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Maledizione di Mezzapica (La)

by Paolo Chicco
pubblicato da Fausto Lupetti Editore

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Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Fausto Lupetti Editore

Formato Libro

Pubblicato 20/02/2012

Pagine 144

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788897686019

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Maledizione di Mezzapica (La)

Anonimo - 09/05/2012 18:58

voto 0 su 5 1

L'incantamento delle isole Eolie fra passioni, perdite e naufragi Isole di miti, ma soprattutto isole di approdi, ma anche di derive, le Eolie, da sempre presenti nell'immaginario letterario. E Paolo Chicco avvocato penalista torinese vi è approdato, fisicamente da quando aveva sedici anni, emotivamente ora che ha scritto la opera prima,”La maledizione di Mezzapica” (Fausto Lupetti editore, pagg. 140 euro 12), ambientata a Filicudi. E' un'Odissea moderna con il tema del viaggio, e con tempeste e naufragi, inganni e tradimenti, perdite e mancanze, questo romanzo in forma di racconti che procede in un climax narrativo sempre più sicuro nel passaggio da una stazione all'altra delle storie. Lacerti di vita isolana, di passioni, di perdite e tradimenti, ma anche di legami con un mondo ancestrale dove fa la sua incursione l'aspetto magico e misterioso della vita, rappresentato da Chicco (il quale mostra di aver ben studiato, lui sabaudo, da siciliano) non certo con distacco da studioso di folklore, bensì con la partecipazione sentita ad una realtà complessa nella quale il senso del destino, l'invidia degli dei e l'incantamento magico servono a spiegare situazioni ed eventi che sfuggirebbero altrimenti ad una spiegazione razionale. E' l'anima greca che riappare dalle viscere di quelle terre vulcaniche affiorate nella notte dei tempi, grumi di terra insieme benedetta e maledetta, dove un pugno di uomini lì gettati dal caso o dal destino affrontano il dramma della vita. Aleggia, infatti, su tutto il racconto una certa atmosfera da tragedia, nonostante il tono volutamente leggero e ironico dell'autore. La tragedia dell'emigrazione, ad esempio, perché le storie si dipanano lungo la prima metà del secolo scorso, quando l'isola da fiorente divenne sempre più desolata, con un numero sempre maggiore di gente che vedeva la sua terra allontanarsi, mentre andava via con la nave, con la certezza che non l'avrebbe più rivista per molto tempo o forse per sempre. E ancora, incombe il senso del destino sui personaggi, molti dei quali sembrano essere schiacciati dal peso di una maledizione, prima fra tutte quella di doversi affidare al mare, nella vita e nella morte. Terra di emigrazione, coste dalle quali ci si imbarca per non tornare, o al contrario si approda in un confino forzato, con identità nascoste, come quelle dei mafiosi, o con la veste frivola di turisti indifferenti, pronti a scappare dopo la recita della stagione estiva, case abbandonate un tempo vitali, e la perenne vicenda del ruolo di femmina e di maschio da recitare, sottomettersi o agire d'astuzia, da “fimmina” appunto, nel primo caso, e del dover prevaricare o fare il proprio dovere di “masculo” nel secondo. E su tutto e oltre tutto, quel mare calmo o furioso, acque misteriose davanti alle quali avvolgersi in un amplesso amoroso o gorghi minacciosi che allontanano persino l'unica certezza di un'isola, l'approdo della nave-speranza-disperazione, la nave che tutto conduce e tutto porta via. Patrizia Danzè

Maledizione di Mezzapica (La)

Anonimo - 17/04/2012 11:49

voto 0 su 5 1

La maledizione di Mezzapica è ambientato a Filicudi, la più torinese (i primi turisti erano torinesi) delle isole Eolie, e si compone di sette episodi. Il palcoscenico è l'isola in un periodo storico tra il primo dopoguerra e la fine del secolo scorso con l'arrivo del turismo d'elite. Le quinte, tra cui si sviluppano gli episodi, sono i gruppi di case dove scorre la vita isolana: Porto, Pecorini, Canale, la Chiesa nuova e la Chiesa vecchia e i due cimiteri. I personaggi ritornano in ogni episodio con la loro presenza o il ricordo loro e delle loro avventure-sventure. Le vicende narrate si svelano man mano nel corso degli episodi e quasi tutte sono attraversate da due personaggi senza tempo: la Saridda (diminutivo di Sara) che riveste il ruolo di pettegola e u Scianco (lo sciancato) scaltro, quello a cui non la si da a bere. Tre personaggi sono forestieri e per questo minore è, nei loro confronti, la diffidenza degli isolani: u Parrino (il prete), Carmelo Amato, il brigadiere dei Carabinieri e Mezzapica, il postino-scrivano depositario dei segreti umani senza confini di mare. Alcune vicende che hanno avuto un'eco al di fuori dell'isola (i film Stromboli e Vulcano e il confino dei mafiosi) sono solo l'occasione per dare uno sguardo ironico e coinvolgente al microcosmo degli isolani. Il dialetto è quello eoliano filtrato attraverso l'orecchio di un sabaudo, da oltre quarant'anni sull'isola, che ha cercato di mantenerne la musicalità.

Maledizione di Mezzapica (La)

Anonimo - 15/04/2012 10:05

voto 0 su 5 1

Uno sguardo ironico e coinvolgente sulle disavventure degli isolani testimoni e protagonisti di viaggi andata e ritorno che solcano gli oceani e il secolo appena trascorso. Il profilo roccioso di Filicudi si staglia ed emerge come approdo a dispetto di qualsiasi vento.

Maledizione di Mezzapica (La)

Anonimo - 15/04/2012 10:01

voto 0 su 5 1

Da filicudaro d'adozione, penso che un libro come questo mancasse, e che Paolo Chicco abbia il grande merito d'aver colmato una lacuna e aperto una strada anche per altri. So che sono tanti i "turisti" della prima ora che tengono segretamente diari, che conservano appunti, che vanno annotando storie... E bene fanno, perché non solo il mare, il clima, il paesaggio, la dolcezza delle sere estive e l'ospitalità gentile degli isolani sono i meriti di Filicudi, ma soprattutto le storie - sorprendenti, maliziose, vivaci, postmoderne, bibliche, greche, saracine, subacquee, primitive, notarili, avvocatesche, pescherecce, edilizie, agricole, alcoliche (e d'altre sostanze) - che quest'isola riesce incessantemente a produrre. Alcune sono raccolte qui, ne "La Maledizione di Mezzapica", un libro che si legge d'un fiato, e che dà conto in modo piacevole, garbato, rispettoso, puntuale, di un mondo appena passato, ancora presente nei ricordi di chi ne è stato testimone.

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