Sono, quindi, i sentimenti umani i veri nemici: Yūji dovrà lottare continuamente contro la paura, contro la rabbia, contro l’amore, contro la cieca obbedienza. Jujutsu Kaisen, a mio avviso, non è altro che una storia che vede contrapposte Maledizioni estremamente umane e Umani estremamente maledetti, e non credo che vi sia in realtà alcuna differenza tra loro. Il tratto di Akutami, spesso sporco ma mai fastidioso, trasmette l’animo pesante della nostra realtà ma basteranno poche battute dei personaggi per comprendere che questo mondo è tutto sommato vivibile.
Akutami vuole divertire e intrattenere, riuscendoci alla perfezione, ma è essenziale che il lavoro dell’autore venga apprezzato anche per il modo in cui riesce a porre i riflettori sulle imperfezioni dell’essere umano. Ci sarebbe tantissimo da dire sulle influenze culturali che rendono ancora più pregno questo messaggio, come l’importanza data agli “Uteri Maledetti del Dipinto della Morte” di provenienza buddhista, e anche tutto ciò che c’è attorno alla figura degli yōkai, gli antichi spettri giapponesi.
Jujutsu Kaisen narra, in definitiva, le gesta di persone che cercano di non essere sole; Nobara con le sue sedie da riempire, Megumi che cerca qualcuno che lo stringa forte mentre attende il ritorno di chi ama, Itadori che sacrifica il suo cuore e la sua anima per il sorriso di chi ha accanto. Questo manga riesce a parlare al lettore in maniera chiara e concisa, non ti dice bugie, non ti illude ma ti comprende, ogni ragazzo o ragazza può trovare qualcosa di se dentro questo manga, che magari non ha inventato nulla ma che comunque è riuscito a donare a molti lettori esattamente quel che cercavano: non solo eroi o semplice retorica, ma persone reali che sappiano essere idiote, soffrire e mostrarci il peso, anzi, la maledizione di essere umani.
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Giuseppe Alex Casano

Just Comics: approfondimenti e curiosità