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Vecchie e nuove generazioni sembrano oggi accomunate dal medesimo senso di impotenza e di rinunzia: il mondo è storto e non ci si può fare nulla. Bisogna rassegnarsi a cavarsela da soli navigando a vista, evitando il peggio. Qualcuno, però, non ha gettato la spugna e a sessant'anni suonati ritiene ancora possibile, anzi più necessario di prima, lottare per un mondo diverso. Così, quasi per passare la fiaccola dalle proprie mani a mani più giovani, prova a testimoniare perché e come abbia senso impegnarsi esistenzialmente, socialmente e politicamente. Non un invito generico in stile new age, dunque; ma neppure un prontuario da seguire pedissequamente ricetta per ricetta. L'autore di questo breve saggio è infatti un filosofo-in-pratica che dedica la professione a coniugare le domande di fondo più radicali con l'esplorazione di possibili vie operative attraverso cui iniziare, da subito, a cambiare qualcosa: far pensare per agire, in vista della giustizia "completa", dare a tutti la possibilità di essere felici già sulla Terra. Troppo poco per chi cerca ancora la formula magica della rivoluzione da un giorno all'altro; troppo, al contrario, per chi ha deciso di usare le difficoltà oggettive come alibi per la propria pigrizia. Abbastanza, però, per chi non vuole sprecare la vita e intuisce quanto sapore si possa scoprire in un'esistenza intensamente impegnata.

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La rivoluzione, ma a partire da sé
 

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