo stato di salute della cultura italiana non consente di prevedere facili guarigioni. «È mancata una politica pubblica per un'adeguata istruzione secondaria e universitaria, per un sistema di apprendimento durante tutta la vita, per biblioteche e promozione della lettura. Giorgio Napolitano ha detto di avere fiducia negli spiriti vitali degli italiani. Vorrei dargli ragione, a patto che tra gli spiriti vitali ci siano anche l'intelligenza per capire l'inadeguatezza cronica della politica e la capacità di selezionare ed esprimere una classe dirigente all'altezza dei nostri problemi». Tullio DeMauro ripercorre mezzo secolo di vita del nostro paese, ridefinisce il significato di cultura e descrive le trasformazioni della ricerca, dell'insegnamento, dell'informazione, dell'idea stessa di sapere.   De Mauro a "Parla con me": guarda il video

Dettagli

Generi Famiglia Scuola e Università » Educazione, Scuola e Università , Storia e Biografie » Storia sociale e culturale

Editore Editori Laterza

Formato Ebook con Adobe DRM

Pubblicato 17/03/2011

Lingua Italiano

EAN-13 9788858102466

1 recensioni dei lettori  media voto 2  su  5
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La cultura degli italiani tulliopascoli

tulliopascoli - 29/07/2015 23:09

voto 2 su 5 2

Lettura, in parte, certamente interessante, soprattutto in rapporto alla coerente, sincera ed a volte anche impietosa analisi che lautore espone a proposito del basso livello culturale degli Italiani, e la nostra piuttosto scarsa inclinazione alla lettura, in particolar modo quando i parametri sono paragonati a quelli dei Paesi dellEuropa centrale e settentrionale ma anche in rapporto ai Francesi. Certamente il risultato delleredità che il nostro Paese deve alla Chiesa; infatti, è noto che per secoli sul nostro territorio non solo non era incentivata la lettura, mentre agli Ebrei la stessa religione imponeva le letture bibliche, ma in certi periodi, chi fosse sorpreso con libri in casa, rischiava di essere giudicato dalla Sacra Inquisizione. Ebbene, con Calvino e principalmente con lavvento della Riforma Protestante di Lutero che aveva tradotto la Bibbia, rendendola accessibile al vasto pubblico, quei Popoli erano stati direttamente incoraggiati a leggere, mentre noi, rimanevamo succubi del nostro clero e delle loro soggettive interpretazioni che non potevano essere messe in dubbio, anche se poi, in realtà non pochi papi, cardinali e vescovi, nonché parroci non raramente vivevano in totale contraddizione con ciò che predicavano. Ma per tornare a De Mauro, è davvero un peccato che gli insistenti richiami ricorrendo alle sue preferenze politiche, abbiano compromesso questo eccellente lavoro; infatti, con una ed a mio modesto parere miriade esagerata di riferimenti praticamente esclusivi della stampa di sinistra: Unità, Paese Sera, Manifesto, Repubblica e Rinascita e troppi elogi ai personaggi di questa stessa sinistra, egli ha mostrato di non essere abbastanza imparziale, rendendo il saggio a tratti piuttosto indigesto; infatti, sembrerebbe che gli intellettuali mancini sono quelli che contano, come se avessero un po il monopolio di questa scienza. Ragione per cui, non mi pare giusto andare oltre un voto piuttosto basso.

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