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Nuovi orizzonti del paesaggio
Nuovi orizzonti del paesaggio

Nuovi orizzonti del paesaggio


pubblicato da Alinea

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Con la Convenzione Europea del Paesaggio le popolazioni assumono un ruolo centrale nei processi di trasformazione e gestione dei paesaggi. Identità e valenza strategica della pianificazione paesistica sono i principali temi con cui si devono confrontare progettisti e pianificatori nello sviluppare nuove forme di approccio al paesaggio. Per affrontare questa sfida servono idee innovative e un forte entusiasmo. In tal senso il libro mette a confronto originali apporti di giovani studiose in grado di aprire nuovi orizzonti sulle tematiche riguardanti il paesaggio ed il recente strumento legislativo comunitario che è entrato a far parte del nostro patrimonio nel 2000 (Firenze, 20 ottobre).

Dettagli

Generi Architettura Design e Moda » Architettura e Urbanistica » Urbanistica e pianificazione territoriale » Architettura e arte del paesaggio

Editore Alinea

Collana Pianificazione territoriale urban. e amb.

Formato Illustrato

Pubblicato 09/04/2009

Pagine 152

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788860553379

Curatore B. Cillo

1 recensioni dei lettori  media voto 4  su  5
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Nuovi orizzonti del paesaggio

Anonimo - 12/01/2010 22:27

voto 4 su 5 4

Dopo una gradevole dissertazione sul paesaggio nella pubblicità, Cillo nell'introduzione affronta il discorso sul rapporto tra identità sociale e la sua ricaduta nell'identità paesaggistica. L'autore focalizza tre diverse forme di identità: legittimante, resistenziale e progettuale. Ovviamente i paesaggisti apprezzeranno l'attenzione all'identità progettuale, che può guidare ad un'identità del paesaggio più aperta, dove le specificità locali non saranno vissute in chiave difensiva, perché sempre perdenti! Claudia Casatella , nel primo contributo, sostiene l'impossibilità di conservare i paesaggi, anche i più pregevoli, che si vogliono conservare ad ogni costo e sui quali spesso si investono ingenti risorse: e scrive che in fondo si paga la nostalgia, si opera una scissione tra identità ed immagine, c'è il rischio di cadere nella difesa del paesaggio in modo regressivo. Il nodo da sciogliere è chiaro: le rapide trasformazioni, ineludibili, preludono ad una riorganizzazione in altre forme, la velocità è tale che non abbiamo il tempo di metabolizzare queste trasformazioni. Sul cambio di prospettiva si concentra il saggio di Silvia Mantovani, che non aggancia il suo ragionamento ai modelli tradizionali di interpretazione del paesaggio, ma basa il processo di piano tutto sul gioco. Può sembrare un esercizio logico azzardato, ma questo approccio trova un padre nobile in Patrick Geddes. Il grande paesaggista inglese in questo gioco cercava i valori condivisi cioè common sense. Da questo senso comune parte la denuncia all'urbanistica razionalistica, antropocentrica, che nella sua razionalità ha spesso dimenticato non solo le esigenze dell'ambiente e del paesaggio ma anche quelle delle persone reali. Tessa Matteini aggiunge un'ulteriore riflessione al tema a lei caro che è stato oggetto della sua tesi di dottorato e sul quale ha pubblicato un saggio pregevole. I paesaggi storici, intesi come contenitori di memoria per le popolazioni e come palinsesti, le trasformazioni tumultuose o pacifiche, intercorse a breve o a lungo termine. E prende a prestito l'immagine suggerita da Valerio Romani del paesaggio come film, dove è chiaro che quello attuale è solo un fotogramma. La ricerca del tempo come quarta dimensione del paesaggio fa di Tessa Matteini fra le studiose di Storia del Paesaggio più attente alle trasformazioni funzionali all'attività progettuale. Il saggio di Barbara Pizzo ha un taglio rigorosamente urbanistico; pur tuttavia gli obbiettivi che l'autrice si pone sono identici a quelli delle altre colleghe, infatti scrive: il punto di vista che qui si sostiene è se davvero si vogliono raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile, ed un più soddisfacente ambiente di vita. Il saggio si chiude con una domanda, parafrasando Munford: Si può parlare ancora di cultura locale e in che termini? Cosa significa questo avvicinamento ai luoghi attraverso la cultura per il paesaggio? Una conclusione aperta, che ci invita a riflettere! Biagio Guccione

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