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Un romanzo storico che racconta un medioevo insolito, visto da sud, quando i Romani parlavano greco e nelle chiese si veneravano donne immaginarie dai nomi evocativi, come Sofia (la Sapienza) o Irene (la Pace).
Su quest'epoca remota si insinua inaspettato un raggio di luce: un antico copista ebreo, un manoscritto, un tramonto di fine estate osservato dalla torre dei sette venti e quattro cortigiani di Federico II - un poeta, un cavaliere, un matematico e un astrologo - aprono il sipario su un cammino a ritroso lungo un intero secolo, l'undicesimo dell'era cristiana.
Non si tratta tuttavia di anonimi cortigiani di curia, ma dei più importanti consiglieri dell'imperatore: l'astrologo è Michele Scoto, il poeta è Jacopo da Lentini, il cavaliere è Ermanno da Salza e il matematico è Leonardo Fibonacci.
La lettura del manoscritto da parte dei quattro si dipana così per un'intera notte, al traballare incerto di una lampada a olio scossa ogni tanto da qualche rara e leggera folata di brezza, che si incunea nella piccola finestra occidentale rompendo la ferma aria estiva.
Il racconto si snoda a ritroso per cento anni, mentre l'impero romano lascia per sempre le sponde italiane sospinto in mare da un manipolo di banditi scandinavi guidati dai tre fratelli Altavilla.
Sopraggiunge più avanti un quarto fratello, il più scaltro di tutti, che stringe alleanze con papi, incendia città e insidia imperatori fino a porre le basi per il più importante e longevo stato unitario moderno della penisola, che
sopravviverà fino all'Unità d'Italia.
Dalla loro discendenza nasceranno eroi delle crociate come Boemondo d'Antiochia e imperatori affascinanti come Federico II.
La storia segue in punta di piedi un sottile "fil rouge" esoterico attorno alla figura dell'Arcangelo guerriero Mi-Ka-El (colui come Dio), sacro a oriente e a settentrione, sul cui sfondo scorrono i volti di personaggi storici suggestivi realmente esistiti nei luoghi e tempi della narrazione, come il papa "mago" Gerberto, il filosofo Michele Psello, il grande riformatore Ildebrando da Soana o il costruttore di cattedrali Guglielmo da Volpiano.
La trama è cadenzata dal ritmo di dialoghi che spaziano dal destino dell'uomo alla verità della religione, dal senso della conquista alla ricetta della mozzarella di bufala aversana.
Frutto di alcuni anni di ricerche storiche, documentali e filologiche sul linguaggio, i costumi, le etimologie e perfino le unità metriche dell'alto medioevo, questo romanzo è dedicato a chi vuole davvero immergersi completamente in un'epoca lontana e affascinante, accompagnati dalla suspence di un vero giallo.

Dettagli

Generi Gialli Noir e Avventura » Narrativa di Avventura » Storie di guerra » Romanzi storici » Thriller e suspence » Saghe , Romanzi e Letterature » Narrativa d'ambientazione storica » Avventura » Saghe

Editore Alessandro Panico

Formato Ebook con Adobe DRM

Pubblicato 06/07/2012

Lingua Italiano

EAN-13 9788867550135

1 recensioni dei lettori  media voto 5  su  5
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Le impronte dell'angelo

Anonimo - 14/07/2012 00:46

voto 5 su 5 5

Che cosa spinge un matematico pisano, un astrologo scozzese, un poeta siciliano e un cavaliere tedesco a rinchiudersi per una intera notte nella torre più inaccessibile del castello di Melfi alla vigilia della promulgazione delle Costituzioni federiciane? Che cosa lega il culto orientale dell'arcangelo alla leggenda nordica del re guardiano, la setta ebraica dei Sapienti alle epistole di San Paolo, i cavalieri crociati a un papa mago dell'anno mille e un gruppo di fanatici armeni alla saga dei conquistatori viking? Che cosa cercava il normanno Boemondo d'Altavilla tra Antiochia e Gerusalemme? Perché sessanta marinai di Bari rischiarono la vita in un'azione di pirateria, per trafugare le reliquie di San Nicola dall'Asia minore? Che rapporto c'è tra il Partenone, le piramidi e Castel del Monte? Il ritrovamento alla corte di Federico II delle cronache di un antico copista ebreo genera un viaggio a ritroso lungo un intero secolo tra Italia, Normandia, Costantinopoli e isole britanniche, alla ricerca del più arcano dei misteri: un nome che tutti possono leggere ma che nessuno sarà mai in grado di pronunciare. Seguendo le impronte dell'Angelo insieme al protagonista narratore e ai quattro fratelli che si incamminano sulle sue tracce partendo da un oscuro villaggio nordico, riemergono dagli 'abissi dell'oscurità' personaggi storici vividi e tratteggiati con incisività e nitidezza. Papa Gerbert, che celebrò la messa la notte dell'anno Mille, matematico e astrologo accusato da molti di stregoneria. Ildebrando di Soana, papa e riformatore della Chiesa, orgoglioso contendente dell'imperatore Enrico IV. La principessa Zoe, basilissa di Costantinopoli, figlia e sposa di molti imperatori, che pretese in dono le spoglie di Sant'Agata e Santa Lucia. Guglielmo da Volpiano, misterioso e audace costruttore di abbazie. Bernardo da Chiaravalle, zelante nella santità quanto nella carneficina degli 'infedeli'. Boemondo d'Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo, generoso eroe della prima crociata e figlio sfortunato e diseredato. Harald Sigurdsson, gigantesco capo della milizia svedese a servizio dell'imperatore di Costantinopoli, spietato nell'usare la sua tremenda ascia bipenne. E poi i quattro narratori che chiosano e fanno da cesura a tutta la storia: il matematico Fibonacci, il poeta Jacopo da Lentini, il gran Maestro dei cavalieri teutonici Hermann Von Salza e l'astrologo di corte Michele Scoto. Su tutti aleggia, senza mai comparire, l'immensa figura di Federico II, imperatore epigono di questa formidabile famiglia scandinava e stupore del mondo. Sotto un profilo più strettamente letterario, innumerevoli sono le possibili chiavi di lettura del romanzo. Volendo divertirsi a fare qualche parallelismo anche un po' ardito, dobbiamo citare prima di tutto la filosofia, vera e trasparente passione dell'autore. Il mito della ricerca della pietra bianca e della pietra nera, che guida in controluce l'intera trama, evoca indubbiamente la riflessione di Nietzsche e la sua critica al terrore del mondo classico verso un mondo in continuo mutamento, ben evidenziato nel dialogo tra il protagonista e il generale armeno Karbeas, le cui descrizioni rinviano un po' anche alla poetica cinematografica di Kubrick e della sua "A space Odissey". La continua ricerca di etimologie e significati si aggancia invece a un filone antico e di grande successo, che va da Isidoro da Siviglia a Peirce: quello della semiotica. Ma vi è traccia anche di genuina sperimentazione letteraria quale puro esercizio di stile, ad esempio nella scelta di autocondizionare il racconto con continui vincoli, legati alla scelta dei nomi propri, delle situazioni, delle date e degli eventi storici, la cui ricerca è condotta con estremo puntiglio filologico tale da richiamare il recente filone di ricerca letterario della "littérature expérimentale à contraintes" (cui sono oggi vicini anche affermatissimi autori italiani come Eco e Odifreddi). La descrizione dettagliata, a volte con particolari

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