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Romanzo-saggio, La Divinità Nemica è un testo per analisti, ma anche per profani desiderosi di addentrarsi nei misteri della psiche.
È stato scritto da un uomo per gli uomini fieri di esserlo.
Perché per gli uomini?
Perché si pubblicano molti libri per donne, di donne, su donne. Nei film esse interpretano ruoli catartici e salvifici. Nei dibattiti, nel giornalismo, in talune professioni liberali, nel costume, possono farsi sostenitrici di rigidi schemi mentali e comportamentali. Molti uomini si adeguano, o per sedurle o per compiacerle o per non subirne iraconde rimostranze. Si mascherano da cicisbei.
I più fiacchi mentono, i più forti non si piegano e si aggirano come lupi solitari, furiosi perché non trovano compagne di lotte per propri ideali. Le donne finiscono col non sapere più cosa sia un uomo e ne lamentano la scomparsa.
Nel racconto compaiono divinità. Intervengono nelle umane vicende come facevano in antichi poemi epici o come sono sentiti vivi e presenti e invocati ogni giorno in famiglie religiose d'ogni credo. Non sono come le figure di grande successo in film e romanzi. Non offrono effetti visivi speciali in 3D, roba da videogiochi. Sono dèi veri ed eterni. Toccano l'animo e turbano, come le verità che si agitano nel profondo dell'inconscio.
La Divinità Nemica mette in guardia da un eccessivo potere del femminile nel mondo occidentale, potere rampante dappertutto cinquemila anni fa, e ancora dominante nella maggior parte delle aree del globo. È un testo da leggere con impegno, un libro non facile.
Tra tanti luoghi comuni incrollabili, pietrificate opinioni Erich Weisz naviga per fare aprire gli occhi del lettore sul fatto che tante devastanti menzogne sono volte a riportare al potere assoluto nella cultura occidentale una divinità arcaica ostile al maschio della specie e al progredire della specie umana. Per lui tale divinità nemica è la Grande Madre.
Qualche esempio? Non è vero che in un individuo l'equilibrio si raggiunge con l'equilibrio tra la parte maschile e la parte femminile né si sa cosa tali "parti" siano davvero. Non è vero che l'anima è un archetipo che può "far crescere" un maschio soltanto se proiettato su una donna, farlo procedere dallo stato beluino a quello di "vero uomo" o, più falso ancora, da bambino ad adulto. Semmai sono le donne a essere le eterne bambine.
Non è vero che un uomo possa avere pace soltanto armonizzando in unità di tutte le componenti della psiche. Al contrario, può raggiungere se non quiete almeno dignità e rispetto per se stesso soltanto imparando a navigare tra le sue contraddizioni, nel suo caos.
Un altro luogo comune da sfatare? La teoria della santificante conciliazione degli opposti. Conduce a scelte devastanti per la società e assassine per l'individuo, è la culla di ogni bastardo compromesso politico, è il frutto avvelenato del pensiero di Hegel e dell'eterno oscillare tra assolutismo assassino e lassismo scatenato proprio della sua patria tedesca.
Ultima chicca: nel rapporto con i sentimenti è la donna a essere handicappata, schiava com'è delle emozioni che sono causa prima dei sentimenti stessi ma in grado, se non filtrate alchenicamente, di soffocarli sul nascere, di portare ogni individuo - donna o uomo che sia - alle scelte più sbagliate della propria vita.
Erich Weisz esamina tutti questi "miti" dell'età moderna, "miti" nel senso etimologico di indiscutibili verità. Sono verità assolute come in passato lo sono state quelle che affermavano essere i negri non umani, la terra piatta, le donne inferiori quando non streghe, unico dio il dio dominante della cultura militarmente superiore. Ipotesi da cui Erich Weisz deduce essere ogni guerra una guerra tra dèi, combattuta con la carne e il sangue degli umani.
Si sconsiglia la lettura de La Divinità Nemica a conformisti e iracondi, qualunque sia la loro età e il modo di esprimere la propria sessualità. Anche agli uomini "dolci e carini". E

Dettagli

Generi Psicologia e Filosofia » Psicologia

Editore Ossessione Espressa

Formato Ebook con Adobe DRM

Pubblicato 25/03/2015

Lingua Italiano

EAN-13 9788890460258

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La divinità nemica
 

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