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Un morto ogni tanto. La mia battaglia contro la mafia invisibile

by Paolo Borrometi
pubblicato da Solferino

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«Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti!» Nelle intercettazioni l'ordine è chiaro: Cosa Nostra chiede di uccidere il giornalista che indaga sui suoi affari. Ma questo non ferma Paolo Borrometi, che sul suo sito indipendente La Spia.it denuncia ormai da anni gli intrecci tra mafia e politica e gli affari sporchi che fioriscono all'ombra di quelli legali. Dallo sfruttamento e dalla violenza che si nascondono dietro la filiera del pomodorino Pachino Igp alla compravendita di voti, dal traffico di armi e droga alle guerre tra i clan per il controllo del territorio. Le inchieste raccontate in questo libro compongono il quadro chiaro e allarmante di una mafia sempre sottovalutata, quella della Sicilia sud-orientale. Il tutto filtrato dallo sguardo, coraggioso e consapevole, di un giornalista in prima linea, costretto a una vita sotto scorta: alla prima aggressione, che lo ha lasciato menomato, sono seguite intimidazioni, minacce, il furto di documenti importantissimi per il suo lavoro, sino alla recente scoperta di un attentato che avrebbe dovuto far saltare in aria lui e la sua scorta. I nemici dello Stato contano sul silenzio per assicurarsi l'impunità, e sono disposti a tutto per mettere a tacere chi rompe quel silenzio. Il primo libro di Paolo Borrometi è una denuncia senz'appello su un fenomeno ritenuto in declino e in realtà più pervasivo di sempre, da combattere anzitutto attraverso la conoscenza del nemico. Perché il potere della mafia, come diceva Paolo Borsellino, è anche un fenomeno sociale, fatto di atteggiamenti e mentalità passive contro cui l'unico antidoto è l'esempio della resistenza e della lotta.

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Un morto ogni tanto. La mia battaglia contro la mafia invisibile salvinop

Salvino Pizzuto - 19/11/2018 12:25

voto 5 su 5 5

Un libro che ti apre gli occhi sulla mancanza di innocenza di tutta la Sicilia. Niente si salva. Nemmeno le cosiddette province "babbe" sono esenti dal contagio mafioso. Borrometi non è un giornalista investigativo. E' molto di più. E' un eroe vivente, e spero che Iddio ce lo conservi, che ha fatto della sua penna un'arma implacabile contro il cancro che opprime la mia bella terra, senza arrendersi alle minacce, agli attentati, ai pestaggi. Mi ha rso indigesti anche i pomodorini, il vanto di Pachino, ma mi ha fatto capire che non bisogna arrendersi. Mai. Grazie Paolo.

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