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Qualcosa di scritto

by Emanuele Trevi
pubblicato da Ponte alle Grazie

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Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l'incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l'attrice di "Teorema" fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d'arte, eresia e provocazione. "Qualcosa di scritto" racconta la linea d'ombra di questo contagio e l'inevitabile congedo da esso - un congedo dall'adolescenza e da un'intera epoca; ma racconta anche un'altra vicenda, quella di un'iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in "Petrolio", il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un'interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca - in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.

La nostra recensione

Già a partire dalla copertina di "Qualcosa di scritto" è impossibile non restare affascinati: la fotografia di Elisabetta Catalano mostra pier Paolo Pasolini e Laura Betti all'apice dell'esistenza. Lui, pensoso, ci guarda e sembra non vederci, lei ci fissa spavalda e sembra giudicarci. Un'immagine quasi ipnotica. Due figure carismatiche, ciascuna a proprio modo, davanti a cui non si riesce a restare indifferenti e presto si soccombe. È questa profonda fascinazione che Emanuele Trevi racconta, questo rapimento dell'essere verso luoghi ignoti, rivoluzionari e scandalosi tanto da trasformarsi in ossessione e conoscenza. Ancora la copertina ci avverte: "una storia quasi vera". Che si apre con il primo giorno di lavoro del narratore, lo stesso Emanuele Trevi, presso il Fondo Pasolini a Roma. Un tempio eretto a custodire la memoria del Poeta, ma soprattutto regno incontrastato della sua vestale, Laura Betti, sin dalle prime righe soprannominata "la Pazza". Eh sì, perché l'attrice, ormai lontana dai riflettori, è una vera e propria furia scatenata. Chiusa nel proprio corpaccione obeso, ne emerge furente con voce diabolica per vessare gli interlocutori e ancor di più i propri sottoposti (non è un caso se fu scelta proprio la sua voce per doppiare il demone nel film "L'esorcista"). Per Trevi comincia un calvario di umiliazioni, insulti e tirannie sempre nuove e ben assortite "Eppure, con una costanza che non credevo di possedere, ero lì ogni mattina a ripetere daccapo la lezione della mia nullità". Una sorta di rapporto sadomasochistico in cui tuttavia l'autore sente di apprendere qualcosa. Dopo anni passati a imparare a "scrivere bene", ora capisce che non sa niente della scrittura, che ciò che considerava un traguardo non è nemmeno la linea di partenza. Che c'è ben altro. Questa è tutta la storia quasi vera, il resto prende le sembianze di un saggio su Pasolini ma ancor di più su "Petrolio", l'opera a cui lo scrittore stava lavorando prima di morire e arrivata a noi incompiuta solo nel 1992. Un testo che, già a partire dalla sua frammentarietà, ricorda ciò che è rimasto degli scritti dell'antichità classica. Tracce di un'opera letteraria che nelle intenzioni dell'autore sarebbe stata violenta, ripugnante e rivoluzionaria quanto "Salò o le 120 giornate di Sodoma", ultimo film del Pasolini regista. Il carattere misterioso, antico, di Petrolio comincia a attrarre l'attenzione del giovane impiegato, aspirante scrittore, fino a avvilupparlo totalmente. E qui anche il libro di Trevi, via via che la scrittura procede, si fa sempre più frammentario, rapsodico. La sua esile trama svela la propria natura pretestuosa per lasciare spazio alla sola ricerca di identità. L'identità di un testo (incompiuto vertice del lavoro di P.P.P.) e l'identità di scrittore del protagonista. Lo stesso Pasolini, il suo rigore, il suo pensiero, la sua schiacciante personalità d'artista, sembra poi manifestarsi nella figura della Betti, ormai proclamatasi l'unica in grado di parlare per bocca sua. Un triangolo sublime in cui il giovane è la vittima alla ricerca delle proprie armi. Una storia di iniziazione alla letteratura e alla vita. "Qualcosa di scritto" è un titolo che va quindi preso in senso letterale, una scrittura che non è romanzo e non ancora saggio, ma si tiene in equilibrio tra le due. Una fusione molto interessante, spesso sorprendente, anche se in alcuni passaggi un po' forzata e qua e là vagamente noiosa.
Andrea Tognasca)

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Ponte Alle Grazie

Collana Romanzi

Formato Rilegato

Pubblicato 28/02/2012

Pagine 246

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788862200646

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Qualcosa di scritto

Anonimo - 01/09/2012 22:04

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Bello, ben scritto, interessante: impossibile che in Italia vinca un premio! lL'invidia dei mediocri e il potere dell'audience qui fanno sempre da padrone.

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