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Venezia, anno 1524: il nobile e antisemita Don Gabriel Moro viene condannato a morte per sodomia e decapitato. È la storia di un triangolo tutto al maschile. La voce narrante è quella di Tadzio, un nano ormai stremato dalla malattia che, dal letto dell'enorme palazzo vuoto una volta appartenuto al suo signore, riporta la storia della sua vita in un diario, come una confessione, a una misteriosa e oscura figura che compare al suo fianco, forse la Morte stessa. È una storia d'amore, odio, tradimento e gelosia che si svolge nella cornice storica della nascita del ghetto a Venezia nel 1516 e della questione ebraica. Don Moro è un personaggio realmente esistito, con un ruolo di rilievo a Venezia e noto per la sua avversione alla presenza degli ebrei in città, ma nel romanzo finisce per innamorarsi proprio del giovane ebreo che ha rubato il cuore anche a Tadzio. È una cupa storia di sentimenti forti, ma anche un romanzo storico e un romanzo filosofico, che indugia sulle nuove scoperte del Cinquecento, sulle nuove concezioni del mondo che cominciano a delinearsi, sull'amore per la scienza, sul potere della parola, ma anche sullla loro inevitabile inaffidabilità.

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