Il nuovo libro di Mauro Corona si chiama Lunario sentimentale. Come ogni anno il grande narratore delle montagne e della natura, torna a dire la sua sul mondo e a raccontarci una storia. Questa volta narra di un viaggio nelle tradizioni contadine perdute, tra stagioni e memorie, celebrando un passato aspro e dolce senza idealizzarlo.
A vedersi parare di fronte uno come Mauro Corona, si direbbe che il suo mestiere siano ancora le scalate, non i libri. Barba ispida. Capelli lunghi ma raccolti nella bandana in modo che non siano d’impaccio durante la salita. Canottiera a lasciar libere le braccia muscolose per l’arrampicata. E infatti proprio questo è stato il suo lavoro per molto tempo, insieme alla scultura, di cui per diversi anni Corona è stato prima allievo dei maestri del suoi luoghi (in particolare i villaggi attorno alle falesie di Erto, in Friuli) poi artista lui stesso. Prima che il suo vero lavoro diventasse la scrittura.
Perché il Corona scrittore nasce tardi, a 47 anni, quando un quotidiano del settentrione comincia a pubblicare i racconti di questo signore burbero e barbuto riscuotendo ottimi riscontri dal pubblico. Così, la narrazione di storie comincia a farsi largo nella vita di Mauro Corona. Sul fondale di quasi tutte le sue opere, specialmente nelle prime, si staglia la sciagurata diga del Vajont, monito del male che l'uomo può fare quando non sa far pace con la natura. E i libri di Corona piacciono: puntualmente arrivano in vetta alle classifiche.
La consacrazione definitiva giunge nel 2011, quando Mauro Corona vince il premio Bancarella con La fine del mondo storto (Mondadori). Tra storie di monti, boschi, laghi, piccoli trattati educativi, libri per bambini e favole allegoriche, ci perdiamo volentieri sui sentieri della sua bibliografia.
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Mauro Corona, ovvero la semplicità di narrare storie
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Mauro Corona è uno scrittore, alpinista e scultore italiano, nato il 9 agosto 1950 a Baselga di Piné, in Trentino, e cresciuto a Erto, in Friuli-Venezia Giulia. Profondo conoscitore della montagna, ha iniziato la sua carriera come scalatore e scultore del legno prima di affermarsi come scrittore. I suoi libri, spesso ispirati alla vita tra le montagne e alle tradizioni del suo territorio, mescolano narrativa, autobiografia e riflessioni esistenziali. Tra le sue opere più note figurano Le voci del bosco, La fine del mondo storto (Premio Bancarella 2011) e Il canto delle manére. Con il suo stile diretto e la sua personalità schietta, è diventato una figura molto popolare anche in televisione.
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