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Il cristianesimo, che da circa due mila anni oscura e opprime gran parte dell'umanità, poggia essenzialmente su due pilastri dai piedi d'argilla. Il primo afferma che la caduta di Adamo ha trasformato l'intera umanità in una "massa dannata", assoggettata alle sofferenze e alla morte. Il secondo, che mediante l'immolazione di Cristo, è stata concessa all'uomo la Redenzione che lo ha riscattato dalla colpa primigenia e lo ha portato alla salvezza eterna.
Peccato originale e Redenzione sono dunque inscindibili per il cristianesimo. Lo conferma Tommaso d'Aquino con la celebre formula: «Peccato non existente, Incarnatio non fuisset»; cioè: «Se non vi fosse stato il peccato [originale], non avrebbe avuto luogo neppure l'Incarnazione» («Summa Theologiae», III,q.1, a.3).
Solo che entrambi questi pilastri sono delle colossali imposture che non reggono ad una analisi critica e approfondita. Il primo, infatti, nasce da un'antica leggenda sumerica che gli ebrei, durante la schiavitù babilonese nel VI secolo a.C., introdussero tale e quale nella Bibbia. Il secondo, ha origine dalle allucinazioni epilettiche di Paolo di Tarso, il San Paolo della Chiesa, che lo spinsero a trasformare un Messia fallito, crocifisso dai romani come ribelle, nel figlio di Dio, nel Redentore dell'umanità.
Dimostrare la falsità di queste due imposture e negare ogni validità al cristianesimo è quanto si propone questo libro.

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Peccato e redenzione
 

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