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La strada

Cormac McCarthy
pubblicato da Einaudi

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Prodotto acquistabile con Carta del Docente e 18App

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Fantascienza , Fantasy Horror e Gothic » Fantascienza

Editore Einaudi

Collana Supercoralli

Formato Rilegato

Pubblicato 01/01/2007

Pagine 218

Lingua Italiano

Titolo Originale The Road

Lingua Originale Inglese

Isbn o codice id 9788806185824

Traduttore M. Testa

19 recensioni dei lettori  media voto 3  su  5
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La strada mario2205

Mario Magagna - 23/02/2015 18:39

voto 5 su 5 5

Era tanto tempo che un libro non mi commoveva fino alle lacrime. Non dimenticherò mai queste pagine piene di una insolita tristezza ma allo stesso tempo meravigliose. Se avete un animo sensibile leggetelo.

La strada valentina.paoli123

Valentina Paoli - 16/06/2014 14:42

voto 4 su 5 4

Un libro grigio come la copertina, scritto davvero bene, comunica la disperazione, il grigiore, l'assenza di umanità. Padre e figlio, senza nome, due ombre vaganti in un mondo devastato, che portano comunque con sé la speranza - non si sa bene di cosa - speranza che davvero è l'ultima a morire. Due spettri vagolanti che mi ricordavano le figure del lager descritte da Levi, interposte fra il ricordo di un mondo che non è più e un mondo che non è. Anche i dialoghi dei due protagonisti non sono scritti a forma di dialogo ma come testo, come se i confini fra l'umanità e il mondo -non - mondo fossero confusi. Francamente la fine mi ha delusa, però è un bel libro davvero.

La strada

Anonimo - 13/08/2010 09:50

voto 0 su 5 1

E' stato il primo libro di questo scrittore che ho letto ma penso non sarà l'ultimo. A volte crudissimo altre volte di una tenerezza infinita, non ho figli ma mentre leggevo pensavo al rapporto tra i due protagonisti ed ho iniziato a sognare di essere madre...

La strada

Anonimo - 03/02/2009 17:05

voto 4 su 5 4

E' un libro trascendentale, da leggere sicuramente. Lascia il segno soprattuto il finale. La parte centrale è un pò ripetitiva, ma nel complesso è un ottimo libro.

La strada

Anonimo - 24/09/2008 00:30

voto 5 su 5 5

è il primo libro di mc carthy che ho letto ed è stato un pugno allo stomaco. sono passati un pò di mesi ma le immagini e le suggestioni di quel libro rimangono ancora. Stupendo

La strada

Anonimo - 04/08/2008 17:04

voto 3 su 5 3

Assolutamente meraviglioso! Scrittura asciutta e allo stesso tempo coinvolgente. In poche parole e soprattutto in dialoghi brevissimi l'autore riesce a trasmettere i pensieri, le paure, le angosce e le (poche) speranze dei protagonisti. Chi ama i libri non può esimersi dalla lettura di questo libro.

La strada

Anonimo - 11/07/2008 11:34

voto 4 su 5 4

Secondo me è un libro da leggere. Lo si divora in poche ore. Il rapporto che si instaura tra padre e figlio è commovente...

La strada

Anonimo - 17/03/2008 08:36

voto 4 su 5 4

Splendido lavoro di McCarthy. Assolutamente da non perdere. Bellissimo rapporto padre/figlio, per niente banale.

La strada

Anonimo - 03/02/2008 13:11

voto 1 su 5 1

Pessimo, fa solo soffrire!

La strada

Anonimo - 31/01/2008 12:53

voto 4 su 5 4

E' la prima volta che mi capita di essere così coinvolta nella lettura di un libro, perchè la situazione purtroppo è verosimile. sono stata combattuta fra finirlo o lasciar perdere. Ha vinto la parte di me che comunque voleva finirlo. Anche se spesso l'autore si ripete, la scrittura è senz'altro efficace a rendere l'atmosfera e a far entrare il lettore nella storia.

La strada

Anonimo - 12/01/2008 13:22

voto 3 su 5 3

Sicuramente questo libro è costruito in maniera accattivante, raccontando la storia di un padre e di un bambino che si trascinano per chilometri e chilometri, dalle montagne al mare, in una terra non ben identificata e colpita da un'inesorabile desolazione a seguito di un non meglio precisato evento catastrofico. Un'atmosfera perennemente avvolta di cenere, in un cielo plumbeo dove non volano più uccelli e non splende più il sole. Gli esseri umani che ancora sopravvivono hanno perso molta della loro umanità. Lo stile dell'autore, che ancora non conoscevo, è molto asciutto, semplice e diretto. La vicenda non è caratterizzata da veri colpi di scena, non si snoda come una vera e propria trama, e per questo il libro può apparire talvolta un pò ripetitivo e pesante, ma comunque merita di essere portato fino in fondo per il messaggio che trasmette e le riflessioni a cui induce. Buona lettura.

La strada

Tiffany - 03/01/2008 14:11

voto 4 su 5 4

E' sicuramenete il libro che ho letto in questi ultimi mesi che mi ha colpito di più. Linguaggio essenziale ma efficace, coinvolgente, forse anche troppo fino a diventare inquietante. Finale: qualcuno ha detto scontato, banale , ecc, per me ci sta, dopo 200 pag. quasi senza speranza si apre uno spiraglio proprio nel momento peggiore per il figlio. Sicuramente lo consiglio.

La strada

Anonimo - 08/12/2007 16:42

voto 3 su 5 3

Sinceramente visto la fama di questo libro mi aspettavo qualcosa di più. La storia racconta l'elogio della essenzialità e della sopravvivenza dove il senso della vita per un padre si identifica nell'amore e nella salvagurdia di un figlio che rappresenta ancora la sincerità dell'essere umano. La cosa che più mi ha copito dell'autore è l'uso straordinario delle parole. Brevi periodi freddi e struggenti, veramente notevole la forza descittiva del nulla che fa da cornice al viaggio dei due protagonisti. Il finale deludente, troppo scontato il trionfo della nuova vita.

La strada

Anonimo - 04/12/2007 22:48

voto 4 su 5 4

Semplicemente straordinario. Un libro che si divora e che rimane vivo nel quotidiano.

La strada

Anonimo - 04/12/2007 11:18

voto 1 su 5 1

No, no, no... non ho capito nulla... senza capo nè coda, ma che vuol dire? Assolutamente no.

La strada

Anonimo - 23/11/2007 13:46

voto 4 su 5 4

Prendi la tua vita e ripuliscila dalle futilità, da quanto è inutile, dalle paranoie metropolitane... raggiungine il nocciolo, l'essenza. Resti tu con le tue necessità primitive, le emozioni, quelle vere, come amore e paura, resta la speranza e la fede. Resti tu e tuo figlio, divino riscatto al nulla. Un libro difficile che divori in una notte e continui a ruminare per settimane. Qualche volta, guardando la mia bambina di 5 anni, la scopro portare il fuoco...

La strada

Anonimo - 20/11/2007 18:58

voto 2 su 5 2

Mi sono perso. Tra visioni, pensieri, sogni ad occhi aperti, incubi, allucinazioni, ricordi, frammenti di disperazione che appare e sfugge, un uomo accompagna il figlio verso il nulla. E non ho capito il finale. C'è nuova vita?

La strada

Anonimo - 16/11/2007 09:48

voto 3 su 5 3

Premessa: non è il miglior libro di McCarthy. Letto d'un fiato, 218 pagine costituiscono un piccolo balzello per lettori che si vogliano definire tali, non sono riuscito ad entrare questa volta con la stessa empatia e partecipazione degli altri libri dello scrittore americano dentro una storia dai contorni e aspetti controversi. Ho sempre nutrito grande aspettative per questo autore e fino ad oggi sono state sempre ripagate con gli interessi. Ad ogni libro finito non potevo non affernare: ''questo è meglio del precedente'', fino quasi ad una esaltazione mistica nell'attesa impaziente del romanzo successivo. Lo so, mai abbandonarsi all'idolatria, all'idealizzare una persona reputandola al di sopra di ogni critica negativa, scevra di difetti o incapace di incorrere in errore. Ed è successo, quel castello di sabbia che mi ero costruito in anni di spasmodiche letture, è mestamente crollato alla prima mareggiata autunnale di questo 2007. Intendiamoci, rimane sempre una lettura interessante e piacevole, ma è un passo indietro rispetto ai precedenti manufatti. La storia: un uomo, un bambino, nessun nome, nessuna identità in un viaggio antropologico dentro ad un pianeta terrestre in avanzato stato di decomposizione e desolazione. Spazio, tempo e luoghi sono coordinate misteriose e irrilevanti per un percorso che come dato certo ha solo lo spostamento dei due protagonisti verso sud, alla ricerca di una costa affacciata sul mare in grado di garantirgli maggiore conforto climatico e ambientale. Un carrello di un supermercato, oggetto postmoderno in un contesto apocalittico, trascinato sempre dal padre, che detiene basilari beni di consumo (cibo, coperte, abbigliamento), è il mezzo attraverso il quale si scopre un territorio lunare caratterizzato da cenere, pioggia, cadaveri sparsi in mezzo alla strada e in case diroccate. Il celebre autore della trilogia della frontiera (Cavalli selvaggi, Oltre il confine, Città della pianura) continua a rimarcare con il solito stile scarno ed essenziale, la sua radice culturale di un determinismo amorale che da sempre giustifica i suoi scritti. Tutto accade, comprese le conoscenze e le azioni umane, ed è determinato in modo causale da un catena ininterrotta di eventi avvenuti in precedenza. Che il libero arbitrio è pura illusione, e che tutto quel che accadrà nel futuro è predeterminato dalle condizioni iniziali. Nel XVII secolo, la filosofia del deismo, proponeva come concezione filosofica un Dio metafisico che dopo aver creato il processo della creazione, non ha più influito sugli eventi successivi determinati dalla catena causa-effetto. Questo è l'archetipo su cui poggia l'intero libro, che ci pone già all'interno di un destino deciso e dai contorni segnati dall'unica verità e certezza data all' essere umano: la morte. Nel rapporto dialogico tra padre e figlio mentre tutto intorno a loro non ha più senso, rimane sullo sfondo la disperata spinta inerziale del cammino, dell'andare avanti comunque, per assecondare inconsciamente l'istinto di sopravvivenza che è l'unico vincolo dal quale non possono liberarsi. In questa frase c'è tutto il libro: ''Erano poche le notti in cui, sdraiato nel buio, non provava invidia per i morti''.

La strada

Elisabetta Bolondi - 03/10/2007 14:43

voto 4 su 5 4

Recensioni entusiaste, il premio Pulitzer hanno consacrato questo uno dei migliori libri dell'anno. Infatti lo è. Una scrittura straordianariamente evocativa, una lessico ricercato e semplice insieme, una storia ripetitiva, un padre e un figlio che dopo la distruzione del mondo - un bombardamento nucleare?- cercano di sopravvivere andando verso sud, alla ricerca di cibo, di calore, di qualcosa che mostri al bambino cosa era il mondo prima di lui; eppure nel ripetere ogni giorno i passi sulla strada verso il nulla, alla spasmodica ricerca di cibo, acqua, vestiti, non c'è mai un attimo di noia: quel padre e quel figlio sono l'umanità di ogni tempo, abbandonati su questa terra desolata, senza più colori nè sentimenti, con un'unica certezza: il loro amore totale, senza incertezze. La scena finale, con il bambino che saluta il padre per l'ultima volta, è splendida e straziante. Tutta la tradizione della letteratura americana sembra concentrarsi nelle pagine di questo bellissimo struggente apologo.

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