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La disoccupazione, in Italia, è sostanzialmente raddoppiata negli ultimi 10 anni.
Nello stesso tempo, nonostante gli enormi progressi tecnologici, ai lavoratori viene richiesto di lavorare come e più di prima (a ritmi più pesanti, e, parallelamente, per un numero maggiore di anni dato l'aumento dell'età pensionabile).
Risultato?
La società è divisa tra chi vive il dramma della mancanza di occupazione e di reddito e chi, invece, non riesce a coniugare in modo equilibrato vita lavorativa e vita privata, a causa della perenne e frustrante mancanza di tempo libero.
Si scopre quindi che, all'ombra di questi due spaccati, a dominare sono rispettivamente rabbia, sfiducia, alienazione sociale ma anche stress, insonnia, attaccamento morboso ai social network, ignoranza diffusa, poca pratica sportiva, lontananza da esperienze sociali collettive.
Perché, in questo allarmante scenario, non si torna a parlare di riduzione generalizzata dell'orario di lavoro come strumento per cercare di curare tali ferite e capace di promuovere una società più giusta di quella attuale, dove ci siano più lavoratori ma ognuno di essi sia anche più libero?
"Meno Lavoro, Più Lavoratori" è un piccolo spunto per riaprire un dibattito dalla portata rivoluzionaria.

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